La trappola di Miano: una telefonata del «traditore» per uccidere Lorenzo Spasiano

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Napoli –  Una telefonata nel cuore della notte, un nome familiare sullo schermo e l’invito a scendere in strada. Pochi minuti dopo la mezzanotte, il silenzio di via Caprera a Miano è stato squarciato da un solo, fatale colpo di pistola al petto, seguito dal grido disperato di un ragazzo che chiamava la madre.

L’omicidio di Lorenzo Spasiano, l’operaio incensurato di 21 anni ucciso nel quartiere Miano, non è stato il gesto d’impulso di un killer solitario, ma un’esecuzione pianificata nei minimi dettagli. Le ultime novità emerse dalle indagini, condotte dal pm Enrica Parascandolo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato, delineano uno scenario inquietante: Lorenzo è stato attirato in una trappola da qualcuno che conosceva, un “giuda” che lo ha tradito.

Il mistero del telefono scomparso

A confermare la premeditazione dell’agguato sono stati i fratelli della vittima, che ieri sera, davanti alle telecamere delle emittenti televisive, hanno rivelato un dettaglio decisivo: il telefono cellulare di Lorenzo è sparito. Chi ha sparato, o chi lo accompagnava, ha sottratto lo smartphone della vittima prima di dileguarsi.

Un’azione calcolata per far sparire i tabulati telefonici e proteggere l’identità del basista o del “traditore” che aveva effettuato la chiamata esca, presumibilmente utilizzando una scheda SIM intestata a un prestanome. Per questo motivo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli non cercano più solo il “baby killer”, ma un vero e proprio commando composto da più complici.

Il commando fantasma e i sospetti sul sedicenne

I rilievi degli inquirenti si stanno concentrando sulle modalità di fuga e di arrivo dei sicari. Nonostante fosse una calda notte di lunedì, con molte finestre spalancate nei palazzoni di edilizia popolare a ridosso di via Janfolla, nessuno nel quartiere ha avvertito il rombo di un motore o lo stridore di pneumatici. I killer si sarebbero mossi a piedi, dileguandosi poi nel dedalo di vicoli della piazzetta. Un dettaglio che rafforza la pista locale: gli assassini si muovevano in un territorio ben noto, forse protetti dall’omertà della zona.

I riflettori della Procura sono ora puntati su un giovanissimo del quartiere, un sedicenne il cui profilo scotta. Il ragazzo è figlio di un esponente del narcotraffico e nipote di un killer storicamente legato ai Lo Russo, il clan dei “Capitoni” che per anni ha dettato legge a Miano.

Sebbene il suo effettivo coinvolgimento nel delitto sia ancora da accertare, gli investigatori stanno esaminando i filmati di un impianto di videosorveglianza esterno a un bar della zona per trovare riscontri alla sua presenza sul luogo del delitto.

Dalla partita di calcetto alla trappola mortale

Sullo sfondo di questa tragedia c’è una realtà promiscua, quella della piazzetta di Miano, dove la quotidianità di famiglie oneste e laboriose – come quella di Lorenzo – si incrocia inevitabilmente con i soggetti vicini alla camorra. In questo microcosmo chiuso è maturata un’escalation di violenza che nessuno ha avuto il coraggio di denunciare.

A distanza di 48 ore dal delitto, la pista principale appare tracciata. Scavando nella vita di Lorenzo Spasiano non sono emerse ombre: era un giovane carpentiere che si divideva tra il lavoro nei cantieri, lo sport e la fidanzata. Ma un episodio risalente allo scorso 30 marzo, all’inizio della Settimana Santa, ha cambiato tutto. Durante una partita di calcetto, Lorenzo avrebbe avuto un duro scontro verbale e fisico proprio con il sedicenne. C’è anche un filmato che gira dai ieri sui social non dello scontro ma di alcune fasi della partita.

La vendetta e la guerra sui social

Da quella zuffa sul campo sarebbe nata una faida sotterranea. Nei giorni successivi, Lorenzo avrebbe subìto una prima, violenta rappresaglia: un’aggressione in strada nella quale, secondo alcune testimonianze, sarebbe stato addirittura investito da un veicolo.

La tensione era poi rimbalzata sui social network. Lorenzo, negli ultimi tempi, aveva pubblicato contenuti tesi, in cui la parola “guerra” ricorreva con frequenza, specchio di una paura e di una rabbia che stavano montando nel silenzio del quartiere.

Lunedì sera Lorenzo era tornato a casa stanco. Aveva fatto una doccia e voleva andare a dormire prima di mezzanotte, sapendo che la sveglia sarebbe suonata all’alba per andare in cantiere. Poi, lo squillo del telefono ha interrotto i suoi piani, trascinandolo incontro a un destino fatale.

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Rosaria Federico

Si occupa di contenuti informativi con un focus sulla comprensione dei temi di attualità. Rosaria Federico, editor per Cronache della Campania, si impegna a rendere accessibili argomenti complessi, facilitando il dialogo tra la realtà locale e il contesto più ampio. Grazie alla sua esperienza, contribuisce a una narrazione chiara e incisiva, fondamentale per il lettore interessato a comprendere meglio gli eventi del momento.

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