11 INDAGATI-I NOMI

Inchiesta Positano, sotto la lente appalti per 4 milioni di euro e scambi di voti

Nel mirino della Procura affidamenti diretti per 4 milioni di euro a un "cartello" di nove imprese amiche. Perquisito il municipio: si indaga anche sul voto di scambio alle ultime elezioni.
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POSITANO – Un risveglio brusco per la perla della Costiera Amalfitana. Le luci dell’alba non avevano ancora illuminato del tutto le scogliere quando un imponente spiegamento di forze dell’ordine ha fatto ingresso nel perimetro del Municipio.

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I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, supportati dai militari delle stazioni locali, hanno blindato gli accessi e si sono chiusi all’interno degli uffici comunali, avviando una monumentale attività di perquisizione e sequestro di atti. Un’operazione senza precedenti per la cittadina costiera, che ha immediatamente chiarito la gravità della tempesta giudiziaria in corso.

Il blitz, coordinato dalla Procura della Repubblica di Salerno, punta a smantellare un presunto “cartello d’imprese” che per anni avrebbe monopolizzato gli appalti pubblici locali. L’ipotesi investigativa è chiara: gran parte delle commesse comunali venivano sistematicamente concesse alle solite società, violando in modo sistematico il principio di rotazione obbligatorio per legge.

I nomi eccellenti e il sistema dei favori

Il registro degli indagati scuote i vertici della passata amministrazione. Con l’ipotesi di reato di concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, i militari hanno notificato gli avvisi di garanzia all’ex sindaco Giuseppe Guida, all’ex vicesindaco Michele De Lucia e all’ex assessore Raffaele Guarracino.

Insieme ai tre esponenti politici, risultano iscritti nel registro degli indagati otto imprenditori del territorio: Antonino Palumbo, Ivan Palumbo, Mario Mastro, Angelo Avitabile, Manuela Porrazzo, Massimo Milano, Raffaele Di Leva e Giuseppe Aversa.

L’inchiesta affonda le sue radici in un dettagliato esposto presentato il 21 agosto del 2025 dai consiglieri di opposizione, oggi alla guida del paese. In meno di un anno, gli inquirenti hanno raccolto quella che definiscono una «apprezzabile consistenza indiziaria» attorno a un vero e proprio sistema di stabile condizionamento. Le funzioni pubbliche del Comune, secondo la tesi accusatoria, sarebbero state letteralmente asservite agli interessi privati di un ristretto nucleo di imprenditori legati tra loro da fitti intrecci societari, personali e professionali.

L’epicentro nello studio del sindaco e il nodo delle elezioni

Il cuore pulsante del meccanismo criminale ipotizzato dagli inquirenti ruoterebbe attorno a una galassia di nove società, tra Srl e cooperative, capaci di drenare dalle casse pubbliche commesse per un valore superiore ai 4 milioni di euro. Ma il vero “epicentro” logistico delle attività sotto indagine è stato individuato nello Studio professionale associato “Guida & Vitolo”, riconducibile proprio all’attività privata dell’ex sindaco (il socio, allo stato attuale, non risulta coinvolto).

All’interno dello stesso immobile dello studio, infatti, avevano sede legale anche alcune delle ditte private finite nell’inchiesta: una coincidenza che per la Procura rafforza l’ipotesi di «una gestione quantomeno coordinata e non meramente occasionale dei rapporti societari, contabili e fiscali».

Non è tutto. L’indagine si allarga pericolosamente anche al di fuori delle stanze del Municipio, accendendo i fari sulle ultime consultazioni comunali. Testimonianze e accertamenti avrebbero documentato il forte impegno elettorale di alcuni degli imprenditori indagati a sostegno della lista guidata da De Lucia, in cui erano candidati anche Guida e Guarracino.

Quello che apparentemente poteva sembrare un legame politico si sarebbe rivelato, secondo i magistrati, un vero e proprio accordo corruttivo: un sostegno elettorale mirato, finalizzato non alla vicinanza ideologica, ma «al mantenimento delle commesse già affidate e all’ottenimento di nuovi affidamenti».

Caccia ai riscontri nei telefoni

Mentre i carabinieri lasciavano il Municipio con faldoni di documenti, la macchina giudiziaria si è mossa rapidamente verso il passo successivo. Nel pomeriggio di ieri, la Procura di Salerno ha conferito l’incarico a un perito informatico per eseguire la copia forense di tutti i dispositivi elettronici — smartphone, tablet e computer — sequestrati agli undici indagati.

Saranno ora le chat, i messaggi e le email, analizzati insieme alla documentazione cartacea, a dover confermare o smentire il teorema accusatorio.

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Commenti (1)

Notizia pesante e strana, io leggo e resto neutro ma la situazione par controtta e piena di punti oscuri. I carabbiniere hanno fatto un intervento grande però le accuse devrebberìo esser accertare in tribunale, le chat e i documenti dovrano parlare non bisognà giudicare prima perquesto spero in chiarimenti rapidi ma corretti

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