Castellammare- La “Petra Herculis” rischia di finire in mani private, ma la politica chiede l’intervento urgente dello Stato. Lo scoglio di Rovigliano, iconico isolotto situato nel Golfo di Napoli e storicamente protetto come monumento nazionale, è finito al centro di un’interrogazione parlamentare presentata al ministro della Cultura Alessandro Giuli dal senatore Orfeo Mazzella (M5S). La richiesta è chiara: verificare la regolarità delle trattative di vendita in corso e valutare l’esercizio del diritto di prelazione pubblica per trasformare il sito in un presidio statale.
Caccia al bene di lusso: trattative da 2 milioni di euro
A far scattare l’allarme è stata la messa in vendita internazionale dell’isolotto, ufficializzata nel giugno 2026, quando i proprietari della particella catastale che ospita i ruderi della torre vicereale hanno affidato il mandato a un’agenzia immobiliare extralusso. Con una valutazione stimata tra uno e due milioni di euro, l’immobile ha già catturato l’interesse di sei potenziali acquirenti, tra cui fondi di investimento esteri e grandi catene alberghiere. Gli sviluppi delle trattative sono attesi per il mese di settembre.
Di fronte a questo scenario, Mazzella chiede al Ministero se sia a conoscenza dell’operazione e se sia stata presentata la regolare denuncia di trasferimento prevista dall’articolo 59 del Codice dei beni culturali. In caso contrario, il parlamentare sollecita la verifica d’ufficio per far scattare il termine di 180 giorni utile all’esercizio della prelazione, citando come precedente l’acquisizione statale di Villa Gallinara avvenuta nel 2020.
Decenni di abbandono e la giungla degli eredi
Dichiarato monumento nazionale già nel 1925, lo scoglio di Rovigliano versa da decenni in uno stato di grave degrado. Nel 2018 la particella di circa 300 metri quadrati che racchiude il nucleo storico è stata persino riclassificata da “ex fabbricato rurale” ad “area rurale” a causa del crollo delle coperture e delle murature.
A complicare la tutela del bene è anche la complessa frammentazione proprietaria: la sola particella principale risulta divisa tra ben 23 titolari (il 50% fa capo a un discendente del ramo Briganti, mentre l’altra metà è ripartita tra 22 eredi del ramo Aversa). Un’inerzia pluridecennale che, secondo il senatore M5S, ha impedito qualsiasi intervento di recupero e richiede ora l’imposizione di cantieri conservativi obbligatori da parte della Soprintendenza.
L’ipotesi di un polo di archeologia marina con il Parco di Pompei
Per evitare che il sito si trasformi in un resort privato, l’interrogazione suggerisce di attingere a risorse e strumenti finanziari pubblici — tra cui i fondi del PNRR, il Fondo per la tutela del patrimonio culturale e il Piano strategico grandi progetti — coinvolgendo anche realtà no-profit come il FAI.
L’obiettivo finale auspicato dal M5S è l’apertura di un tavolo interistituzionale tra il Ministero, la Regione Campania, i Comuni di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, le Soprintendenze e il Parco archeologico di Pompei. La meta: riscattare la “Petra Herculis” e rinascere sotto forma di polo pubblico dedicato all’archeologia marina.




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