Blitz della Polizia Penitenziaria

Secondigliano, sequestrati quattro smartphone nel reparto dei boss

Perquisizione straordinaria nel reparto Ligure: gli agenti intercettano quattro telefoni cellulari. Il Sappe: «Servono più tecnologie e strumenti per contrastare le comunicazioni illecite dietro le sbarre».

Nuovo colpo al fenomeno dell’introduzione illegale di telefoni cellulari negli istituti penitenziari. Nel carcere di Secondigliano, a Napoli, gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno sequestrato quattro smartphone nel corso di una perquisizione straordinaria effettuata all’interno del reparto Ligure – Alta Sicurezza dove si trovano rinchiusi boss e personaggi di primo piano della camorra.

Il ritrovamento è avvenuto durante un’attività di controllo mirata, confermando l’intensa attività di vigilanza svolta dal personale penitenziario per contrastare l’uso illecito di dispositivi di comunicazione all’interno delle strutture detentive.

Il Sappe: «Massima attenzione contro i telefoni in carcere»

A rendere nota l’operazione è stato il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). Secondo il vice segretario regionale della Campania, Lello Munno, il rinvenimento dei quattro smartphone dimostra quanto sia necessario mantenere alta la soglia di attenzione.

«Il ritrovamento di quattro telefoni cellulari in un reparto di Alta Sicurezza – sottolinea Munno – evidenzia quanto sia fondamentale rafforzare costantemente i controlli e mantenere elevato il livello di vigilanza».

Capece: «Non si può lasciare tutto sulle spalle degli agenti»

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece, che ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria.

«Ancora una volta i Baschi Azzurri dimostrano professionalità, attenzione e capacità operativa. Al direttore Gianfranco Marcello e a tutto il personale del carcere di Secondigliano va il nostro plauso per l’operazione portata a termine», afferma Capece.

Il segretario del sindacato rilancia però l’allarme sulla diffusione dei cellulari nelle carceri italiane, chiedendo un rafforzamento delle misure di sicurezza.

«Il contrasto all’ingresso e all’utilizzo illecito dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari rappresenta una priorità assoluta. Non può essere demandato esclusivamente agli operatori: occorrono strumenti tecnologici adeguati, controlli sempre più efficaci e interventi strutturali che consentano alla Polizia Penitenziaria di operare con maggiore efficienza».

Un fenomeno ancora diffuso

Il sequestro di Secondigliano riporta l’attenzione sul fenomeno dei telefoni cellulari introdotti illegalmente nelle carceri, strumenti che consentono ai detenuti di mantenere contatti non autorizzati con l’esterno e che rappresentano una delle principali criticità sul fronte della sicurezza penitenziaria. Per questo motivo il sindacato continua a chiedere maggiori investimenti in tecnologie di rilevamento e nel potenziamento degli organici, affinché episodi di questo tipo possano essere contrastati con ancora maggiore efficacia.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo piano