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Festival del Cinema di Pompei, la seconda edizione si chiude nel segno della memoria, giovani e cultura

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POMPEI – Il Festival Internazionale del Cinema di Pompei ha chiuso la sua seconda edizione con una serata finale intensa, capace di restituire il senso profondo di una settimana vissuta tra cinema, memoria, letteratura, giovani, musica e riflessione culturale.

Noi di Cronache della Campania abbiamo seguito con passione l’intera manifestazione, dal 1 al 6 giugno, fino alla cerimonia conclusiva ospitata al Nexus Cinema e Teatro del MaxiMall Pompeii, raccogliendo anche le voci dei protagonisti ai nostri microfoni.

La serata, presentata dalla presidente Annarita Borelli e dal direttore artistico Enrico Vanzina, ha celebrato il cinema come linguaggio capace di unire passato e futuro, territorio e mondo, immagini e parole.

Il premio per il Miglior film internazionale è andato a Münter & Kandinsky di Marcus Otto Rosenmüller, raffinato biopic dedicato alla relazione artistica e umana tra Gabriele Münter e Wassily Kandinsky, sullo sfondo delle avanguardie europee del primo Novecento.

Il riconoscimento per il Miglior cortometraggio è stato invece assegnato ad Appuntamento a mezzogiorno di Antonio Passaro.

Nel corso della cerimonia sono state attribuite anche diverse menzioni speciali: la menzione per la Miglior direzione degli attori nei lungometraggi è andata a Sole Tonini per E se mio padre; tra i cortometraggi, il riconoscimento è stato assegnato ad Après l’incendie di Hristo Todorov; la menzione per la Migliore ambientazione e qualità tecnica è stata attribuita a Quando cadde il cielo di Martinus Tocchi.

Significativo anche il premio della Giuria Cortometraggi Giovani, assegnato al Liceo Francesco Severi di Castellammare di Stabia per il cortometraggio Drowing Destiny. Una scelta che conferma la volontà del Festival di aprirsi alle nuove generazioni, offrendo spazio anche agli sguardi più giovani e ai linguaggi che arrivano dalle scuole.

La serata ha poi reso omaggio a tre grandi protagonisti dello spettacolo italiano: Ezio Greggio, Massimiliano Gallo e Massimo Ghini, premiati con il Premio alla Carriera. Tre percorsi diversi, ma accomunati dalla capacità di entrare nell’immaginario collettivo del pubblico attraverso cinema, teatro e televisione.

I loro racconti hanno ricordato quanto il mestiere dell’attore sia fatto di passione, ma anche di sacrificio. Dietro l’idea patinata della “dolce vita” esiste infatti una vita vera, fatta di gioie, fatica, attese, rinunce e ripartenze.

Tra i momenti più suggestivi della serata anche lo spazio artistico “Le voci dal mondo”, con i tenori Zhu Jianwei, Ren Zixuan e Zheng Zhongxiang, e un estratto dello spettacolo di Enrico Vanzina, Ti presento il cinema, viaggio tra aneddoti, ricordi e visioni del grande schermo.

A chiudere simbolicamente la seconda edizione, dopo averla anche aperta, è stato il cortometraggio Il Tempo Ritrovato, scritto e diretto da Annarita Borelli. Un manifesto visivo del Festival, dedicato alla memoria e al rapporto tra passato, presente e futuro. Al termine della proiezione, Borelli ha spiegato il senso profondo dell’opera: dare forma a ciò che resta e restituire al tempo una dimensione di eternità attraverso lo sguardo del cinema.

Enrico Vanzina: “Il cinema conserva il tempo ritrovato”

In sala, Enrico Vanzina ha ricordato il suo legame profondo con Napoli e con la Campania, un rapporto personale e familiare fatto di memorie, affetti e incroci che hanno attraversato la sua vita e quella della sua famiglia. Proprio da questo legame, insieme ad Annarita Borelli, è nata la volontà di costruire a Pompei un Festival internazionale del cinema capace di parlare al territorio e, allo stesso tempo, di guardare oltre i suoi confini.

Ai microfoni di Cronache della Campania Vanzina ha spiegato che l’obiettivo del Festival resta quello di far comprendere quanto il cinema sia centrale nelle nostre vite. Non solo intrattenimento, ma un linguaggio che entra in relazione con la pittura, la storia, l’archeologia, la fotografia, la musica, la letteratura, la politica, l’umorismo, il dramma e la psicologia delle persone.

Pompei, secondo Vanzina, è il luogo simbolico del “tempo ritrovato”. E il cinema, proprio come Pompei, conserva il tempo, lo trattiene e lo restituisce allo sguardo. Per questo il Festival insiste sull’importanza del cinema: perché dentro il cinema confluiscono quasi tutte le forme dell’esperienza umana.

Il direttore artistico ha poi indicato una sfida ancora più ampia: difendere le identità culturali dal rischio di una globalizzazione che tende a rendere tutto uguale. Non per costruire muri o barriere, ma per custodire la propria cultura e, allo stesso tempo, imparare da quella degli altri. In un tempo in cui si parla molto di biodiversità ambientale, Vanzina ha richiamato anche il valore della biodiversità culturale: un mondo davvero ricco non nasce dall’omologazione, ma dalla capacità di riconoscere differenze, tradizioni, linguaggi e memorie.

Non ha nascosto, però, le difficoltà: le risorse non sono sempre sufficienti, l’attenzione del pubblico è frammentata, tutto si consuma rapidamente e molti sembrano ormai incapaci di alzare la testa dagli schermi dei telefoni. Eppure, ha aggiunto, bisogna continuare “goccia dopo goccia” a credere che il cinema, come tutte le cose belle della vita, possa ancora rendere il mondo migliore e consegnare la nostra identità al futuro.

Vanzina ha anche sottolineato l’importanza del rapporto tra letteratura e cinema, tema centrale di questa seconda edizione, e della sezione dedicata ai cortometraggi realizzati dagli studenti delle scuole superiori della Campania: uno spazio che ha permesso ai giovani di raccontarsi senza filtri, portando sullo schermo temi spesso ignorati dal cinema e dai media.

Annarita Borelli: “Parlare di cultura attraverso il cinema”

Anche la presidente Annarita Borelli, ai microfoni di Cronache della Campania, ha ribadito il senso culturale della manifestazione. L’obiettivo più importante, ha spiegato, è stato quello di parlare di cultura attraverso il cinema.

È quello che il Festival ha provato a fare durante tutta la settimana: attraverso i panel, gli incontri, il dialogo tra linguaggi diversi e una programmazione che non ha separato il cinema dalla letteratura, dall’editoria, dal giornalismo e dal pensiero.

Borelli ha ricordato il panel dedicato all’editoria con il direttore di Rai Libri, il confronto sul giornalismo d’inchiesta e l’incontro con Maurizio De Giovanni, che ha permesso di ragionare sul passaggio dal romanzo all’immagine, dalla parola scritta al film. Ancora una volta, dunque, un Festival che non ha parlato solo di cinema, ma ha usato il cinema come porta d’ingresso per raccontare la cultura in tutte le sue forme.

Alla domanda sull’importanza di portare eventi di questo livello anche in provincia, Borelli ha risposto con parole nette: è fondamentale far diventare le province capitali del mondo e capitali della cultura. Ma non basta organizzare eventi: serve anche un forte supporto perché possano essere veicolati, conosciuti, resi davvero fruibili e accessibili a tutti.

È un passaggio decisivo. Un evento culturale, per incidere davvero, non deve solo esistere: deve essere sostenuto, comunicato, accompagnato e messo nelle condizioni di raggiungere il pubblico.  La collaborazione con Rai Cultura, la partecipazione di Rai Libri, il patrocinio di Rai Campania e la media partnership di Rai Radio Live Napoli hanno consolidato il percorso di questa seconda edizione, rafforzando l’ambizione di un progetto che punta a crescere senza perdere la propria identità.

Massimo Ghini: “Pompei e il cinema mettono insieme due valori artistici”

Uno dei temi che Cronache della Campania ha posto a molti ospiti della seconda edizione è stato quello della cultura in provincia: quanto è importante che eventi di questo livello non restino confinati solo nelle grandi città?

Massimo Ghini, ai nostri microfoni, ha offerto una riflessione lucida e particolarmente significativa. Ha spiegato di aver spesso polemizzato, negli anni, sul numero elevato di festival e rassegne rispetto alla quantità di cinema prodotto o distribuito. Ma proprio per questo ha indicato la ragione per cui manifestazioni come questa devono continuare a esistere: non come semplici passerelle, ma come luoghi capaci di mettere insieme messaggi, qualità artistica, cinema, teatro, musica, territorio e identità.

Secondo Ghini, una manifestazione non deve avere necessariamente un indirizzo unico e chiuso. Può e deve unire più valori. E Pompei, da questo punto di vista, rappresenta un caso emblematico. Parlare di cinema in un luogo conosciuto in tutto il mondo significa mettere in relazione due patrimoni artistici: da una parte il linguaggio cinematografico, dall’altra la storia, gli scavi, l’antichità e la memoria universale di un sito che appartiene all’umanità.

Per Ghini, in un tempo che rischia di diventare sempre più ignorante e trasandato, iniziative del genere aiutano a rimettere in comunicazione il pubblico, l’arte e la cultura. Il punto non è soltanto invitare personaggi famosi o accendere i riflettori per una sera. Il punto è costruire un messaggio intelligente, capace di uscire dal territorio e arrivare nel resto del mondo.

Pompei offre già una spinta naturale: basta voltarsi, inquadrare un tesoro dell’umanità e dire che proprio qui si parla anche di cinema, musica, danza, teatro e incontri culturali. È questa, secondo Ghini, la direzione da seguire: far crescere il Festival non come semplice vetrina, ma come piattaforma culturale.

Ghini ha infine toccato un nodo istituzionale: i permessi, l’uso dei luoghi, la possibilità di raccontare davvero il patrimonio culturale italiano attraverso l’audiovisivo. Secondo l’attore, manca spesso una visione capace di comprendere quanto questo patrimonio possa essere diffuso nel mondo proprio attraverso il cinema.

La provincia non deve vivere di briciole

In Campania, troppo spesso, la cultura rischia di essere Napoli-centrica, lasciando ai territori marginali soltanto le briciole di una programmazione che dovrebbe invece essere diffusa, accessibile e capace di generare opportunità. Non ci si può poi lamentare se i giovani scappano via dai territori, se intere aree restano indietro o se la provincia viene percepita come un luogo da lasciare e non da abitare, quando cultura, eventi e investimenti continuano a concentrarsi quasi sempre altrove.

La cultura non è soltanto bellezza: porta indotto, crea lavoro, muove energie, accende relazioni e restituisce dignità ai luoghi. Non possiamo immaginare un futuro fatto solo di megalopoli, dove la globalizzazione rischia di uniformare tutto e schiacciare le tradizioni che invece vivono, resistono e si rigenerano proprio nei territori.

Enrico Vanzina lo ha detto con chiarezza: è in provincia che spesso si trova la vita vera. Maurizio De Giovanni, nei giorni del Festival, aveva spinto ancora oltre il ragionamento, sostenendo che eventi del genere andrebbero realizzati più in provincia che nelle grandi città. Annarita Borelli ha richiamato il ruolo delle istituzioni, che devono fare la propria parte e permettere a progetti di qualità di decollare.

Ed è forse questo uno dei punti più delicati dell’intera settimana. Un Festival internazionale del cinema in una città come Pompei non può essere considerato soltanto un evento culturale o mondano. È un’occasione di identità, promozione, crescita e racconto del territorio. E quando un territorio ha la possibilità di ospitare cultura di qualità, le istituzioni dovrebbero esserci, accompagnare, sostenere e ascoltare.

I cantastorie, il ghiaccio e il cinema come meraviglia

Una volta c’erano i cantastorie. Viaggiavano tra città e paesi, portavano racconti, notizie, meraviglie e culture diverse. Facevano conoscere ai popoli ciò che esisteva oltre il loro orizzonte quotidiano. Raccontare significava aprire una finestra sul mondo.

Viene in mente, in questo senso, uno dei passaggi più celebri di Cent’anni di solitudine. Il ghiaccio è il grande protagonista dell’inizio del romanzo. Quando gli zingari arrivano a Macondo, guidati dal saggio Melquíades, portano con sé non solo meraviglie e invenzioni, ma anche una misteriosa macchina per fare il ghiaccio. Per José Arcadio Buendía e per il figlio Aureliano, quella scoperta rappresenta il progresso, lo stupore e il fascino della modernità in un luogo sperduto e tropicale.

Quel momento racconta perfettamente quanto mostrare, narrare e condividere siano gesti fondamentali per nutrire la mente e l’anima delle comunità. I cantastorie di ieri e il cinema di oggi rispondono, in fondo, alla stessa necessità: portare mondi dentro altri mondi, far conoscere ciò che è lontano, trasformare la meraviglia in conoscenza.

Per questo resta centrale una frase ribadita da Annarita Borelli: la cultura deve essere per tutti, non solo per i ragazzi, non solo per gli addetti ai lavori, non solo per chi già la frequenta. La cultura è ciò che ci rende liberi, consapevoli e umani.

Una menzione particolare va anche alla presenza in sala di Antonella Morea ed Ernesto Mahieux, altri due grandi nomi del cinema, della televisione e del teatro.

La seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei si chiude dunque con un bilancio culturale importante. Non solo premi, ospiti e red carpet, ma un percorso che ha provato a rimettere al centro il valore del racconto, il dialogo tra cinema e letteratura, la memoria, i giovani, la biodiversità culturale e il bisogno di riportare la cultura anche fuori dai circuiti consueti delle grandi città.

Pompei, città simbolo della memoria del mondo, ha dimostrato ancora una volta di poter essere anche luogo di futuro. Ma perché questo futuro diventi davvero patrimonio condiviso, serve che tutti facciano la propria parte: organizzatori, artisti, pubblico, scuole, media e istituzioni.

Il Festival ha acceso una luce. Ora il compito più importante è non lasciarla spegnere.

Sebastiano Vangone

Il mio primo computer era un 8086.Mitico. Esperto di Informatica dal 1990 WebMaster specializzato in Editoria Digitale Consulente Senior per la Sicurezza Informatica Analista e Consulente SEO - ADS & Social Manager Giornalista da sempre , scrivo un po di tutto e soprattutto quello che mi interessa. Tanta passione per la tecnologia. Esperto del dubbio. Hai dubbi ? io non ho dubbi di avere dubbi