

Massimiliano Gallo: Napoli ha bisogno di artisti autentici lontani dai cliché
Napoli – Parole dure e destinate a far discutere quelle pronunciate da Massimiliano Gallo durante un incontro al Distretto campano dell’Audiovisivo, nell’area dell’ex base Nato di Bagnoli. L’attore napoletano ha espresso tutto il suo disagio nei confronti di una categoria che, a suo giudizio, ha smesso di prendere posizione sui grandi temi sociali e politici.
«Sono molto imbarazzato per la mia categoria in questi ultimi anni. Sono successe cose abbastanza gravi e nessuno ha mai detto niente», ha dichiarato Gallo, denunciando un clima di timore che, secondo lui, condiziona il mondo della cultura e dello spettacolo.
L’attore ha fatto riferimento alla difficoltà di affrontare pubblicamente argomenti delicati, sottolineando come oggi ci sia «paura di tutto» e come persino parole come «pace», «Gaza» o «genocidio» vengano evitate nel dibattito pubblico.
Nel suo intervento, Gallo ha evocato figure simbolo dell’impegno culturale e civile italiano come Dario Fo, Pier Paolo Pasolini e Giorgio Gaber, artisti che hanno saputo unire successo popolare e critica sociale.
«Mi viene da pensare a quando c’erano i Dario Fo, Pasolini o un Gaber che riempiva i teatri e parlava di politica, prendeva delle posizioni e raccontava delle cose», ha affermato.
Per l’attore, il ruolo dell’artista non si limita all’intrattenimento, ma comprende anche la capacità di leggere la realtà con anticipo rispetto alla società. A sostegno della sua tesi ha citato Eduardo De Filippo e la sua opera Napoli Milionaria!, scritta durante gli anni della guerra.
«L’artista ha il compito di vedere le cose con un altro occhio. Una persona normale può impiegare anni per comprendere gli effetti di una guerra, un artista li coglie immediatamente», ha spiegato.
Gallo ha poi allargato il ragionamento alla situazione del settore cinematografico nazionale, denunciando quello che considera un sostanziale immobilismo.
«Abbiamo un ministro che non parla con chi fa cinema, un cinema bloccato e nessuno dice niente. Nessuno, neanche i produttori», ha affermato, evidenziando come prevalga spesso la tutela degli interessi personali rispetto a una mobilitazione collettiva.
Secondo l’attore, molti professionisti del settore preferiscono evitare prese di posizione per non compromettere la propria attività lavorativa.
Alla domanda sul perché non si registrino proteste significative nel mondo del cinema, Gallo ha risposto senza esitazioni: «Semplice, c’è l’evidente paura di non lavorare più».
Una riflessione che fotografa, secondo l’attore, un ambiente sempre più prudente e meno disposto a esporsi pubblicamente. «Io non sono abituato a fare questo – ha concluso –. Sono abituato a dire quello che penso. Non ho mai frequentato salotti e ho sempre costruito la mia carriera senza avere problemi per le mie idee».
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