Camorra, il pentito Bervicato: «Facemmo una stesa al Parco Verde durante al visita della Meloni»

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Giuseppe Del Gaudio

C’è un prima e un dopo nella geografia camorristica di Caivano, e quel confine invisibile è tracciato dai verbali di un uomo che fino a ieri sedeva al tavolo dei bottoni. Le dichiarazioni di Raffaele Bervicato, ex fedelissimo del clan Angelino e oggi collaboratore di giustizia sotto programma definitivo, costituiscono l’ossatura dell’ordinanza cautelare firmata dal Gip Maria Cristina Sangiovanni. Un’indagine che l’altro giorno è sfociata in 11 arresti, travolgendo la roccaforte criminale di via Uganda guidata da Domenico Di Micco, alias «Bimbetto».

Non si tratta di semplici dinamiche di retroguardia. Il materiale probatorio — arricchito dai riscontri di telecamere di videosorveglianza, intercettazioni e dalle ammissioni degli stessi acquirenti di stupefacenti — fotografa una transizione violenta, un cambio della guardia violento per il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni sul territorio.

Il battesimo del fuoco e l’ascesa di Giovanni Barra

Tutto comincia nell’estate del 2023. Fino a quel momento, gli equilibri tengono. Ma l’arresto del boss Antonio Angelino crea un vuoto di potere che scatena le ambizioni dei quadri intermedi. Secondo il racconto di Bervicato, è in questo scenario che si consuma il cambio di casacca di Giovanni Barra:

“Inizialmente, prima dell’arresto di Antonio Angelino, faceva parte del gruppo di Maugeri Roberto. Dopo, da agosto 2023, si è affiancato a Ciro Ciccarelli, figlio di Salvatore, dopo le discussioni avute con Pinuccio, Roberto Maugeri e Bervicato Gianfranco. Si occupava inizialmente di droga. Poi, durante la latitanza di Angelino, si è presa pure le attività di estorsione su Caivano, con il consenso di Angelino”.

L’obiettivo del neonato asse Barra-Ciccarelli è monumentale e spietato: imporre un unico canale di rifornimento a tutta Caivano. Chi vuole vendere droga, deve comprarla da loro.

“Ad agosto ebbe una discussione con il gruppo Maugeri e vi sono state delle stese tra il gruppo di Giovanni Barra con Ciccarelli Ciro, Francesco Pezzella, Ciro ‘o bit, contro il gruppo di Maugeri, perché volevano che le piazze di Caivano si rifornissero da loro e non più dai Maugeri, come ho già riferito. Fino ad ottobre questa era la situazione di cui sono a conoscenza”.

Pioggia di piombo mentre lo Stato sfila

Il conflitto tra le fazioni esplode in una sequenza di raid armati, le cosiddette «stese», che terrorizzano la popolazione. I commando corrono in sella alle motociclette, sparando all’impazzata contro le finestre dei rivali. Il pentito ricostruisce con precisione i bersagli e le date di quella campagna di terrore.

“Barra, con altri soggetti, come Pezzella Francesco, Ciro ‘o bit, Alberto Russo detto demonio, a bordo di motociclette e di auto si recarono a sparare a via Cairoli, contro Francesco Falco detto ‘o lione. Questo accadeva nel mese di agosto 2023 ed io ne sono a conoscenza perché mio cugino Gianfranco mi raccontava tutto quello che stava avvenendo perché io facevo le estorsioni per conto del gruppo Maugeri perché Angelino era stato arrestato”.

Nessun timore reverenziale, nemmeno per le istituzioni. C’è un passaggio nei verbali del collaboratore che fissa una coincidenza temporale agghiacciante: la camorra spara al Parco Verde proprio nei giorni in cui il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, visita l’area per promettere la bonifica del territorio. Bervicato riconosce il cugino Gianfranco in fotografia e ai magistrati dice:

“Anche lui fa parte del gruppo Maugeri e si occupava di droga e di qualche estorsione. Inoltre ha partecipato anche a qualche stesa. In particolare quella fatta nel Parco Verde nel periodo in cui venne la Meloni, quindi tra agosto e settembre 2023. La stesa venne fatta da Gianfranco e Roberto e con altri due che non ricordo contro Giovanni Barra, Alberto Russo, Ciro ‘o bit e Francesco Pezzella che stavano appoggiati nella casa credo di Alberto Russo ‘o demonio, e che so indicare nel Parco Verde”.

La sfida su Instagram con le armi sul tavolo

La guerra di Caivano non si combatte solo per strada, ma si sposta sui social network, usati come vero e proprio strumento di branding criminale e di intimidazione psicologica. Francesco Pezzella, un tempo gestore di una piazza di cocaina “a telefono”, decide di cambiare schieramento e tenta di arruolare Bervicato con metodi brutali. È lo stesso pentito a raccontare l’episodio della sfida digitale:

“Disponeva di armi. Infatti una volta Francesco Pezzella mi fece una videochiamata su Instagram e per sfidarmi e per convincermi a fare le estorsioni per lui, Barra, Russo, e il gruppo dei Ciccarelli, mi fece vedere sullo sfondo che vi erano varie armi poggiate sulla tavola della casa. In quel momento c’era anche Russo Alberto e la casa era nel parco verde e stavano appoggiati lì ma non so di chi fosse la casa”.

I passaggi di fazione si pagano con il piombo. Prima che Pezzella stringesse l’accordo con Barra, la sua vecchia abitazione subisce la vendetta dei Maugeri:

“Questo lo conosco, è Pezzella Francesco… Prima che cambiasse gruppo e si mettesse con Barra e con i Ciccarelli, aveva una piazza di cocaina a telefono a Caivano. Ci fu una sparatoria sotto casa sua fatta dal gruppo di Maugeri, da Gianfranco e Roberto sicuramente. Questo avvenne, se non sbaglio ad agosto 2023”.

Il mirino su via Uganda e l’errore sul nome di «Bimbetto»

La strategia del terrore del gruppo Barra-Ciccarelli non risparmia nessuno dei signori della droga locali. L’obiettivo successivo diventa la remunerativa piazza di spaccio di via Uganda, gestita da Domenico Di Micco. Nei verbali iniziali del 4 aprile 2024, Bervicato incorre in un piccolo errore di persona, scambiando il capo della piazza con il cugino, errore che correggerà mesi dopo:

“Successivamente so che il gruppo di Pezzella sparò contro casa di Domenico Buonomo detto Bimbetto che ha una piazza di cocaina a Caivano presso il cimitero. Avvenne sempre tra agosto e settembre 2023, perché volevano che le piazze prendessero da loro la droga”.

Il 12 giugno 2024, davanti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, il pentito mette a verbale il chiarimento definitivo, blindando l’impianto accusatorio contro l’odierno indagato principale:

“Voglio chiarire che quando ho fatto riferimento, in un precedente interrogatorio, al soggetto che ho indicato come Buonomo Domenico, detto Bimbetto, in realtà preciso che si tratta di Di Micco Domenico detto Bimbetto. Mi ero confuso con il nome del cugino, di nome Buonomo”.

Un chiarimento che, insieme alle immagini delle telecamere e ai riscontri dei clienti intercettati mentre compravano le dosi, ha permesso al gip di chiudere il cerchio attorno al gruppo di via Uganda. La pax mafiosa a Caivano era saltata per un monopolio fallito, lasciando dietro di sé una scia di bossoli e ordinanze di custodia cautelare.

(nella foto Raffaele Bervicato, Giovanni Barra e Domenico Di Micco)

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