

L'assassino Catello Martino e la vittima Alfonso Fontana
Si chiude il cerchio attorno all’omicidio di Alfonso Fontana, il giovane di Castellammare di Stabia freddato la sera del 7 febbraio 2024 a Torre Annunziata. Nelle scorse ore, su delega del Procuratore Distrettuale di Napoli, i militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata hanno fatto scattare le manette ai polsi di quattro persone.
I destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, sono gravemente indiziati a vario titolo di concorso in omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, il tutto aggravato dal metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe fornito un supporto logistico cruciale: uno dei complici avrebbe accompagnato materialmente il killer sul luogo dell’agguato, aiutandolo poi a dileguarsi nel nulla subito dopo gli spari. Gli altri indagati avrebbero invece gestito le armi a Castellammare di Stabia, assicurando il supporto armato all’operazione.
La morte di Fontana maturò in un clima di spietata vendetta camorristica. Il 22enne, vicino agli ambienti criminali della famiglia Fasano e nipote di ex collaboratori di giustizia, venne inseguito in strada e crivellato con oltre dieci colpi di pistola al Corso Umberto I, a pochi passi dal Tribunale oplontino.
L’esecuzione, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza della zona, fu la brutale risposta a uno sgarro imperdonabile. Fontana fu infatti punito col piombo per aver messo a segno un furto nell’abitazione della figlia del suo assassino, sottraendo un bottino in contanti e oggetti preziosi (tra cui dei Rolex) stimato tra i 100mila e i 300mila euro.
L’esecutore materiale di quella spietata sentenza di morte ha già un nome e una pesante condanna alle spalle. Si tratta di Catello Martino, 53 anni, noto negli ambienti criminali della camorra stabiese come “‘o Puparuolo” ed esponente della famiglia dei “Paglialone” (legata al clan Imparato e vicina ai D’Alessandro).
Martino era stato braccato dai Carabinieri e arrestato pochi giorni dopo il delitto, scovato non appena aveva fatto rientro nella sua abitazione dopo un periodo di irreperibilità. A marzo 2025, la terza sezione della Corte d’Appello di Napoli ha confermato per lui il “fine pena mai”, condannandolo all’ergastolo come esecutore materiale del delitto.
Con l’arresto dei presunti fiancheggiatori, la DDA ritiene ora di aver disarticolato l’intera filiera che ha reso possibile l’omicidio. Come sottolineato dalla Procura, il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari. Avverso l’ordinanza sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini, da considerarsi pertanto presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.