

Truffa Click day: arrivano le condanne
Napoli – Raffica di condanne a Napoli al processo scaturito dall’indagine della Polizia di Stato e della Dda di Napoli (pm Giuseppe Visone) che ha consentito di fare luce su una organizzazione criminale, capeggiata da tre avvocati, che faceva affari sfruttando l’immigrazione clandestina.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta attraverso i “click-day”, la banda incassava milioni di euro facendo pagare a cittadini extracomunitari anche 10mila euro l’inserimento di una domanda di lavoro fittizia sul portale dello Sportello Unico per l’immigrazione (SUI) utilizzando identità digitali di imprenditori compiacenti. Complessivamente ai venti imputati sono stati inflitti oltre 64 anni di carcere e multe per oltre 125mila euro con rito abbreviato. Altri 21 imputati, in precedenza, hanno patteggiato con sentenza passata in giudicato.
L’inchiesta della Dda di Napoli aveva fatto luce su un sistema criminale ha monetizzato la speranza dei migranti.
L’indagine, condotta dal Commissariato di San Giuseppe Vesuviano e dalla Squadra Mobile di Napoli, ha documentato l’esistenza di più sodalizi convergenti, riconducibili a figure apicali come Sangiovanni Vincenzo, Genua Santolo, Cola Gaetano e Annunziata Aniello, capaci di inserire migliaia di istanze fittizie sul portale S. U. I. , chiedendo ai migranti somme comprese tra 3. 500 e 6. 000 euro per pratiche che, nella maggior parte dei casi, non avrebbero mai portato a un vero lavoro.
Tra le persone coinvolte nel processo figurano anche professionisti del settore (avvocati, consulenti del lavoro, operatori di CAF) che insieme a datori di lavoro compiacenti e a titolari di imprese individuavano i cittadini stranieri e istruivano pratiche false per partecipare al famoso click day per inserire quote di lavoratori prima che queste si esaurivano.
I raggirati erano ovviamente i cittadini stranieri, alcuni dei quali pur pagando ingenti somme ricevevano ricevute false delle pratiche, o istanze inserite fuori tempo massimo.
Chi pagava di più otteneva una ricevuta “buona”. Chi pagava meno restava con un foglio inutile. In entrambi i casi, il denaro finiva nelle casse del sodalizio.
Tra le figure chiave dell’inchiesta anche un poliziotto in servizio al Commissariato di Poggioreale che inseriva le richieste sul portale S. U. I. utilizzando identità digitali multiple, fornitegli dal vertice dell’organizzazione. Un ruolo delicatissimo, che consentiva al gruppo di abbattere i tempi di caricamento e aumentare le probabilità di successo durante il click day.
Decine le imprese coinvolte nel raggiro sparse tra Campania, Toscana e Alto Adige
Panifici, imprese edili, ditte individuali: tutte certificate come bisognose di manodopera, tutte in realtà inermi contenitori giuridici, usati per presentare centinaia di domande di assunzione.
Un uso distorto del decreto flussi che, secondo la sentenza, integra pienamente il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche se l’ingresso in Italia non si è poi concretizzato.
Oggi il Gip per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli ha letto la sentenza a carico degli imputati tutti condannati:
Annunziata Aniello 4 anni 8 mesi
Auricchio Gabriele 1 anno 9 mesi 10 giorni
Boccia Nicola Mariano 1 anno e 10 mesi
Calcinai Giuliano 1 anno 8 mesi
Casillo Mario 3 anni 8 mesi
Centomani Massimo 1 anno 10 mesi
Cola Gaetano 4 anni 2 mesi
Di Genua Santolo 5 anni 2 mesi 22mila
Dragonetti Alberto 1 anni 8 mesi
Esposito Gennaro 3 anni 2 mesi
Ferrara Francesco 1 anno 9 mesi 10 giorni
Lombardo Roberto 2 anni
Maturo Gennaro 6 anni
Mohammed Sohave 7 anni
Perillo Antonio 1 anni 9 mesi 10 giorni
Polesi Maria 4 anni
Romano Antonio 1 anni 9 mesi 10 gg
Sangiovanni Vincenzo 5 anni
Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Massimo Autieri, Sergio Cola, Aniello Cozzolino, Ciro Ottobre, Giovanni Tortora.
(nella foto il famoso trolley con i soldi e gli avvocati Vincenzo Sangiovanni e Gaetano Cola)