Roma – Un’importante operazione di contrasto al crimine predatorio è stata portata a termine dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere. Nelle prime ore di oggi, i militari hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque uomini, originari della provincia di Napoli, ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere ed estorsione aggravata.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha permesso di individuare un gruppo criminale specializzato in truffe ed estorsioni ai danni di persone ultrasessantacinquenni, colpite prevalentemente nelle città di Roma e Livorno tra l’ottobre 2023 e il marzo 2024.
Un’indagine tra Italia e Francia
Il provvedimento restrittivo ha interessato cinque soggetti di età compresa tra i 29 e i 73 anni. Uno dei destinatari è stato localizzato presso una struttura carceraria a Nizza, in Francia, dove è stato raggiunto da un mandato di arresto europeo. Per gli altri sette componenti della presunta organizzazione (composta complessivamente da 12 persone), l’Autorità Giudiziaria ha disposto l’invio di inviti per interrogatorio preventivo, ipotizzando a vario titolo i reati di truffa aggravata e associazione a delinquere.
Il “centralino” del raggiro e i ruoli interni
Le indagini, supportate da intercettazioni telefoniche, analisi del traffico telematico e visione delle immagini di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire una struttura piramidale ben definita. L’organizzazione disponeva di:
Promotori e contabili: per la gestione delle risorse e la divisione dei proventi.
Telefonisti: operanti da un vero e proprio “centralino” allestito nel seminterrato di un’abitazione a Casoria.
Emissari: soggetti incaricati di recarsi materialmente presso le abitazioni delle vittime per riscuotere il denaro.
Il metodo utilizzato era ormai consolidato: i telefonisti contattavano le vittime sulle utenze fisse fingendosi nipoti in gravi difficoltà economiche (spesso a causa di incidenti stradali o pagamenti insoluti) o appartenenti alle Forze dell’Ordine, inducendo le persone offese a consegnare contanti e preziosi per risolvere la “pendenza”.
Danni economici e impatto sulle vittime
Il bilancio complessivo dei 13 episodi accertati ammonta a circa 100.000 euro. Tra la refurtiva sottratta figurano non solo risparmi in denaro, ma anche beni dal profondo valore affettivo, come fedi nuziali e gioielli di famiglia.
Gli inquirenti hanno sottolineato la particolare fragilità delle vittime, spesso scelte per le loro condizioni di salute o solitudine, che ne limitavano la capacità di reazione di fronte alle pressanti richieste dei truffatori. I proventi dei reati venivano poi trasferiti nel napoletano per essere spartiti tra i membri dell’associazione.
Le autorità invitano la cittadinanza a prestare massima attenzione alle telefonate sospette e a segnalare tempestivamente ogni richiesta anomala di denaro al Numero Unico di Emergenza 112.
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