La Procura stringe il cerchio sui clienti del caveau per scovare l’insospettabile che ha guidato i rapinatori. Ricostruita l’architettura criminale del colpo di piazza Medaglie d’Oro: un commando di almeno dieci uomini diviso tra specialisti delle fognature, incursori e sentinelle esterne. Decisivi i rilievi tecnici nel sottosuolo.
La caccia alla “talpa” del caveau
Le indagini sul clamoroso colpo messo a segno giovedì scorso alla Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro ruotano attorno a un interrogativo centrale: chi ha guidato gli “uomini d’oro”? I Carabinieri del Comando provinciale di Napoli indagano senza sosta sulla figura di un basista insospettabile, qualcuno che ha fornito agli esecutori materiali le informazioni nevralgiche su come muoversi, sugli orari di apertura e sulla precisa ubicazione degli spazi interni.
L’attenzione degli investigatori si sta concentrando sui clienti della filiale intestatari di una cassetta di sicurezza. Avendo accesso legittimo al caveau per depositare i propri beni, questa potenziale “talpa” potrebbe aver fotografato mentalmente i luoghi, calcolando distanze e percorsi.
Il passaggio segreto e l’ipotesi informatica
Le indicazioni fornite dal basista spiegherebbero come mai i rapinatori siano sbucati con estrema precisione nel piano sovrastante il caveau, un’area raggiungibile solo attraverso una specifica scaletta interna. Grazie a queste coordinate, per la banda è stato relativamente facile abbattere il cancello posto a protezione del portiere.
Appare invece meno credibile, e di conseguenza meno battuta, la pista di una complicità informatica legata all’archivio elettronico dei clienti. Il database della banca, infatti, non contiene alcun inventario dei beni custoditi nelle singole cassette, rendendo una semplice intrusione digitale del tutto insufficiente per pianificare un colpo di questa portata.
La strategia dei tre livelli
L’inchiesta, condotta dal pm Federica D’Amodio sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, sta portando alla luce la complessa architettura dell’organizzazione criminale. Analizzando le immagini delle telecamere e vagliando le testimonianze, emerge la certezza di una banda strutturata su più livelli operativi, entrati in azione in fasce orarie diverse.
Il primo livello è quello degli “scavatori”: i padroni del sottosuolo, in possesso della mappa del reticolato fognario e dei sottoservizi, che hanno tracciato e realizzato il cunicolo ausiliario. Il loro lavoro preventivo ha permesso al secondo gruppo, gli “incursori”, di raggiungere un magazzino vuoto adiacente alla banca e di forare il pavimento per l’irruzione.
Ostaggi, casse divelte e fuga
L’azione sotterranea è stata perfettamente sincronizzata con un attacco dall’esterno. Tre finti clienti, indossando tute e con il volto travisato, sono entrati dall’ingresso principale impugnando pistole sceniche, un escamotage pensato per eludere l’allarme del metal detector. Sono stati loro a radunare e sequestrare i dipendenti e i clienti presenti, chiudendoli in un ufficio per circa 35 minuti senza ricorrere ad alcuna violenza.
Questa copertura ha garantito agli incursori il tempo necessario per divellere con attrezzi da scasso una quarantina di cassette di sicurezza. Al momento è impossibile quantificare la portata del bottino: il dato definitivo si avrà solo quando tutti i titolari si saranno recati in filiale per accertare il danno subito. Subito dopo, la fuga rapida attraverso le fogne, seguendo un percorso studiato a tavolino.




Mi pare una storiamolto complicata,m a non so come la talpa si possa riconoscere cosi facilment; la banda sono molto organizata e gli invetigatori sta cercando,ma sembra che tante cose restanoambigue e i residenti rimane spaesati. Speriamo che la verità emerga,senza rumor o accuse affrettate,ma con chiarezza