La svolta

Tragedia di Ercolano, la piccola Annachiara ottiene il vitalizio dall’Inps

La bambina, figlia di Samuel Tafciu, potrà beneficiare della rendita ai superstiti. Decisivo il test del Dna autorizzato durante le indagini. Intanto prosegue il processo d'appello per il triplice omicidio di Samuel, Sara e Aurora.
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Una notizia destinata a segnare un punto importante nella lunga vicenda giudiziaria e umana legata alla strage di Ercolano. Alla piccola Annachiara Tafciu, figlia di Samuel Tafciu, il 18enne morto nell’esplosione della fabbrica abusiva di fuochi d’artificio di contrada Patacca, è stata riconosciuta la rendita vitalizia mensile destinata ai superstiti delle vittime di incidenti sul lavoro.

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Il provvedimento rappresenta un risultato particolarmente significativo perché, al momento della tragedia, la bambina non era stata ancora riconosciuta ufficialmente dal padre. Un ostacolo superato grazie a un complesso percorso giudiziario e investigativo che ha consentito di accertare la paternità del giovane deceduto.

Il test genetico dopo la tragedia

Determinante è stato il lavoro svolto dall’avvocato Massimo Viscusi, legale della famiglia Tafciu. Attraverso l’autorizzazione concessa dalla Procura, è stato possibile effettuare un esame genetico utilizzando campioni biologici di Samuel conservati presso il Policlinico di Napoli dopo l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria.

L’accertamento ha consentito non solo di dimostrare il rapporto di filiazione tra Samuel e la bambina, ma anche di permettere alla famiglia di costituirsi parte civile nel procedimento penale e di accedere ai benefici previsti per i familiari delle vittime, tra cui l’indennizzo biologico, i contributi una tantum e ora anche la rendita mensile ai superstiti.

La strage del 18 novembre 2024

La tragedia si consumò il 18 novembre 2024 all’interno di una fabbrica illegale di fuochi d’artificio a Ercolano. Nell’esplosione persero la vita il 18enne Samuel Tafciu e le sorelle gemelle Sara e Aurora Esposito, entrambe di 26 anni. Secondo le indagini, i tre lavoravano in condizioni di assoluta precarietà in un opificio abusivo destinato alla produzione di materiale pirotecnico.

L’inchiesta portò alla contestazione di accuse pesantissime nei confronti dei gestori dell’attività, ritenuti responsabili di aver consapevolmente esposto i lavoratori a un rischio mortale. La Procura di Napoli sostenne l’accusa di triplice omicidio volontario con dolo eventuale, oltre ad altri reati legati alla fabbricazione e detenzione di esplosivi e alle violazioni della normativa sul lavoro.

Il processo e la sentenza storica

Il procedimento si è celebrato con rito abbreviato e si è concluso con una sentenza definita da molti osservatori “storica” perché ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale in un contesto di morti sul lavoro. Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo sono stati condannati in primo grado a 17 anni di reclusione per la morte dei tre giovani lavoratori, mentre il terzo imputato, Raffaele Boccia, ha ricevuto una condanna a quattro anni per detenzione illegale di esplosivi.

La sentenza provocò forti tensioni in aula, con i familiari delle vittime che ritenevano le pene non adeguate alla gravità della tragedia. La Procura aveva infatti chiesto 20 anni di reclusione per i principali imputati.

L’appello ancora in corso

La vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. Il processo è attualmente nella fase d’appello. Secondo quanto riferito dalla famiglia Tafciu, uno degli imputati avrebbe sostanzialmente rinunciato ai motivi di impugnazione per beneficiare delle riduzioni di pena previste dalla riforma Cartabia, mentre l’altro ha proposto appello e attende la celebrazione del secondo grado di giudizio.

In questo contesto, il riconoscimento della rendita alla piccola Annachiara rappresenta un importante risultato sul piano dei diritti e del sostegno economico alla famiglia di una delle tre vittime della tragedia. “Credo, fino ad ora, di aver fatto praticamente un vero capolavoro, soprattutto se si pensa che la bimba, al momento della strage, non era stata riconosciuta dal giovane deceduto”, ha commentato l’avvocato Viscusi. Per poi aggiungere: “Sono felicissimo.
Auguri e buona vita piccola”.

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