

In foto Giuseppe Castiello, Gennaro Castiello, Armando "lello" Pecoraro
L’estorsione si insinuava nel sistema del subappalto mascherato da legittime pretese per la paga degli operai che venivano utilizzati per bloccare e occupare i cantieri e mettere sotto pressione le vittime.
Era questo il sistema utilizzato in alcuni cantieri di opere pubbliche tra Firenze, Prato e Siena dalla Pr Appalti Srl, la ditta della provincia di Napoli che secondo la Procura di Firenze fa capo al potente clan Moccia di Afragola.
L’inchiesta Contractus che ha portato, nei giorni scorsi, all’arresto di 10 persone (6 in carcere e 4 ai domiciliari) svela un nuovo metodo estensivo non più fatto di bombe ai cantieri e minacce anonime, bensì di contratti gonfiati e paghe per operai che non effettuavano alcun lavoro.
Poi le minacce di morte, certo non mancavano, ma erano talmente sfacciate e alla luce del sole che gli indagati non si preoccupavano neppure di essere scoperti e arrestati.
Il metodo era questo: “La Pr Appalti amministrata da Raffaele Panico (uno degli indagati finito in carcere) otteneva piccoli subappalti per importi irrisori 10/15mila euro per prestare forza lavoro a imprese che avevano vinto gare d’appalto in Toscana. Ma quei subappalti si trasformavano ben presto in forme estorsive.
Gli accordi iniziali prevedevano pagamenti alla Pr Appalti per lavori finiti, e invece la ditta napoletana cambiava le carte in regola e pretendeva pagamenti per le ore lavorate dei suoi operai, alcuni dei quali non varcavano neppure la soglia dei cantieri.
E dunque piccoli sub appalti da 16mila euro diventavano lavori per 160mila euro, ottenuti facendo firmare alla controparte promesse di pagamento sotto ricatto e sotto minaccia.
Il più violento di tutti gli indagati, quello che si sostituiva spesso anche all’amministratore Raffaele Panico, era Giuseppe Castiello che non si preoccupava di minacciare pesantemente le sue vittime a telefono.
Ad aprile dello scorso anno ad un imprenditore che si rifiutava di pagare il sovrapprezzo che la Pr Appalti voleva imporre rispondeva così: “Michè manda subito il bonifico e vai pure tu Michè! Sennò non c’hai scampo! Michè non c’hai scampo! Capito Michè la devi mandare subito sta ricevuta, Michè manda subito sta… perché vengo li e ti schiaccio la testa! Manda subito sto bonifico! Michele fai subito questo bonifico! Michele devi fare subito questo bonifico! … quella grande pu..na di tua madre!!!
Vedi di muoverti perché ti metto i piedi sopra (incomprensibile)! Ti tiro il cuore dal petto! Ti tiro il cuore dal petto scurnacchiat! Questo vuole fare l’imprenditore senza soldi se non fai il bonifico questa giornata vengo li a Firenze ti cavo via gli occhi, ti cavo via brutto figlio di puttana ti cavo via gli occhi hai capito!? Adesso non hai scampo! Adesso non hai scampo! … Manda il bonifico subito immediatamente perché sennò gli occhi te li cavo via! … senti a me entro oggi non ho il bonifico mi metto nella macchina e vengo da te e ti cavo via gli occhi! ti cavo via gli occhi! … Michè ti faccio fa una brutta fine! Michè te lo prometto ti faccio fare una brutta fine”’.
Ma Castiello non era il solo delegato alle minacce, quando il gruppo criminale legato – secondo gli inquirenti -al clan Moccia riteneva fosse arrivata l’ora dei pagamenti scatenava la furia delle minacce verbali e delle azioni intimidatorie, occupando i cantieri e facendo apparire come se quelle degli operai fossero delle legittime pretese per il pagamento degli stipendi.
Giovanni Del Prete, un’altro degli indagati, lo dice chiaramente a una delle vittime come si evince in una intercettazione telefonica. “Martedi io quando vengo lì – dice Del Prete – non voglio più 40 (40.000 euro n.d.r.) mi dai 160 (160.000 n.d.r.) in più mi dai pure il mese di aprile che non ha pagato gli operai ti blocco tutti i cantieri, tutti gli stati di avanzamento la ditta tua MG COSTRUZIONI te la brucio! che tu da martedì in poi non puoi presentare neanche la gara di appalto per raccogliere la spazzatura! mi passa per il cazzo dei soldi, rotto per rotto mezza festa! … tu hai inguaiato a me perché già mi hai inguaiato, io inguaio a te martedì! l’ho detto già, la ditta te la brucio! tutti gli stati di avanzamento che hai, tutte le gare di appalto che hai te le blocco tutte quante tutte! faccio correre Carabinieri, Vigili del Fuoco, tutto tutto tutti quanti tutto … ti faccio un macello! poi ti faccio vedere! poi ti faccio vedere che succede martedì!”
.In realtà nel corso delle indagini, è emerso che gli operai della Pr Appalti per agevolare l’attività estensiva hanno occupato alcuni dei cantieri per far leva anche sugli enti appalti e spingerli a pagare lo stato di avanzamento dei lavori alle vittime che a loro volto avrebbe potuto pagare il gruppo di napoletani.
L’inchiesta, durata oltre un anno, si è conclusa con dieci arresti e la consapevolezza che la criminalità trova sempre nuovi metodi per fare soldi e imporre la supremazia con forme di prevaricazione che hanno addirittura una parvenza di legalità.