Epatite A, focolaio nel Lazio: 24 casi nel Pontino

Un focolaio di epatite A è stato registrato nella provincia di Latina, dove al momento risultano 24 casi accertati distribuiti in diversi comuni del territorio pontino. Tra i pazienti contagiati, sei persone sono state ricoverate all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, tutte comunque in condizioni cliniche stabili.

Il numero dei contagi potrebbe tuttavia aumentare nelle prossime ore. Le autorità sanitarie stanno infatti eseguendo ulteriori accertamenti su altri pazienti che presentano sintomi compatibili con l’infezione virale. La situazione è monitorata costantemente dai servizi di igiene pubblica della Regione Lazio.

Verifiche sui ristoranti di Terracina

Dalle prime indagini epidemiologiche emergerebbe un possibile collegamento tra diversi casi e pasti consumati in alcuni ristoranti di Terracina. L’attenzione degli investigatori sanitari si concentra in particolare sul consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, spesso indicato come possibile veicolo di trasmissione del virus.

Gli operatori della Asl stanno ricostruendo gli spostamenti e le abitudini alimentari delle persone contagiate per individuare un’eventuale origine comune dell’infezione.

L’ipotesi dei molluschi contaminati

Tra le piste al vaglio degli esperti c’è anche quella legata a una possibile partita di molluschi proveniente da Napoli, città dove nelle ultime settimane è stato registrato un aumento significativo dei casi di epatite A.

Gli approfondimenti riguardano l’intera filiera alimentare, dai luoghi di produzione fino alla distribuzione nei ristoranti e nei mercati locali.

Ricoveri anche a Roma

Nel frattempo cresce l’attenzione anche nella Capitale. Negli ultimi trenta giorni, al Policlinico Umberto I di Roma sono stati registrati circa venti ricoveri per epatite A, molti dei quali riguardano persone provenienti dal sud pontino o da altre aree del Centro-Sud.

“I pazienti sono tutti in buone condizioni”, spiega l’infettivologo Claudio Maria Mastroianni, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale romano. “Gli anziani vanno monitorati con maggiore attenzione nei primi giorni, motivo per cui in alcuni casi è necessario il ricovero”.

Solo nelle ultime ore, aggiunge lo specialista, quattro pazienti arrivati dalla provincia di Latina sono stati ricoverati a Roma, anche loro senza complicazioni gravi.

Piogge e contaminazione del mare

Tra le possibili cause del focolaio, secondo gli esperti, potrebbe esserci anche la contaminazione dei frutti di mare dovuta al rimescolamento delle acque marine dopo le forti piogge registrate nelle scorse settimane.

“È una dinamica già osservata in passato”, spiega Mastroianni. “In altri casi episodi simili sono stati associati anche ad alimenti come i frutti di bosco”.

Secondo l’infettivologo, molti contagi potrebbero essere legati al consumo di frutti di mare durante le festività natalizie, con i primi ricoveri comparsi negli ospedali a partire dal mese di gennaio.

Task force sanitaria e controlli sulla filiera

Per gestire l’emergenza, la Asl ha attivato una task force dedicata al tracciamento dei contagi, coinvolgendo anche medici di base e pediatri per informare la popolazione sulle principali misure di prevenzione.

Tra le raccomandazioni diffuse alla cittadinanza:

evitare il consumo di alimenti crudi, in particolare molluschi
mantenere elevati standard di igiene personale
prestare attenzione alla corretta preparazione degli alimenti

La cottura adeguata del pesce e dei frutti di mare, spiegano gli esperti, è in grado di eliminare il virus dell’epatite A, ma deve avvenire a temperature superiori ai 100 gradi e per un tempo prolungato, non con una semplice scottatura in padella.

Parallelamente, la Regione Lazio sta valutando un piano straordinario di monitoraggio degli allevamenti di molluschi nell’area pontina, con controlli rafforzati lungo tutta la filiera dei prodotti ittici. La situazione resta sotto osservazione.

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Rosaria Federico

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