La Suprema Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Napoli aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Antonio Laurato, 33 anni, di Casalnuovo di Napoli, indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Rea‑Veneruso, formazione egemone nell’area di Casalnuovo, Volla e comuni limitrofi.
La decisione, resa oggi dalla Sezione penale della Corte, accoglie il ricorso presentato dall’avvocato Vittorio Fucci, difensore di fiducia di Laurato, e rimette gli atti al Riesame per un nuovo esame della misura cautelare.
La vicenda: estorsioni e “telefono pirata” dal carcere
Secondo l’accusa, Laurato – indicato come uno degli uomini di vertice operativi del clan – avrebbe partecipato a un sistema di racket estorsivo ai danni di imprenditori locali, costretti a versare somme di denaro per poter proseguire le rispettive attività.
Le indagini ricostruiscono un meccanismo in cui gli ordini sarebbero stati concordati tra Laurato e il padre, il boss Francesco Rea, alias “O Pagliesco”, reggente del clan Rea‑Veneruso, detenuto e già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del boss Pasquale Manna.
In particolare, gli inquirenti ipotizzano che Rea, dall’interno del carcere, utilizzasse un telefono cellulare “pirata” dedicato esclusivamente ai contatti con il figliastro Antonio Laurato: da quelle conversazioni sarebbero nate le linee d’azione criminose, poi trasmesse da Laurato ad altri affiliati per l’esecuzione materiale delle estorsioni.
L’ordinanza iniziale e gli altri arrestati
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere era stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nell’ambito di un’inchiesta più ampia che ha coinvolto complessivamente sei indagati.
Oltre a Laurato e a Francesco Rea, tra gli altri destinatari delle misure figurano:
Fabio Luino, cognato del boss;
Domenico Raccioppoli, noto come “Mimì delle pulizie”;
Felice Romano, alias “il barbiere”;
e un altro affiliato indicato negli atti.
Per tutti, l’ipotesi di reato è quella di estorsione aggravata dal metodo mafioso, finalizzata ad agevolare le attività del clan Rea‑Veneruso.
Cosa cambia dopo l’annullamento della Cassazione
Con l’annullamento pronunciato oggi, la Cassazione non entra nel merito della colpevolezza, ma rileva vizi nella motivazione o nell’applicazione della legge da parte del Riesame, imponendo un nuovo esame della richiesta di custodia cautelare.
Spetterà dunque al Tribunale del Riesame di Napoli, in una nuova composizione, decidere se confermare, modificare o revocare la misura cautelare per Laurato, alla luce dei principi indicati dalla Suprema Corte



