

Vanessa Cella
Torre Annunziata – Si avvia verso il capitolo finale il processo sulla morte di Vanessa Cella, la 37enne deceduta il 26 marzo 2022 a seguito di una lunga sessione di chirurgia estetica. Nell’aula del Tribunale di Torre Annunziata, la Pubblico Ministero Marianna Ricci ha formulato le richieste di condanna a carico dei tre professionisti coinvolti nella vicenda: 3 anni e 6 mesi di reclusione per l’anestesista, 3 anni per il chirurgo operatore e 2 anni e 6 mesi per il direttore sanitario della Casa di cura “Santa Maria la Bruna” di Torre del Greco. La sentenza è attesa per il prossimo venerdì 2 ottobre.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alla donna – separata e madre di un ragazzo di 17 anni – era stato proposto di sottoporsi contemporaneamente a tre differenti procedure chirurgiche nella stessa giornata: rinoplastica, liposuzione e mastoplastica.
Un unico blocco operatorio che ha costretto la vittima a rimanere sotto l’effetto dei farmaci anestetici per un tempo stimato tra le 6 e le 7 ore, tra la fase chirurgica e il post-operatorio. Da quel sonno indotto, tuttavia, Vanessa Cella non si è mai più risvegliata.
I rilievi della Procura si sono concentrati in particolare sulla quantità di anestetico somministrata e sulla gestione delle emergenze all’interno della struttura sanitaria. Nella sua requisitoria, la PM ha usato parole severe per definire l’operato dell’equipe, sostenendo che “le prevedibili ed evitabili complicanze che possono accadere in ogni intervento chirurgico non furono affrontate per la sciatteria degli operatori sanitari”.
Tra gli elementi emersi dal dibattimento, anche il convulso intervento di soccorso: a cercare di rianimare la paziente fu un medico estraneo all’intervento, residente nei pressi della clinica, allertato in extremis dal personale infermieristico allarmato dal quadro clinico.
L’iter dibattimentale, incardinato il 9 settembre 2023, si è articolato lungo 20 udienze a denso contenuto tecnico. Nel corso del dibattimento sono stati escussi 15 testimoni ed esaminate le perizie svolte da ben 15 consulenti tecnici nominati dalle parti in causa per ricostruire la catena causale del decesso e verificare l’eventuale violazione dei protocolli medici.
Campanelli d’allarme e tempistiche di trasferimento nell’altra struttura sono stati al centro della costituzione di parte civile. “Quando fu prelevata dalla clinica per essere trasportata all’Ospedale del Mare – ribadisce l’avvocato dei familiari, Enrico Ricciuto – Vanessa era già senza vita, come peraltro accertato anche dagli operatori del 118”. Il prossimo 2 ottobre i giudici monocratici saranno chiamati a pronunciare la sentenza e a stabilire se vi siano state responsabilità penali per la morte della donna.
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