Castellammare, sequestrata azienda chimica: inquinava il fiume Sarno

Prosegue senza sosta l’attività investigativa della Procura di Torre Annunziata contro l’inquinamento del fiume Sarno. Nelle scorse ore i militari della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, insieme al Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Napoli, hanno eseguito un sequestro d’urgenza parziale nei confronti della Chimica Stingo s.r.l., stabilimento situato proprio a ridosso del corso d’acqua.

Il provvedimento, disposto nell’ambito delle indagini coordinate dal procuratore Nunzio Fragliasso, riguarda un’area di circa 100 metri quadrati.

L’ipotesi di reato: scarichi non autorizzati

Al centro dell’inchiesta vi è l’ipotesi di scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione. Secondo quanto accertato dagli investigatori, l’azienda – attiva nella lavorazione, diluizione e stoccaggio di prodotti chimici di base – operava in condizioni non conformi alla normativa ambientale.

Le attività si svolgevano sia in locali chiusi sia in spazi esterni scoperti, senza adeguati sistemi di sicurezza per la gestione dei residui.

Fusti e materiali in un’area impropria

Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’utilizzo improprio di una zona formalmente destinata ad “area comune di manovra”, trasformata invece in deposito operativo.

Qui sono stati rinvenuti oltre cento fusti in plastica vuoti, contenenti residui delle lavorazioni industriali. L’area risultava priva di coperture e di sistemi di contenimento idonei a prevenire sversamenti accidentali.

Reflui verso la strada e il fiume

Le criticità maggiori riguardano il deflusso delle acque. I reflui, sfruttando la naturale pendenza del terreno, finivano su via Ripuaria, arteria adiacente al fiume Sarno.
Inoltre, è stata accertata l’assenza di un sistema di raccolta e regimentazione delle acque di prima pioggia, elemento fondamentale per evitare che sostanze inquinanti raggiungano i corsi d’acqua.

Area sequestrata e attività abusiva

Gli investigatori hanno quindi concluso che l’area veniva utilizzata in modo abusivo per attività produttive, senza le necessarie autorizzazioni ambientali, in particolare per quanto riguarda lo scarico delle acque di dilavamento.

Da qui il sequestro d’urgenza della porzione interessata.

Il quadro più ampio: la strategia contro l’inquinamento del Sarno
L’operazione si inserisce in un piano più ampio di contrasto ai fenomeni di inquinamento del bacino del Sarno, uno dei più compromessi d’Europa.

Determinante, in questo senso, il protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre 2025 tra le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, insieme alle Procure generali di Napoli e Salerno, all’ARPAC e agli organi di polizia giudiziaria ambientale.

I precedenti: la linea dura della Procura

Negli ultimi mesi la Procura di Torre Annunziata ha intensificato i controlli lungo l’intero asse del Sarno e dei suoi affluenti, con numerosi sequestri di opifici e attività produttive ritenute responsabili di sversamenti illeciti.

Tra gli interventi più recenti si segnalano sequestri di concerie, impianti di trattamento rifiuti e aziende conserviere tra l’area stabiese e l’agro nocerino-sarnese, spesso accomunate da irregolarità nei sistemi di smaltimento delle acque reflue e nella gestione dei rifiuti industriali.

Una strategia investigativa che punta a colpire in modo sistematico le fonti di inquinamento, risalendo l’intera filiera produttiva responsabile del degrado del fiume.

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