Caso Domenico, dubbi su farmaco somministrato a Bolzano

Potrebbe esserci anche un errore nel dosaggio di un farmaco alla base della vicenda del cuore di Domenico Caliendo, espiantato e poi congelato erroneamente con ghiaccio secco.

Secondo quanto emerge dalla relazione degli ispettori del Ministero della Salute e del Centro nazionale trapianti, dopo i sopralluoghi effettuati all’ospedale Monaldi di Napoli e all’ospedale di Bolzano, un anestesista della struttura altoatesina avrebbe somministrato un quantitativo non corretto di un medicinale che potrebbe aver danneggiato l’organo prima dell’espianto.

La ricostruzione è riportata oggi dal quotidiano La Repubblica.

Il legale: “Sarà l’autopsia a stabilire se il cuore era già compromesso”

A fare il punto è l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi.

“Questo aspetto verrà accertato dall’autopsia, attraverso gli esami sui tessuti”, spiega il legale, sottolineando tuttavia che l’eventuale danno provocato dal farmaco non cambierebbe la ricostruzione delle responsabilità già emerse.

“In ogni caso – afferma – ciò non muta il quadro delle responsabilità dell’equipe del Monaldi”.

Le anomalie nella missione del team napoletano

Dalle prime verifiche investigative emergerebbero infatti altre criticità legate alla gestione dell’espianto e al lavoro dell’equipe napoletana.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Petruzzi, il team del Monaldi sarebbe partito per la missione senza un perfusionista, figura tecnica fondamentale nelle procedure di conservazione e gestione degli organi.

Inoltre la dottoressa Farina avrebbe chiesto che l’infusione del liquido necessario alla procedura venisse eseguita da un’altra persona.

L’infusione interrotta e l’intervento del chirurgo di Innsbruck

Dalla ricostruzione emergerebbe anche che sarebbe stata la stessa dottoressa del Monaldi a indicare quantità e tempi di infusione del liquido.

La procedura, tuttavia, non sarebbe stata completata. L’infusione sarebbe stata interrotta dopo l’intervento di un chirurgo proveniente da Innsbruck, che avrebbe segnalato un anomalo rigonfiamento del fegato e del cuore.

Sarebbe stato lo stesso chirurgo a intervenire direttamente per gestire la situazione e cercare di risolvere la criticità emersa durante la fase della procedura.

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