

Napoli, donazione a cuore fermo al Monaldi: prelevati fegato e cornee
Una donazione a cuore fermo, tecnicamente complessa, si è conclusa con successo all’Ospedale Monaldi di Napoli. La procedura ha consentito il prelievo del fegato e delle cornee, rendendo disponibili organi e tessuti destinati a pazienti in attesa di trapianto.
Si tratta della seconda donazione DCD realizzata al Monaldi, grazie a un percorso interaziendale che ha coinvolto professionisti, strutture e competenze diverse. A rendere possibile l’intervento è stato soprattutto il lavoro coordinato tra il Centro traumatologico ortopedico e l’Ospedale Monaldi, nel quadro della Rete trapiantologica regionale.
La procedura è iniziata al CTO, dove il donatore era ricoverato nella Terapia intensiva diretta dalla dottoressa Giovanna Esposito, struttura afferente al Dipartimento di Area critica guidato dal dottor Antonio Corcione.
Le attività di procurement sono state coordinate dal dottor Eugenio Piscitelli, coordinatore aziendale, con la collaborazione di Salvatore Notaro per il Monaldi e di Duilio Ferrara per il CTO. È stato così avviato un percorso fondato sul rispetto della volontà espressa dal paziente e della decisione della sua famiglia.
Dopo l’accertamento della morte e il completamento delle procedure previste, il prelievo è stato eseguito al Monaldi dal dottor Claudio Marra, direttore della UOC Procedure innovative in cardiochirurgia e trapianti, insieme ai chirurghi Antonio Carozza e Cristiano Amarelli e al resto dell’équipe.
La donazione DCD, acronimo di Donation after Circulatory Death, consente il prelievo di organi dopo l’arresto irreversibile della circolazione e il successivo accertamento della morte.
È una procedura particolarmente impegnativa perché, una volta interrotto il flusso sanguigno, gli organi possono subire danni legati alla carenza di ossigeno. Per ridurre questo rischio sono necessarie tecnologie avanzate, tecniche chirurgiche specifiche e un’organizzazione estremamente precisa.
Attraverso la cannulazione di grossi vasi sanguigni, il sistema circolatorio viene collegato a un circuito di perfusione extracorporea. In questo modo è possibile ripristinare l’apporto di sangue ossigenato agli organi potenzialmente utilizzabili, preservarli e valutarne con attenzione la funzionalità prima del prelievo.
L’équipe del Monaldi rappresenta il riferimento regionale per il prelievo da donatore a cuore fermo.
«La disponibilità di percorsi DCD consente oggi di ampliare in modo significativo le possibilità di donazione e di rendere disponibili per il trapianto organi che, fino a pochi anni fa, difficilmente avrebbero potuto essere utilizzati», spiega il dottor Claudio Marra.
Secondo il direttore della UOC Procedure innovative in cardiochirurgia e trapianti, la Campania dovrebbe puntare con decisione sul consolidamento di questo modello, attraverso la creazione di una rete regionale dedicata alla donazione a cuore fermo.
«L’équipe del Monaldi è pronta a mettere a disposizione competenze ed esperienza anche negli altri ospedali, attraverso un team itinerante capace di supportare le strutture nelle procedure più complesse – aggiunge Marra –. L’obiettivo deve essere quello di fare sistema, affinché ogni potenziale possibilità di donazione possa essere valutata e accompagnata nel modo più appropriato, indipendentemente dall’ospedale nel quale si trova il donatore».
Il risultato è stato reso possibile dal progresso delle tecnologie, dall’organizzazione della Rete trapiantologica regionale coordinata dal Centro regionale trapianti, diretto dal dottor Pierino Di Silverio, e dalla scelta di donare compiuta nel rispetto della volontà del paziente.
«Il nostro primo pensiero va al donatore e alla sua famiglia, ai quali esprimiamo profonda gratitudine e rispetto», dichiara Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli.
«In un percorso complesso come la donazione a cuore fermo, ogni fase richiede competenze, tecnologie e una collaborazione puntuale. Il lavoro condiviso tra CTO e Monaldi, insieme alla Rete trapiantologica regionale, ha consentito di rendere disponibili il fegato e le cornee, offrendo nuove possibilità alle persone in attesa di trapianto».
Per Iervolino, la tecnica dovrebbe essere ulteriormente sviluppata: «È auspicabile che la donazione DCD sia sempre più diffusa, così da consentire un numero crescente di trapianti salvavita. È un risultato che nasce dalla volontà di donare e dall’impegno di tutti i professionisti coinvolti».
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