Il sequestro disposto dal Gip

Napoli, Chiesa dell’Incoronata: sequestrata l’area occupata abusivamente da anni

Intervento dei Carabinieri Tpc in via Medina. Il Gip di Napoli accoglie la richiesta della Procura e dispone il sequestro preventivo di uno spazio demaniale culturale: sarebbe stato recintato e usato senza titolo, con accesso impedito alla Soprintendenza. Un indagato per usurpazione, appropriazione indebita e uso illecito di beni culturali.
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Napoli – I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Napoli hanno eseguito oggi un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Napoli – sezione del Giudice per le indagini preliminari.

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Il provvedimento, richiesto dalla Procura partenopea, riguarda un’area in via Medina, pertinenziale alla Chiesa dell’Incoronata e appartenente al demanio culturale.

L’area recintata e occupata “senza titolo”

Secondo quanto accertato dalle indagini, lo spazio demaniale di interesse culturale sarebbe stato recintato e occupato per anni da terzi senza alcun titolo. Tra gli elementi rilevati, anche l’apposizione di una catena con lucchetto, che avrebbe di fatto impedito l’accesso alla competente Soprintendenza.

L’uso come deposito e il collegamento con un’attività vicina

L’area, sempre secondo gli investigatori, veniva utilizzata anche come deposito di materiali riconducibili a un vicino esercizio ristorativo. Un utilizzo che, oltre a sottrarre di fatto lo spazio alla sua destinazione pubblica, avrebbe ostacolato le attività di controllo e gestione dell’amministrazione preposta.

Nel procedimento, l’autorità giudiziaria ha iscritto nel registro degli indagati un soggetto. I reati contestati, a vario titolo, sono usurpazione di bene pubblico, appropriazione indebita e uso illecito di beni culturali.

Riconsegna alla Soprintendenza

L’esecuzione del sequestro ha consentito la restituzione dell’area alla Soprintendenza A.B.A.P. per il Comune di Napoli, alla quale lo spazio è stato affidato.

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Commenti (1)

Mi pare giusto che larea sia stata seiquestata e restituita alla Soprintendenza ma tutta la storia resta confusa, le carte non son nitide, i nomi non quadrano e i responsabili non si ponno mai capir bene; la catena era messa,probabilmente da terzi e il deposito usatoo dal 1ristorante li vicino

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