

Esplosione colpisce il quartiere Arenaccia di Napoli
Napoli– Un boato, poi il silenzio rotto dalle urla e dal tintinnio dei vetri in frantumi. All’alba di ieri, il quartiere Arenaccia si è svegliato in un’atmosfera da teatro di guerra.
Un ordigno artigianale, piazzato con precisione chirurgica davanti a un edificio di via Andrea Cantelmo, ha scosso l’intero vicolo a due passi da piazza Garibaldi. Due auto distrutte, tre porte-finestre ridotte in schegge, danni a un appartamento al primo piano e la paura tornata prepotente tra i residenti.
L’esplosione, avvenuta intorno alle 4:50, ha investito in pieno le vetture parcheggiate lungo il marciapiede, piegando le lamiere e spargendo pezzi di carrozzeria fino a diversi metri di distanza.
L’onda d’urto ha fatto saltare la corrente nello stabile al civico 1, costringendo i tecnici dell’Enel e i vigili del fuoco a un intervento durato ore. Sul posto, insieme agli uomini della Scientifica, sono arrivati gli agenti del commissariato Vasto-Arenaccia che hanno delimitato l’area e avviato i rilievi.
Gli investigatori hanno subito escluso l’ipotesi dell’incidente: la matrice è dolosa e il messaggio appare chiaro. È il secondo episodio in poche settimane in un raggio di appena ottocento metri: il 22 giugno scorso, un ordigno simile era esploso in via Pasquale Baffi, causando danni a due auto e spaventando l’intero rione.
In entrambi i casi, i proprietari dei veicoli hanno dichiarato di non aver mai subito minacce o pressioni, presentando una fedina penale pulita. Un muro di silenzio che complica il lavoro degli inquirenti.
Tra le piste battute, ce n’è una che sta prendendo corpo: quella del racket dei parcheggi. Un “avvertimento” a chi occupa abitualmente gli spazi in strada durante le ore notturne, in una zona dove – secondo le informative antimafia – il clan Contini, gruppo di vertice dell’Alleanza di Secondigliano, esercita storicamente il controllo.
La deflagrazione, se letta in quest’ottica, suona come una rivendicazione territoriale o un segnale interno, in un momento in cui i grandi clan sono sotto pressione per arresti e maxi-inchieste.
Gli investigatori, pur senza escludere alcuna ipotesi. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è solo all’inizio. Ma il messaggio lanciato con la bomba è già arrivato forte e chiaro a chi doveva arrivare.
Per il momento gli inquirenti tendono a non attribuire il raid al clan Mazzarella, storico rivale dei Contini, che è stato colpito recentemente da un blitz che ha decapitato la cosca originaria di piazza Mercato.
Un elemento che si fa largo e che spinge a ritenere più plausibile un’intimidazione legata a interessi minori ma ugualmente redditizi, come la gestione “in nero” della sosta serale dopo le 20 potrebbe essere legato a un piccolo gruppo di dissidenti del clan Contini.
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