La Fondazione Angelo Vassallo sottolinea la crescente preoccupazione per la potenziale sospensione del Giffoni Film Festival (GFF), enfatizzando il rischio di paralisi a seguito del mancato erogazione dei Fondi di Coesione destinati dalle regioni meridionali.
Claudio Gubitosi, direttore e fondatore del GFF, ha recentemente sollevato l’allarme sulla critica situazione che minaccia l’evento culturale, simbolo di eccellenza artistica e cinematografica da oltre mezzo secolo.
Uno Sguardo al Ruolo Culturale del Giffoni Film Festival
Il Giffoni Film Festival rappresenta un pilastro fondamentale per la diffusione della cultura e dei valori della legalità e del rispetto delle istituzioni tra il pubblico giovane. Come ricorda il Presidente della Fondazione Vassallo, Dario Vassallo, l’edizione precedente ha visto la partecipazione di artisti e cori del Sud, promuovendo in quest’occasione il ricordo e l’insegnamento di Angelo Vassallo. Questa manifestazione è stata spesso un trampolino di lancio per talenti emergenti e una grande opportunità per esprimere il potenziale artistico del Mezzogiorno d’Italia.
La Disparità nel Finanziamento Culturale del Sud
La situazione attuale rappresenta non solo un’ostilità politica verso il Sud ma minaccia anche la stabilità finanziaria degli operatori culturali della regione. Dario Vassallo condanna le dinamiche che contribuiscono a svuotare il valore culturale del Sud e a enfatizzare una disparità che favorisce le regioni del Nord.
Un Appello per L’unità nella Difesa del Festival
Il richiamo finale della Fondazione Vassallo è un invito alla mobilitazione comune in difesa di quello che il GFF rappresenta. La Fondazione esorta le figure politiche a prendere posizione e a lavorare insieme per salvaguardare questo importante eredità culturale. Infine, chiede azioni concrete che assicurino il finanziamento necessario per l’imminente edizione del 2024 e che evitino che sia messo in pericolo un evento così significativo per la comunità e per il panorama culturale nazionale e internazionale.
SALERNO – Un flash mob in difesa di Fabio Cagnazzo, imputato per concorso in omicidio con metodo mafioso nell’inchiesta sull’uccisione del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ha acceso un caso istituzionale. L’iniziativa si è svolta il 14 novembre davanti al Tribunale di Salerno, con la partecipazione – secondo quanto riferisce la Fondazione Vassallo – di persone che sono o sono state carabinieri.
Un’immagine ritenuta “singolare e inquietante” dalla Fondazione, che questa mattina ha scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e al Prefetto di Salerno Francesco Esposito, chiedendo spiegazioni e ricordando che lo stesso Ministero dell’Interno, insieme alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Giustizia, è costituito parte civile nel processo che vede Cagnazzo sotto accusa.
Napoli – La ferita è ancora aperta e la polemica si accende. La Fondazione Angelo Vassallo, guidata dai fratelli del sindaco pescatore ucciso a Pollica nel 2010, ha attaccato frontalmente la segreteria nazionale e regionale del Partito Democratico, accusandola di non essersi costituita parte civile nel processo sull’omicidio. Una decisione definita “vergognosa, grave e politicamente inaccettabile”.
Dario Vassallo, presidente della Fondazione, ha ricordato come Angelo, fino all’ultimo giorno, abbia incarnato i valori di legalità e trasparenza che il Pd afferma di voler difendere. “Dopo la sua morte – ha sottolineato – molte sedi del partito sono state intitolate a suo nome, ma i gesti simbolici non bastano: serviva un impegno concreto per cercare la verità e onorare davvero il suo sacrificio”.
Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
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