Una vita da “Golden Boy”. Con il numero 10 sulle spalle ha fatto innamorare mezzo mondo calcistico. Quasi vent’anni di fedeltà al Milan, la squadra della sua vita, con la quale ha giocato per la maggior parte della sua carriera, a parte la parentesi iniziale nell’Alessandria, il club della città nella quale è nato. Poi le tante emozioni con la Nazionale. Gianni Rivera oggi compie 80 anni.
Uno dei miti del calcio italiano viene celebrato in questi giorni. E la mente inevitabilmente viaggia, a ripercorrere la sua eccezionale parabola calcistica: 3 campionati italiani vinti con la maglia rossonera, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, oltre al successo con la Nazionale italiana agli Europei del 1968. Nel dicembre 1969, al numero 10 rossonero venne assegnato anche il Pallone d’Oro (primo italiano a vincerlo). Al secondo posto si piazzò Gigi Riva, staccato di soli 4 voti.
Gianni, in campo, era un centrocampista che oggi definiremmo “moderno”, abile nello smistare il gioco, così come nel proporsi in avanti come trequartista: una manna per gli attaccanti con cui giocava, che sapevano perfettamente che la classe del “Golden Boy” poteva di certo mandarli in porta con facilità. Ma anche lui, il vizio del gol, ce lo ha sempre avuto nel sangue. Come quella volta che, eravamo nella stagione 1972-73, si laureò capocannoniere della Serie A con 17 reti, ex aequo con Pulici e Savoldi.
Rivera: “Gravina lo sa, sono a disposizione per fare il ct dell’Italia”
“Direi che posso essere soddisfatto di quello che mi è successo – ha affermato Gianni Rivera in un’intervista concessa in questi giorni alla stampa – ho cominciato a pensarci da quando mi hanno fatto i primi auguri. Anche se a me non piacciono i bilanci, per me l’età non esiste: Mick Jagger e Paul McCartney fanno ancora concerti, alla Casa Bianca c’è un signore che ha la mia età e un certo John Glenn, a 77 anni, è tornato sulla Luna. Io, arrivato alla soglia degli 80 anni, vorrei allenare”.
Ecco, proprio nel giorno del suo importante compleanno, l’affermazione più clamorosa: “L’ho pure detto a Gravina – ha proseguito Rivera – sono a disposizione per fare il Ct. Tavecchio (ex presidente della FIGC, ndr) aveva pensato a me dopo Ventura: però non avevo ancora il patentino e gli allenatori si opposero. Costacurta mi disse che non avevo esperienza, ma io ho fatto l’allenatore in campo per vent’anni. Con un gruppo di amici eravamo già pronti a prendere il Bari, ma poi non hanno più venduto”.
Diavolo (è proprio il caso di dirlo, visto i suoi trascorsi nel Milan) di un Rivera, a 80 anni nutre ancora progetti e per il futuro sembra avere le idee chiare: “La prima cosa su cui insistere è la tecnica – ammonisce – è importante anche la preparazione atletica ma la tecnica viene prima. Certo, la mia Nazionale non la farei certo giocare andando indietro: vedendo qualche squadra oggi, viene da pensare che abbiano cambiato le regole”.
Poi i ricordi viaggiano inevitabilmente proprio verso la Nazionale: “Io ancora non riesco a spiegarmi perché mi abbiano impedito di giocare la partita che in assoluto poteva farmi essere protagonista, quella col Brasile a Messico ’70, almeno il secondo tempo. Mazzola nell’intervallo si stava già slacciando le scarpe, quando Valcareggi gli ha detto di proseguire. Sì, a questo ripenso ancora oggi con un pizzico di rammarico”. Per lui, tuttavia, la vita inizia a 80 anni. Buon compleanno a uno dei più grandi calciatori italiani di sempre.
La corsa allo Scudetto è, nonostante il largo vantaggio dell’Inter, ancora aperta. Dettagli, episodi, controversie: basta un attimo per riaccendere la corsa allo Scudo.
Chi può influenzare in maniera significativa le sorti del campionato? Chi sarà il Fattore X di questa stagione? A nostro parere i giocatori che cambiano le stagioni sono quelli in grado di rompere lo schema tattico e l’equilibrio delle partite.
Gennaio si avvicina e per il Napoli il mercato si preannuncia intenso, tra rinforzi necessari a centrocampo e possibili partenze in attacco. Tra i giocatori in bilico c’è Lorenzo Lucca, arrivato in prestito dall’Udinese con obbligo di riscatto stimato intorno ai 30 milioni di euro.
Inizialmente avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di vice-Lukaku. Tuttavia, il grave infortunio del belga ha cambiato le carte in tavola. L’arrivo di Rasmus Hojlund dal Manchester United, già decisivo con gol e prestazioni convincenti, ha ulteriormente complicato le prospettive per Lucca. Con Big Rom vicino al rientro, la concorrenza in attacco diventa ancora più agguerrita.
Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
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