L'inchiesta sull'infiltrazione dei clan negli appalti degli ospedali. I riscobtri grazie alle confessioni del boss pentiti Luigi Cimmino


Quasi 290 anni di carcere sono stati inflitti oggi dal Tribunale di Napoli nei conrfonti di 33 imputati al processo – celebrato con il rito abbreviato – sulle infiltrazione dei clan negli appalti di diversi importanti ospedali napoletani.
Lo scorso 14 ottobre, al termine della requisitoria i pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli avevano chiesto pene per complessivi 346 anni. Il gip Anna Imparato ha anche assolto diversi imputati da alcuni capi d’accusa. Complessivamente sono state comminate multe per oltre 109mila euro.
Il giudice ha anche condannato alcuni imputati a risarcire complessivamente 72mila euro: 20mila all’ospedale Cardarelli, 10mila euro ciascuno alle associazioni “Asso vittime criminalità” e “Sos Impresa rete per la legalità”.
Diecimila euro di risarcimento ciascuno anche alla Cgil Nazionale e alla Cgil della Regione Campania. Lo scorso primo aprile i pm chiesero il rinvio a giudizio per 48 indagati tra i quali figurano i vertici di alcuni importanti clan partenopei (sette in tutto) come il boss Luigi Cimmino, e anche diversi funzionari dei più importanti ospedali di Napoli, come il Cardarelli, l’azienda “dei Colli” e il Nuovo Policlinico, tutti facenti parti nel processo delle parti offese.
Una quarantina hanno scelto il rito abbreviato, come lo stesso boss Cimmino e il figlio (entrambi pentiti e oggi condannati a 9 anni e 4 mesi di reclusione) per i quali la DDA chiese rspettivamente 9 e 14 anni di carcere.
Gli arresti, invece, eseguiti dalla Polizia di Stato, risalgono al 22 ottobre 2021. Nel mirino degli inquirenti finirono le gare d’appalto nei piu’ importanti ospedali della citta’ riguardanti tra l’altro la ristorazione, i distributori automatici, le pulizie e la sanificazione.
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