San Gennaro, il vescovo Battaglia: “Napoli ha bisogno di una nuova speranza”

Napoli. “Oggi il vescovo Gennaro, il segno del suo sangue versato per amore di Cristo e dei fratelli, ci dice che il bene, la bellezza, la bontà sono e saranno sempre vittoriose. Questo è il senso di questo sangue che, unito al sangue versato da Cristo e a quello di tutti martiri di ogni luogo […]

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Napoli. “Oggi il vescovo Gennaro, il segno del suo sangue versato per amore di Cristo e dei fratelli, ci dice che il bene, la bellezza, la bontà sono e saranno sempre vittoriose.

Questo è il senso di questo sangue che, unito al sangue versato da Cristo e a quello di tutti martiri di ogni luogo e di ogni tempo, è testimonianza viva che l’amore vince sempre. Poco importa, fratelli e sorelle mie, che il sangue si sciolga o meno: non riduciamo mai questa celebrazione a un oracolo da consultare”. Lo ha detto l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, nella sua omelia pronunciata in occasione delle celebrazioni di San Gennaro nel Duomo.

“Ciò che importa davvero al Signore, ciò che ci chiede con forza il nostro vescovo e martire Gennaro – ha aggiunto don Mimmo Battaglia – è l’impegno quotidiano a scommettere sull’amore, a sciogliere i grumi dell’egoismo, a rompere le solide dighe che trattengono il bene lasciando che la linfa dell’amore, come il sangue, scorra nelle vene del corpo di questa città, fino all’ultimo capillare, donando a tutti speranza, fiducia, possibilità di riscatto e novità di vita”. 

Napoli, monsignor Battaglia, la città ha bisogno di nuova speranza

”Non nascondiamoci la verita’: sono tanti in questo periodo storico i motivi per essere preoccupati, le ragioni per cui scoraggiarsi. Dalla guerra alla crisi energetica, da una pandemia globale al male endemico della criminalita’ locale ma non dimentichiamo neanche che dinanzi alle difficolta’ della storia spesso a pagare sono quasi sempre gli ultimi, i poveri, i piu’ piccoli, anche di eta’.

Questa nostra citta’ metropolitana ha bisogno di un sangue vivo, di una nuova linfa d’amore, di una nuova speranza, e’ questo che oggi il Signore ci chiede e Gennaro ci domanda”. E’ un passaggio dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, in occasione delle celebrazioni di San Gennaro.

E poi ha aggiunto: “Ogni figlio di questa città ti appartiene ed è per questo che occorre impegnarsi ancor di più nel processo del Patto Educativo, ridestando il “noi” in chi si occupa di educazione: nel mese di ottobre in alcune zone della città muoveranno i primi passi dei tavoli volti a creare delle “reti educative” territoriali.

Delle reti capaci di arrivare prima del sistema camorristico: un sistema che uccide un povero clochard prescelto per essere cavia dell’apprendistato di un ragazzo apprendista killer, un sistema che arruola sempre più minori non imputabili di reato, un sistema che guarda ai giovani non veduti dagli altri come fonte di nuove reclute”.

“Il Patto deve e può prevenire tutto questo, attraverso delle reti educ-attive, con due t, reti in cui tutti dimostrino volontà fattiva di camminare insieme. – continua – Sono certo che anche san Gennaro unisce la sua voce alla voce dei più piccoli per chiedere il miracolo della solidarietà, per impetrare dai nostri cuori induriti e indifferenti il prodigio del bene comune, per invocare la liquefazione di quei grumi sociali fatti di promesse non mantenute, di impegni dichiarati e non perseguiti, di individualismi incancreniti che faticano a creare rete e comunità, unica via per spargere il bene a piene mani”, ha concluso don Battaglia.

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San Gennaro, la benedizione con coro ‘Gente magnifica gente’

Il vescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, si e’ recato all’esterno del Duomo di Napoli e con la teca del sangue di San Gennaro ha benedetto i moltissimi fedeli presenti. A fare da sottofondo il coro con la canzone ‘Gente magnifica gente’ del film Scugnizzi scritta da Claudio Mattone. Una canzone presa ad esempio dallo stesso Battaglia in precedenza che ne aveva citato i passi piu’ importanti.

”Gente di Napoli, magnifica gente della mia terra partenopea, e’ solo dal sedersi insieme, dalla volonta’ di essere non solo l’uno accanto all’altro ma l’uno per l’altro che si puo’ cambiare la cultura dell’indifferenza dando vita a una rete educativa a maglie “strette”, dando cosi’ speranza al presente e al futuro di questa nostra terra”, aveva detto.

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