riciclaggio internazionale (1)



Tre arresti 21 milioni di euro le somme preventivamente sequestrate. Base operativa era a Londra costituita da due “colletti bianchi” di Formia e Gaeta

Le indagini svolte nel Regno Unito, Bulgaria, Lituania, Polonia e Malta
Nella mattinata odierna, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Finanzieri del Gruppo della Guardia di Finanza di Formia, in esecuzione di un provvedimento emesso dal G.l.P. presso il Tribunale di Napoli Nord, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di sei soggetti, indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al internazionale.

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Più precisamente, il provvedimento in corso di esecuzione comprende tre misure cautelari della custodia in carcere e un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del valore di oltre 21 milioni di euro, riguardante beni immobili, mobili registrati, disponibilità finanziarie, quote societarie, direttamente e indirettamente riconducibili a sei degli indagati, quale somma oggetto di aggravalo dalla transnazionalità.

Tale somma, che rappresenta solo una piccola parte delle somme riciclate dal sodalizio criminale cui gli arrestati fanno parte, costituisce il profitto dei reati di frode fiscali commessi in Italia dagli amministratori di diritto e di fatto di società operanti nel settore del commercio all’ingrosso di calzature e abbigliamento che sono stati oggetto di plurimi trasferimenti all’estero, attraverso costituzione di società veicolo all’estero risultate c.d. “cartiere”, necessarie per l’apertura di conti correnti di comodo ove far transitare le somme, dopo il passaggio intermedio e transitorio, ma comunque necessario alla realizzazione del fine ultimo, sui conti correnti di società italiane, anch’esse create ad hoc ed utilizzate al solo precipuo scopo di recidere ogni legame con l’illecita provenienza delle stesse, prima di tornare nella disponibilità degli amministratori legali e di fatti delle società coinvolte nella frode fiscale internazionale (indagati nel presente procedimento per i reati di intestazione fittizia e di autoriciclaggio).

In definitiva, è stato accertato che tutte le operazioni compiute dagli indagati sono caratterizzate dalla previsione di una finalità unica: quella di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle provviste illecite di denaro.
Inoltre, le modalità utilizzate hanno messo in evidenza la coscienza e volontà degli agenti di trasferire e sostituire il denaro proveniente dalle frodi fiscali. Si pensi all’uso di società “veicolo”, alla frammentazione delle somme, all’utilizzo di plurimi canali bancari esteri (Gran Bretagna, Lituania, Bulgaria), al denaro fatto transitare su diversi conti corrente italiani ed esteri in un ristrettissimo arco temporale e, ancora, alla dinamicità con cui sono state eseguite tutte le operazioni, nonché alla riconducibilità ai membri del sodalizio criminale di una serie di società estere “precostituite”, “chiavi in mano”, funzionali esclusivamente a giustificare le prestazioni offerte alla clientela della società londinese gestita dai capi promotori dell’associazione a delinquere.

Con queste società – esistenti solo sulla carta – all’occorrenza venivano realizzate fittizie operazioni commerciali di compravendita, necessarie per giustificare le movimentazioni di denaro in entrata ed in uscita dai conti correnti utilizzati come salvadanaio delle provviste economiche sottratte dai loro “clienti” al fisco, per poi essere rimesse nella disponibilità di quegli stessi imprenditori previa elisione di ogni collegamento con l’origine delittuosa.
Il provvedimento è eseguito, con la collaborazione dei collaterali esteri anche, in Bulgaria e Lituania, ove l’A.G. partenopea ha inoltrato un Ordine Europeo di Indagine penale.

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Ulteriori 16 soggetti sono indagati per intestazione fittizia di beni e concorso in riciclaggio. A tutti gli indagati è stata riconosciuta la circostanza aggravante della transnazionalità.

L’attività investigativa (intercettazioni, servizi di OCP, perquisizioni e sequestro di documentazione amministrativo-contabile e di strumentazione informatica sottoposta ad accertamenti tecnici ed analizzata dalla p.g. operante), svolta dalla Guardia di Finanza – Compagnia di Formia su coordinamento della Procura di Napoli Nord, ha consentito di individuare un’articolata compagine criminale dedita al internazionale di illeciti proventi derivanti da attività delittuose di natura fiscale commesse in Italia.

In particolare, le indagini, iniziate nel dicembre 2020. hanno ricostruito il meccanismo di aggravato dalla transnazionalità ideato dai due professionisti di Formia e Gaeta (62 e 46 anni), che nel corso degli anni, ha permesso a svariati imprenditori italiani di riciclare all’estero ingenti somme, sotto processo per evasione fiscale.

Più precisamente, è stato accertato che la rete di ideata dai due professionisti, esperti nel settore della consulenza fiscale e finanziaria, coinvolgeva soggetti economici di diversi Stati esteri, tra cui Regno Unito, Bulgaria, Lituania, Polonia e Malta.

In tali paesi, con l’ausilio dei prevenuti erano aperti rapporti bancari sui quali confluivano i capitali illeciti, che prima di essere ivi depositati erano soggetti a svariati passaggi su conti correnti riconducibili a società italiane, con il chiaro fine di rendere più complesso, se non impossibile, accertamento della provenienza delittuosa dei capitali.

Più precisamente, l’ingente provvista illecita (illecito profitto delle frodi fiscali commesse in Italia dai clienti dei professionisti rivestenti il ruolo di capi promotori ed organizzatori del sodalizio criminale) veniva dapprima “stratificata” attraverso il deposito su numerosi conti correnti italiani intestati a diverse società – inesistenti o compiacenti – con la causale “acconto/pagamento fatture”. Contestualmente, da tali conti, le somme venivano veicolate su diversi conti correnti esteri ed intestati a svariate società di diritto straniero, con causali inverosimili.

Le attività investigative, oltre a ricostruire e disvelare lo schema di riciclaggio descritto hanno permesso di raccogliere importanti elementi che fanno ritenere come i due “colletti bianchi” del sud pontino, abbiano, negli anni, costituito il centro nevralgico di un meccanismo di riciclaggio internazionale rodato che mettevano a disposizione di chi avesse avuto bisogno di tale servizio.

Infatti, i due “riciclatori seriali” disponevano di una società londinese di consulenza finanziaria e, tramite questa, fornivano non solo imprese di diritto britannico “pronte all’uso” che assicuravano l’apertura di conti correnti in Europa, ma anche un servizio che garantiva l’assoluto anonimato, individuando, all’occorrenza, soggetti prestanome cui intestare le varie entità giuridiche e/o i conti bancari. Tra questi vale la pena di citare un soggetto residente nel milanese, parte integrante del sodalizio criminoso.
Nel corso delle indagini, anche grazie all’attivazione dei canali di collaborazione internazionale e alla successiva attivazione di specifiche rogatorie internazionali a cura dell’Autorità Giudiziaria, sono stati ricostruiti in maniera puntuale tutti i passaggi del danaro, pervenendo ad un quadro chiaro, completo e circostanziato della illiceità delle condotte tenute dagli indagati.

In tale quadro investigativo, gli approfondimenti d’indagine hanno consentito di ricostruire gli assetti organizzativi dei soggetti coinvolti, le gerarchie interne, ed i vari collegamenti tra di essi.



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