Morto No vax che si curava con la telemedicina: scatta l’inchiesta

Ieri mattina un 68enne, non vaccinato, e' morto nella terapia intensiva dell'ospedale Sant'Anna di Ferrara

Aveva inizialmente curato il Covid-19 a casa, con l’assistenza via email e telefono di un medico volontario. Ieri mattina un 68enne, non vaccinato, e’ morto nella terapia intensiva dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara, dove un mese fa era stato ricoverato in condizioni gia’ abbastanza compromesse, una saturazione estremamente bassa di ossigeno nel sangue.

Sul caso la Procura ferrarese aveva gia’ aperto un fascicolo conoscitivo su segnalazione dell’ospedale e ora, con il pm Ciro Alberto Savino, indaga per omissione di soccorso. Nei prossimi giorni sara’ fatta l’autopsia, per approfondire gli aspetti medico-legali della vicenda ed e’ probabile che vengano disposti ulteriori accertamenti, tra i quali la compiuta identificazione del dottore a distanza.

Il medico, si trattarebbe di un professionista di Reggio Emilia, sarebbe legato all’associazione Ippocrateorg, la stessa del convegno in Senato sulle cure domiciliari che nelle scorse settimane aveva scatenato una bufera politica. Nel frattempo sul sito dell’organizzazione e’ apparso un avviso di sospensione dell’assistenza “per cause indipendenti dalle nostre volonta'”, fino a lunedi’ alle 10, con un avvertimento agli utenti: “In caso di saturazione minore di 94-95 o comunque in diminuzione, difficolta’ respiratorie, affanno anche a modesti sforzi, etc., non dovete attendere di rivolgervi a noi e non dovete attendere di essere contattati ma dovete ottenere quanto prima, visita ed eventuale ricovero”.

Il 68enne deceduto, ‘no vax’ convinto, una persona descritta come isolata e con poche relazioni sociali, oltre che con alcune patologie pregresse, a quanto pare anche in ospedale aveva tentato di firmare dimissioni e di rifiutare le cure. Per il paziente era stata richiesta anche una consulenza psichiatrica. Agli atti ci sono anche messaggi e mail che l’uomo stesso forni’ ai medici una volta in ospedale. Tra i farmaci che gli erano stati prescritti ci sarebbero anche vermifughi.

“Venga pesantemente e giustamente sanzionato il collega ove fossero fondate le accuse, ed ove corrispondesse al vero che egli abbia ritenuto di poter curare un paziente affetto da Covid ‘via email e telefono, o senza utilizzare piattaforme integrate certificate ed a norma.

Ma non si ingeneri, per onore della verita’ e della scienza, sospetto sulla telemedicina”, dice la societa’ Csp Telemedicine Srl, attraverso Marcello Ruspi, chirurgo vascolare e responsabile area sanitaria e programmazione clinica, che chiede di non fare confusione: “La telemedicina e’ materia assai seria”.

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A. Carlino

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