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Cronaca Giudiziaria

Voto di scambio, a processo ex candidato sindaco di Casagiove

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Avrebbe promesso il rilascio di un permesso edilizio ad un imprenditore in cambio di voti alle Comunali, facendo assumere dall’operatore anche dei giovani elettori.

E’ l’accusa contestata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere a Danilo D’Angelo, candidato sindaco alla recenti elezioni comunali tenutesi a Casagiove, comune confinante con il capoluogo Caserta. La Procura guidata da Maria Antonietta Troncone ha emesso a carico di D’Angelo prima l’avviso di conclusione indagini, quindi il decreto di citazione in giudizio; il processo iniziera’ nel settembre 2021. D’Angelo si era presentato con la lista civica “Casagiove nel cuore”, battuto dall’attuale sindaco Giuseppe Vozza.

Secondo quanto accertato dai carabinieri, il candidato avrebbe chiesto all’imprenditore di assicurargli un pacchetto di voti in cambio di agevolazioni di natura burocratico-amministrativa, relative al rilascio di autorizzazioni per un progetto edilizio che l’imprenditore avrebbe presentato al Comune qualora D’Angelo fosse stato eletto. Il politico – e’ emerso – avrebbe inoltre chiesto e ottenuto dall’operatore l’assunzione di due ragazzi, che gli avrebbero assicurato altri voti. La Procura, in una nota, ricorda che D’Angelo e’ sotto processo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere per un’altra vicenda simile di corruzione elettorale, ma relativa alle elezioni comunali di Casagiove del 2016.

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Cronaca Giudiziaria

Napoli, 82enne morta disidratata: condannato anche il figlio 

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Da quella residenza per anziani del Napoletano dove avrebbe dovuto essere amorevolmente accudita ne usci’ al tal punto disidratata da morire, qualche giorno dopo in un ospedale a Napoli.

Un triste episodio sul quale per quattro anni ha indagato la Procura di Napoli e che oggi ha trovato l’epilogo con una condanna, esemplare, anche per il figlio dell’anziana donna, morta nel giugno del 2016. Insieme con il figlio-tutore dell’82enne, che affetta dal morbo di Alzheimer, sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi di reclusione anche il legale rappresentante della Rsa, e l’unica operatrice sanitaria presente nella struttura.

La sentenza e’ stata emessa nei giorni scorsi dalla Corte di Assise di Napoli. A tutti il sostituto procuratore Mario Canale, in forza alla sezione “Lavoro e colpe Professionali” coordinata dal procuratore aggiunto Simona Di Monte, ha contestato l’abbandono di persona incapace seguito dalla morte.

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Cronaca Giudiziaria

Truffa all’Asl: revocata la sospensione del coordinatore Covid team 

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Il Gip del Tribunale di Napoli Nord, Vincenzo Saladino, ha revocato la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dalle pubbliche funzioni per uno dei sei medici in servizio all’Asl di Aversa, coinvolto qualche giorno fa nell’indagine della Procura di Napoli Nord su episodi di assenteismo dal posto di lavoro.

Si tratta del dirigente medico Enzo Iodice, coordinatore dei covid team e responsabile dell’emergenza per l’Asl di Caserta, in passato sindaco di Santa Maria Capua Vetere ed esponente di rilievo del Pd e dell’Udc. La revoca e’ sopraggiunta dopo l’interrogatorio cui Iodice si e’ sottoposto, in cui ha chiarito che in qualita’ di dirigente non aveva l’obbligo di marcare il cartellino. Per la Procura di Napoli Nord e i carabinieri del Nas di Caserta, alla sede Asl di Aversa c’era una prassi consolidata di allontanamenti illeciti dal posto di lavoro; complessivamente sono stati accertati 270 casi di allontanamento non autorizzato, alcuni addirittura quotidianamente.

Un dipendente, su 58 giorni di presenza registrati, si sarebbe allontanato illecitamente ben 36 volte. Ad operare le modifiche era l’addetto alla registrazione delle presenze. Le indagini sono iniziate nel 2017, dopo una segnalazione della Direzione Generale dell’Asl di Caserta la quale si era accorta che un dipendente modificava, accedendo al sistema, quasi quotidianamente le sue attestazioni di presenza. Il Nas ha poi accertato che erano 22 le persone (tra dipendenti e collaboratori) che truffavano l’Asl, alcune delle quali, pero’, nel frattempo, hanno cessato il rapporto di lavoro con la struttura sanitaria

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