Caso dei parcheggi abusivi

Camorra e racket a via Campana: l’Appello bis riduce la pena a Cristian Di Roberto

Dopo l'annullamento della Cassazione, i giudici di Napoli rideterminano la condanna a 2 anni e 10 mesi per l'imputato, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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Si è chiuso a Napoli un nuovo capitolo giudiziario sul racket dei parcheggi abusivi a Pozzuoli. La Terza Sezione Penale della Corte di Appello di Napoli, a seguito del verdetto della Corte di Cassazione che aveva annullato con rinvio la precedente condanna, ha celebrato il processo di Appello Bis nei confronti di Cristian Di Roberto.

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La difesa dell’imputato, curata dall’avvocato Luca Gili, ha ottenuto una significativa riduzione della sanzione: la pena finale è stata rideterminata in 2 anni e 10 mesi di reclusione, rispetto ai 4 anni e 8 mesi inflitti in primo grado dal Gup del Tribunale di Napoli nel novembre 2024.

La vicenda e le accuse

I fatti risalgono all’ottobre del 2023 in via Campana a Pozzuoli, nei pressi della discoteca Brass. Secondo l’impianto accusatorio, Di Roberto – insieme a un complice non identificato e in un episodio analogo che vedeva coinvolto anche Alfredo Ciotola – avrebbe costretto con violenza e minacce il titolare del parcheggio regolare privato, un uomo di oltre 65 anni, a cedere il passo alla propria attività abusiva.

Le indagini hanno evidenziato una precisa strategia criminale per monopolizzare la sosta nella zona:
Le minacce: Frasi perentorie e aggressive come “Stasera lo faccio io il parcheggio. Devo lavorare” per intimorire il gestore regolare.

Il blocco: Gli abusivi ostacolavano fisicamente l’accesso delle auto all’area privata per deviarle e farle parcheggiare in strada.

L’aggravante mafiosa: Agli imputati è stata contestata l’aggravante di aver agito avvalendosi della forza di intimidazione del clan Longobardi-Beneduce, l’organizzazione camorristica storicamente egemone sul territorio puteolano.

Nonostante la gravità delle accuse e il riconoscimento del contesto mafioso, il ricalcolo della pena nell’Appello Bis, legato al bilanciamento delle circostanze attenuanti generiche e alla riduzione prevista dal rito alternativo, ha permesso alla difesa di Di Roberto di incassare il forte sconto di pena.

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