Napoli – «Hasta la muerte». Fino alla morte. Non era solo un motto, ma un manifesto ostentato con orgoglio in cima al suo profilo social. Tra dita puntate come pistole, catene, cuori e gocce di sangue, Alessandro Grivano aveva costruito attorno a sé un’estetica che ammiccava pesantemente al mondo della mala: canzoni neomelodiche che celebrano il carcere, il clan, la vendetta.
Parole che oggi, dopo quel colpo mortale esploso a distanza ravvicinata mentre si trovava in sella al suo scooter, suonano come una macabra profezia.
Un’esecuzione nel cuore della città
Grivano, 33 anni, sposato e padre di due bambine, viveva nel quartiere del Borgo Sant’Antonio Abate. La sua vita è stata interrotta da un’esecuzione rapida, chirurgica, sulla quale la Squadra Mobile di Napoli mantiene il massimo riserbo. Gli investigatori, guidati dal dirigente Mario Grassia, stanno passando al setaccio ogni frammento della sua quotidianità per ricostruire una dinamica che appare come un copione già scritto: quello della criminalità urbana che non perdona.
Il passato tra le maglie della giustizia
Il nome di Grivano non era nuovo alle aule di tribunale. Era emerso prepotentemente nel 2019, nel corso di una vasta inchiesta della Procura di Napoli su un’organizzazione capillare dedita alle truffe ai danni degli anziani. Un sistema complesso, quasi aziendale, capace di generare introiti fino a 200 mila euro a settimana e, secondo gli inquirenti, orchestrato sotto l’egida del clan Contini. All’epoca, Grivano evitò il carcere, ma fu destinatario dell’obbligo di firma, chiudendo la vicenda nel 2022 con una condanna a due anni e sei mesi.
I dubbi degli inquirenti: movente economico o passionale?
Sebbene il passato giudiziario della vittima sia cristallino, gli inquirenti invitano alla prudenza. Al momento, la pista che lega l’omicidio al business delle truffe agli anziani — ipotizzando uno scontro interno per la spartizione dei proventi — resta sul tavolo, ma non è la più solida. Gli investigatori sembrano propendere, con maggiore convinzione, per una matrice di natura personale o passionale, un ambito che potrebbe aver scatenato la violenza cieca che lo ha raggiunto mentre era in sella al suo scooter.






Quest’articolo è informativo ma mi pare che racconta la vicenda con troppa semplificità e poco contest, i detagli, sonpo pochi: gli investigatorri, secondo il pezzo, hann0 gia un’ipotesi ma non spieghano i motivi veri; la famiglia resta sola, senza spiegazionni e con molte domande rimaste.