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Cronaca

Pozzuoli, nascondeva cocaina in un pacchetto di sigarette: arrestato pusher 53enne

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Pozzuoli, nascondeva cocaina in un pacchetto di sigarette: pusher 53enne arrestato dai Carabinieri.

I carabinieri della Sezione Operativa di Pozzuoli hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio e resistenza a Pubblico Ufficiale Armando Loffredo, 53enne del posto già noto alle forze dell’ordine. I militari, durante un servizio in abiti civili, hanno notato Loffredo in atteggiamento sospetto. Era nei pressi della sua abitazione e percorreva sempre lo stesso tratto di strada. Incuriositi dal suo comportamento – verosimilmente legato allo spaccio di droga – i militari sono intervenuti per controllarlo. Notata la pattuglia il 53enne ha tentato la fuga ma è stato bloccato.

In un pacchetto di sigarette, lanciato durante la fuga, i militari hanno rinvenuto 7 grammi di cocaina. Poco lontano dalla sua “postazione” i carabinieri hanno rinvenuto due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento e un coltello intriso di sostanza poco prima tagliata. Controllata anche una baracca prospiciente all’abitazione di Loffredo: nella grondaia trovata una pistola a salve priva del tappo rosso e un passamontagna. Arrestato è stato rinchiuso nelle camere di sicurezza in attesa di giudizio.

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Attualità

L’assassino dei fidanzati: ‘Daniele mi ha sfilato il passamontagna e mi ha riconosciuto’

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“Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare ‘Andrea’. Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento”.

 

Sono le fasi dell’assassinio crudele di Daniele De Santis e Eleonora Manta, così come descritte dall’autore reo confesso del delitto, Antonio De Marco, ex inquilino della coppia di fidanzati, davanti al pubblico ministero lunedì sera quando è stato sottoposto a fermo e contenute nell’ordinanza con la quale oggi il gip del tribunale di Lecce, Michele Toriello, al termine dell’udienza, svoltasi in carcere, ha convalidato il fermo e ha disposto l’ordinanza cautelare confermando la detenzione.

“Dopo aver compiuto il gesto – ha aggiunto – sono tornato a casa mia sita in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall’abitazione. La fodera – ha proseguito De Marco – faceva parte del coltello che ho comprato … Insieme ai vestiti c’erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l’ho acquistata presso un negozio, quella sera portavo al seguito anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonché della soda. Ho scritto solo due giorni prima i biglietti. Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina”.

“Ho incontrato Daniele nel corridoio – ha detto – il quale si è spaventato perché avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perché non avevo fiato”.

L’assassino si era “probabilmente accorto di essere seguito”. Anche per questo motivo i pubblici ministeri ritenendo di avere acquisito indizi a suo carico gravi, precisi e concordanti hanno deciso di emettere lunedì scorso il decreto di fermo di indiziato di delitto a suo carico. Lo scrive il gip del Tribunale di Lecce, Michele Toriello nell’ordinanza con la quale oggi ha convalidato il fermo e ha disposto l’ordinanza cautelare che ne ha confermato la detenzione in carcere per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

I magistrati si sono determinati ad agire “ricavando – si legge nell’ordinanza – il pericolo di fuga dalla intervenuta consapevolezza da parte del De Marco della concreta possibilità di essere stato individuato dagli organi inquirenti, a cagione dei plurimi reperti smarriti sul luogo del delitto: mascherina, guanti, bigliettini, e dalla circostanza che lo stesso – come annotato dai verbalizzanti nel corso dei servizi di pedinamento – si fosse probabilmente accorto di essere seguito”.

De Marco è stato bloccato la sera del 28 settembre dai carabinieri nell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove frequenta il corso di laurea triennale in infermieristica. Nell’ordinanza si elencano alcune attività svolte dagli investigatori. “A partire dal 26 settembre 2020 iniziava, dunque, una più mirata attività di controllo dei movimenti di Giovanni Antonio De Marco – si legge – nel corso della quale venivano acquisiti una banconota da 20 euro spesa dall’indagato il 26 settembre 2020 presso un negozio di fumetti sito in via SS. Giacomo e Filippo, e due preservativi ed alcuni fazzolettini utilizzati dal De Marco il pomeriggio del 27 settembre 2020, allorquando aveva un rapporto sessuale con una escort nell’appartamento di quest’ultima sito in Lecce”.

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Cronaca

La famiglia del bimbo morto chiede ‘silenzio’, intanto si esamina cellulare e computer del ragazzino

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Napoli. Bimbo suicida a Posillipo: la famiglia chiede ‘rispettoso silenzio’ ai media.

 

La richiesta è stata resa nota attraverso i legali Maurizio Sica e Lucilla Longone. “La famiglia comprende il difficile lavoro di tutti gli organi di comunicazione ma, in questo momento di grande dolore, chiede un rispettoso silenzio”. La famiglia del bimbo di 11 anni che la notte tra lunedì e martedì scorsi, a Napoli, si è tolto la vita lanciandosi dal balcone di casa ha chiesto riserbo sulla tragedia che l’ha colpita.
Intanto stamane, la Procura ha avviato una serie di accertamenti irripetibili, tra i quali gli esami tecnici dei device in uso al bambino, in particolare, i contatti che l’11enne ha avuto prima della tragedia. L’esame è stato affidato alla polizia postale che sarà affiancata da un perito nominato dalla famiglia per far luce sui motivi che hanno spinto il bambino a lanciarsi dalla finestra del bagno di casa, all’undicesimo piano di un palazzo di Chiaia.

In particolare verranno esaminati un telefono cellulare, lo stesso con il quale ha inviato alla mamma un messaggio prima di lanciarsi nel vuoto, il computer di famiglia e una consolle. La procura ha anche ascoltato gli amici della piccola vittima alla ricerca di tracce che possano portare a comprendere le ragioni del gesto estremo. Dall’esame autoptico non sono emerse lesioni di genere diverso da quelle provocate dalla caduta e neanche le telecamere interne all’edificio hanno dato elementi di indagine; quando il bambino si è lanciato, non c’era nessuno in zona. Lui avrebbe scritto nell’ultimo sms “adesso ho un uomo nero davanti e non ho tempo”. La procura batte per questo la pista che porta al web e a una challenge del tipo Jonathan Galindo, che spinge i più giovani nel baratro.

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