Camorra: nuovo clan Benevento, chieste condanne per 280 anni


Camorra: nuovo clan Benevento, chieste condanne per 280 anni

Avevano tentato di prendere il controllo del mercato della droga a Benevento e anche in alcune zone della provincia, contrapponendosi al clan Sparandeo, decimato dagli arresti.

Ora si trovano di fronte ai giudici del tribunale di Benevento, con richieste di condanne che vanno dai 30 ai 16 anni di reclusione. Complessivamente la Dda di Napoli ha chiesto oltre 280 anni di carcere per 13 imputati. L’indagine risale al luglio 2018, quando la Squadra Mobile della questura di Benevento smantello’ un’organizzazione che riforniva le piazze di spaccio beneventane di cocaina, crack, marijuana, hashish ed eroina, acquistata in grosse partite a Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli.

Il pm Francesco De Falco nella sua requisitoria ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Giuseppe Iele, considerato insieme a Cosimo Sferruzzi, per il quale sono stati chiesti 25 anni di carcere, il promotore dell’organizzazione; e’ di 24 anni la richiesta per Antonio Cifiello, 23 anni per Maurizio e Raffaele Iuliano, Alberico D’auria, Stanislao Musco, 22 anni per Enzo Martinelli, 21 anni e 4 mesi per Mauro Fornito, 18 anni per Cristian Bertozzi e Pompeo Anzovino, 16 anni e 6 mesi per Umberto Ianniello e Marco Intorcia. La sentenza e’ attesa per luglio prossimo. Dall’incendio di una Mercedes nel rione Liberta’ di Benevento, gli inquirenti hanno ricostruito una rete di rapporti tra piccoli criminali che pero’ avevano messo in piedi un ‘sistema’ con un volume di affari di decine di migliaia di euro la settimana. A capo della banda, Nicola Fallarino, 36 anni, di Benevento gia’ condannato con rito abbreviato a 20 anni di reclusione. Tra il 2013 e il 2015 nei quartieri popolari di Benevento si susseguirono una serie di attentati incendiari nei confronti di ‘clienti’ morosi. Metodi violenti per controllare il territorio e incutere timore. Durante il blitz del 2018 fu trovato anche un bunker che Fallarino aveva realizzato nella sua abitazione dietro il mobile letto di suo figlio, creando un vano per nascondersi.



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