Con una denuncia presentata nel 2014 alla Procura a Napoli chiese di indagare sullo smaltimento illecito dei rifiuti nella cosiddetta Terra dei fuochi, evidenziando decenni di inerzia delle istituzioni e il coinvolgimento di settori deviati dello Stato, ma gli inquirenti, a distanza di sei anni, pur riconoscendo gravi omissioni sotto il profilo penale e responsabilita’ politiche e amministrative, decidono di chiedere l’archiviazione in quanto quelle gravi omissioni risultano ormai prescritte. A lanciare pesanti accuse, l’8 gennaio 2014, fu l’avvocato napoletano Sergio Pisani, non in qualita’ di legale ma di padre di un bimbo 5 anni nato con malformazioni plurime. Malgrado la decisione di gettare la spugna della procura Pisani non si arrende e torna all’attacco, presentando opposizione alla richiesta di archiviazione: “l’ipotesi di reato per la quale ho chiesto di indagare, morte come conseguenza di altro reato, non puo’ cadere in prescrizione”. Proprio sulla base di questo assunto Pisani ha presentato al gip di Napoli un atto di opposizione nel quale chiede, tra l’altro, di ascoltare Antonio Giordano, oncologo di fama internazionale che lavora per l’Istituto Sbarro della Temple University di Philadelphia. Il dottore, nella ricerca “Il progetto Veritas”, sostiene la correlazione tra la devastazione ambientale che hanno subi’to le province di Caserta e Napoli e il picco di neoplasie. I dati pubblicati sul Journal of cellular physiology, sostiene Pisani nell’atto di opposizione, sembrano dare ragione all’oncologo napoletano visto che “i ricercatori hanno rilevato concentrazioni fuori norma di metalli pesanti nel sangue dei malati di cancro”. Nella denuncia del 2014, inoltre, Pisani chiese alla Procura di accertare la veridicita’ di alcune circostanze: per esempio, se Massimo Scalia, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti dal 1997 al 2001, “colui che dispose – scrive l’avvocato – la secretazione dell’audizione del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone”, abbia veramente dichiarato di avere informato tutti, gli enti locali, la stampa, i ministri interessati, “tra cui l’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio” che “andavano fatte le bonifiche”, che lo Stato non era “intervenuto”, che i governi avevano “enormi responsabilita'” e che, infine, alle audizioni prendevano parte anche gli assessori comunali. “Si poteva e si doveva intervenire subito – sostiene Sergio Pisani – e invece sui veleni sono stati costruiti palazzi, strade e scuole” mentre “continuano a morire, ancora oggi, cittadini e bambini”. L’avvocato chiese risposte anche riguardo un’informativa del commissario della criminalpol Roberto Mancini che nel 1996 “aveva indagato sul traffico dei rifiuti e che ora sta lottando contro un tumore. Una relazione rimasta per 15 anni nei cassetti, inspiegabilmente. Se quel lavoro, – sottolinea Pisani – che ora sta presentando il conto al funzionario, fosse stato preso in considerazione, come dichiaro’ anche Mancini, “avremmo potuto limitare i danni, evitare decessi”. Nel suo documento Pisani ha infine fatto anche istanza di acquisizione del registro sui tumori e della documentazione clinica dei bambini della Terra dei fuochi deceduti per patologie tumorali.
Terra dei fuochi, la Procura: ‘Gravi omissioni ma reati prescritti’
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