‘Le ragioni del Boia’, il nuovo libro di Giusepe Garofalo per Graus Edizioni. A ottobre in libreria

E’ stato licenziato per i tipi di Graus Edizioni di Napoli, per la collana Tracce, Le Ragioni del Boia, che sarà in tutte le librerie ad ottobre ed è l’ultimo lavoro del penalista Giuseppe Garofalo.
La trama del libro è avvincente. L’autore con estrema abilità riesce a condurre il lettore nei meandri della giurisdizione, mostrandone il lato umano, crudele e privo di quella logica incisa nei libri, che raramente è presente nelle aule dei tribunali. La giustizia mirabilmente dipinta è quella delle leggi soggette ad interpretazione, dettata dall’arbitrio dei giudici, di una legalità fatta di concetti precettistici che sono incompatibili con la ben diversa realtà dei tribunali e del patibolo.
Uno degli avvocati più illustri della città di Napoli si ritrova ai piedi del patibolo, condotto col cannale al collo, come una bestia da macello, pronto ad essere messo a morte in uno dei secolari teatri della giustizia, dalla scure del boia. Giudici, accusatori, vittime e regnanti, tutti sembrano essere nell’atto di recitare una tragedia invece che presenziare ad un processo di pena capitale. La scena teatrale non manca, Castel Capuano e Piazza Mercato sono solo tra le più citate scenografie davanti alle quali i sanguinosi atti di governo si consumano. È una narrazione fatta di processi giudiziari che si svolgono a cavallo tra il XVIII e XIX secolo nella Napoli borbonica, e i cui protagonisti sono vittime e colpevoli, non tanto di ciò di cui vengono accusati, quanto della giustizia che processa se stessa.
“Ho indossato la toga per 70 anni – scrive, tra l’altro, Giuseppe Garofalo nel prologo del libro – non c’è teatro iudiciale (soppresso o nuovo di zecca) dove io non abbia recitato la mia parte. Anche in due fuori del comune: la Chambre d’accusation di Parigi e la CAF (Commissione di Appello Federale) dove conobbi lo strano volto della giustizia sportiva.
Non ho di che pentirmi. Non senza difficoltà in questo lungo tema ho dovuto adeguarmi ai continui cambi di linguaggio della giustizia, a volte incomprensibile, contraddittorio e sgrammaticato.
Ho difeso politici, professionisti, magistrati, associati a delinquere, assassini per amore, odio, vendetta, denaro, rapinatori, ladri, truffatori per mestiere o per necessità, bancarottieri abituali e occasionali, sedotte e sedotti abbandonati. Ho sostenuto cause giuste e cause ingiuste, ho sofferto sconfitte immeritate e goduto vittorie altrettanto immeritate. Inizialmente ho guadagnato poco pur lavorando molto e alla fine ho guadagnato molto lavorando poco. Ho ricevuto riconoscimenti attestati e lusinghieri commenti. Ho scritto libri che hanno avuto successo. Nel deporre definitivamente la toga in armadio ho voluto ricordare le vicissitudini di un avvocato, protagonista di questo racconto, non perché sia stato a suo tempo un novello Demostene, ma perché visse tutte le giustizie e controgiustizie di un particolare periodo della storia di Napoli.

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Regina Ada Scarico

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