Castel Volturno – Un immobile pubblico di circa 860 metri quadrati, finanziato con fondi ministeriali per promuovere la legalità e l’aggregazione giovanile a Castel Volturno, sarebbe oggi utilizzato quasi interamente da una società privata. È questa la pesante denuncia che ha riacceso i riflettori sulla gestione dei beni comuni nel casertano, spingendo le istituzioni e il tessuto associativo locale a richiedere un intervento ispettivo urgente.
L’affondo del Garante dei detenuti: “I giovani si aiutano con i fatti”
A dare una forte risonanza istituzionale al caso è l’intervento di Don Salvatore Saggiomo, Garante dei Diritti dei Detenuti della Provincia di Caserta. Attraverso un appello formale indirizzato al Prefetto di Caserta, al Presidente della Regione Campania e al Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, il Garante ha chiesto l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale per discutere la questione sollevata dal Centro studi Officina Volturno.
“Chiedo una verifica istituzionale immediata. I giovani non si aiutano con le promesse, ma con i fatti”, ha dichiarato Don Salvatore Saggiomo. Il Garante ha sottolineato come la prevenzione della devianza e dell’esclusione sociale in territori complessi debba necessariamente passare per la creazione di opportunità concrete. “La legalità deve tradursi in opportunità reali, soprattutto per le nuove generazioni. Se le accuse saranno confermate dagli accertamenti, saremmo di fronte a una vicenda vergognosa”.
La ricostruzione della vicenda: dalle carte del 2015 all’uso attuale
L’intera vicenda nasce dalla dettagliata ricostruzione documentale presentata da Tommaso Morlando, presidente del Centro Studi Officina Volturno (ente editore della testata Magazine Informare). Carte alla mano, Morlando ha smentito le posizioni espresse dal responsabile del settore Lavori Pubblici del Comune di Castel Volturno, l’architetto Gennaro Campoli, il quale sosteneva che l’immobile non avesse un vincolo di destinazione specifico per i giovani.
La Relazione Generale del progetto esecutivo, datata 8 luglio 2015, dimostra l’esatto contrario: l’intervento era intitolato esplicitamente “Aggregazione e Legalità a Castel Volturno” e finanziato dal Ministero dell’Interno nell’ambito del “P.A.G. – Piano di Azione Giovani Sicurezza e Legalità”. L’edificio, sviluppato su due livelli, doveva ospitare laboratori didattici, spazi multimediali, aule studio e un auditorium da 78 posti per contrastare la dispersione scolastica e favorire l’integrazione.
Oggi, lo scenario all’interno dell’immobile è radicalmente diverso, secondo quanto riportato nella denuncia dal presidente Morlando. “La struttura risulta occupata quasi integralmente dal personale della ATS Monte Maggiore, una società privata impegnata nella riforestazione della locale Pineta. Al piano superiore, una sola stanza risulta assegnata all’Ente Riserve Naturali Regionali, il quale avrebbe peraltro già programmato il trasferimento dei propri uffici a Giugliano in Campania” si legge nell’esposto.
Le ombre sulla concessione e la protesta delle associazioni
Il punto centrale della contestazione risiede nelle modalità con cui la società privata ha ottenuto l’uso esclusivo degli spazi. Secondo quanto denunciato dal Centro Studi Officina Volturno, l’assegnazione sarebbe avvenuta tramite un accordo diretto con il Comune, senza alcuna procedura pubblica, bando di gara o evidenza trasparente che permettesse alle realtà sociali del territorio di partecipare.
Si tratta di un paradosso evidente per un territorio che dichiara costantemente di voler investire sulla legalità. Il Centro Studi Officina Volturno coordina da oltre vent’anni attività di impegno civile e conta più di 60 giovani redattori provenienti da tutta la Campania. A questi ragazzi, intenzionati a fare giornalismo e a sviluppare una coscienza critica, è stato di fatto negato l’accesso a un bene che era stato edificato e finanziato precisamente per sostenere le loro attività.
Le richieste al Commissario Straordinario del Comune di Castel Volturno
La denuncia formale, depositata presso il Comune guidato dal Commissario straordinario, si conclude con quattro precise richieste avanzate dalle associazioni e sostenute dal Garante per i detenuti don Salvatore Saggiomo:
- Accertare le responsabilità amministrative sulla modifica della destinazione d’uso del bene.
- Verificare la legittimità dell’accordo diretto stipulato con la società ATS Monte Maggiore.
- Interrompere l’occupazione esclusiva dell’immobile da parte del soggetto privato.
- Restituire l’edificio alla cittadinanza e ai giovani attraverso un bando pubblico, trasparente e non discriminatorio.
Le associazioni hanno già fatto sapere che, in assenza di un riscontro tempestivo da parte delle autorità comunali e prefettizie, la vicenda verrà portata all’attenzione degli organi giudiziari e di controllo competenti.
Dettagli pratici sulla situazione del centro giovani di Castel Volturno
Ecco alcune informazioni chiave riguardo alla controversia sul centro giovani di Castel Volturno.
- Ubicazione: L'immobile si trova a Castel Volturno ed è di circa 860 metri quadrati.
- Finanziamento: Il centro è stato finanziato con fondi ministeriali per promuovere legalità e aggregazione giovanile.
- Occupazione attuale: La struttura è attualmente occupata quasi interamente da una società privata, ATS Monte Maggiore.
- Richieste delle associazioni: Le associazioni chiedono un bando pubblico per restituire l'immobile alla comunità.
- Prossimi passi: In assenza di risposte, la questione potrebbe essere portata in sede giudiziaria.



