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I fatti del giorno

Casalnuovo: ‘Da una settimana chiusa in casa con mio figlio minore, mio fratello ci minaccia di morte. Aiutateci’

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. “E’ una settimana che sono chiusa in casa con mio figlio minore e due cani perché mio fratello mi minaccia di morte. Ho presentato denuncia ai carabinieri, non so più cosa fare. Lui continua. Ho paura, vi prego aiutatemi”. Piange disperata al telefona la signora Cira B., 52 anni napoletana abitante a in via Monsignor Peluso, in quello che è chiamato il ‘Parco macello’. Il fratello Salvatore, un pregiudicato con numerosi precedenti penali e che tra l’altro abita nello stesso edificio al piano inferiore, l’accusa di aver venduto il garage, di proprietà della donna, a sua insaputa. La signora Cira ha anche una patologia tumorale per cui necessita di cure e medicine. “Non posso uscire di casa perché lui mi minaccia continuamente. Sono andata dai carabinieri per fare denuncia ma ho dovuto aspettare che arrivasse una loro auto per accompagnare in caserma a me mio figlio minore. Ci aveva fatto trovare due mazze da baseball fuori alla porta(consegnate ai carabinieri) dopo che mi aveva inviato una serie di messaggi via chat nei quali diceva che doveva uccidere a me e mio figlio minore. L’altro mio figlio da giorni vive a casa della fidanzata perché lui lo aveva aspettato sotto casa armato con una mazza da baseball mentre rincasava. Per fortuna il ragazzo, avvertito da alcuni vicini, è risuscito a scappare in tempo. Non sappiamo più cosa fare”.

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Campania

Coronavirus, i titolari dei bar di Napoli: ‘Piu’ controlli invece di chiusura’

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Coronavirus, i titolari dei bar di Napoli: ‘Piu’ controlli invece di chiusura’

Una stretta sulla movida era nell’aria, quasi non sono sorpresi i titolari di molti locali del centro storico di Napoli, quando viene emanata l’ordinanza regionale sugli orari di chiusura. La preoccupazione e’ di non riuscire a risalire la china dopo i mesi di lockdown che hanno del tutto bloccato le loro attivita’. “Avremmo preferito controlli serrati, ma non limitazioni – spiega il proprietario di un bar del centro, meta serale di molti ragazzi – All’interno, si riesce a tenere sotto controllo la situazione perche’ non lasciamo entrare nessuno senza mascherina. Il nodo resta all’esterno dove i ragazzi si fermano. Piu’ controlli per verificare l’utilizzo di mascherine, questo sarebbe servito e forse stato piu’ utile”. Riflessioni comuni a molti, come i timori che le misure adottate dall’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, possano essere un ulteriore freno alla ripresa delle attivita’. In molti ancora scontano i danni del lockdown, i giorni della ‘folla’ . “Non e’ stata la solita estate – racconta un esercente – Non c’erano turisti, pochi ragazzi per strada rispetto agli altri anni. Se le cose continuano cosi’, rischiamo di chiudere”. “Ora vogliono di nuovo gettare la croce addosso a noi che gestiamo i locali della movida – sottolinea un esercente – dopo la ‘colpa’ della diffusione del virus sara’ di qualcun altro. La verita’ e’ che l’emergenza sanitaria non e’ mai finita e chi di dovere non ha saputo gestirla”. C’e’ tra i commercianti un certo sconforto, dovuto anche alla tempistica dell’emanazione della delibera. “Il coronavirus e’ tornato adesso? Non se n’e’ mai andato – afferma un altro titolare di un altro locale del centro – pero’ fino a prima del voto tutto andava bene, poi all’improvviso il pericolo e’ di nuovo altissimo, la pandemia spaventa tutti”.

 

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Campania

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati

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Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati.

 

Botta e risposta a distanza tra il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello e il sindacato Uspp: ad innescare le polemiche e’ stato un video registrato dal sistema di video sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere che, secondo il garante rappresenterebbe la prova “principe” dei pestaggi avvenuti nell’istituto di pena casertano durante il lockdown, dopo una protesta dei detenuti. Un episodio che risale al 6 aprile e che al momento vede iscritti nei registro degli indagati 57 agenti, accusati di abuso di potere e tortura.

 

Presunte vittime e presunti carnefici, secondo il garante, condividerebbero ancora lo stesso tetto, il reparto Nilo. Soprattutto ci sarebbero ora queste immagini che inchioderebbero gli agenti alle loro responsabilita’. Si tratterebbe di video della videosorveglianza interna del carcere, acquisito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcuni mesi fa e sul quale il lavoro investigativo sarebbe finito. “Ora ci sono le immagini che provano le violenze”, dice il garante dei detenuti per la Campania Samuele Ciambriello, tra i primi a denunciare i presunti abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

“Forse gli agenti pensavano che le telecamere non funzionassero o, cosa ancora piu’ grave – osserva Ciambriello – credevano di restare impuniti; ma cosi’ non e’ stato. Nel carcere – prosegue – il clima e’ ancora troppo pesante tra detenuti e agenti della penitenziaria a causa dell’indagine sui pestaggi di aprile, che potrebbe allargarsi ad altri agenti. Solo pochi detenuti sono stati trasferiti, la maggior parte e’ rimasta nello stesso reparto, il Nilo, dove avvennero i pestaggi, insieme agli stessi agenti denunciati. Non capisco – prosegue – perche’ il Dap non intervenga con i trasferimenti di tutti i detenuti o dei poliziotti coinvolti nella vicenda”. Antitetiche invece le parole del segretario regionale dell’Uspp Ciro Auricchio.

“A Santa Maria il clima non e’ teso, contrariamente a quanto ha dichiarato il garante. Il 24 settembre e’ entrato in servizio un nuovo comandante e gli agenti continuano a lavorare rispettando la legalita’”. Riguardo alla presenza dei poliziotti penitenziari indagati nei reparti dove sono avvenute le presunte violenze, Auricchio e il presidente nazionale dell’Uspp Giuseppe Moretti smentiscono: “gli agenti prestano servizio esclusivamente nei settori esterni all’area detentiva. Abbiamo piena fiducia nella magistratura, lasciamo lavorare gli inquirenti su una delicata vicenda strumentalizzata dalla politica. Come sindacato ribadiamo che gli agenti non sono torturatori ma hanno garantito e garantiscono la sicurezza nelle carceri”.

L’indagine sulle presunte violenze nacque dalle segnalazioni dello stesso Ciambriello, di associazioni come Antigone e dalle denunce dei familiari dei detenuti. I presunti pestaggi avvennero il 6 aprile scorso – in pieno lockdown – quando centinaia di agenti, non solo del carcere casertano, ma anche di altre carceri e di reparti speciali come il Gruppo operativo mobile), intervennero a Santa Maria Capua Vetere per perquisire i detenuti del Reparto Nilo, dopo una rivolta scattata a seguito della positivita’ al covid-19 di un recluso. Dell’inchiesta se ne seppe lo scorso giugno, quando i carabinieri notificarono alcuni decreti di perquisizione agli agenti indagati all’esterno del carcere, provocando la reazione dei poliziotti che ritennero le modalita’ di “troppo spettacolari”; al vaglio dei magistrati c’era la posizione di altri agenti, afferma ancora Ciambriello che paventa un allargamento dell’inchiesta non confermato e neppure smentito dagli inquirenti: “Le immagini in possesso della Procura – spiega – potrebbero aver portato all’identificazione di altri responsabili delle violenze”.

 

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