Boscoreale. Revocati i domiciliari al rampollo della famiglia Padovani. La Corte di appello di Napoli ha accolto l’istanza difensiva presentata dall’avvocato Gennaro De Gennaro. Padovani Giovanni,  soggetto molto attivo nel vesuviano per spaccio di droga  nonché gestore, per l’accusa, di una fiorente piazza di spaccio con base operativa al Piano Napoli di Via Passanti Scafati, tristemente famosa come la Scampia del vesuviano. Secondo la Corte di appello non è più pericoloso. Niente domiciliari, ritorna libero nonostante fosse stato beccato per ben 3 volte nell’arco di un anno con quantitativi tutt’altro che modici ed appartenga alla “famosa” famiglia Padovani. Era stato fermato dai carabinieri di Boscoreale nel suo isolato mentre stava per commettere nuovamente sempre lo stesso reato: quello di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il Padovani,  primogenito di Salvatore Padovani, fratello di Carlo, il Signore della droga del vesuviano. L’ultimo arresto era avvenuto circa un anno fa quando i carabinieri di Boscoreale sotto la direzione operativa del Maresciallo Serra avevano dato luogo ad una perquisizione capillare e porta a porta dei vari isolati.In quella circostanza all’isolato 25 avevano rinvenuto sulla persona del pregiudicato sostanza stupefacente del tipo crack, suddivisa in 20 dosi e pronta ad essere ceduta. Secondo i carabinieri, durante il fermo del Padovani erano sopraggiunti diversi acquirenti per acquistare droga ma avendo riconosciuto le forze dell’ordine si erano velocemente dileguati.La Procura aveva chiesto il carcere per il pericoloso pregiudicato che nell’ arco di un anno era stato arrestato altre due volte ed era stabilmente inserito in un grosso contesto di spaccio. Nell’ultimo giudizio che il Padovani aveva affrontato il PM aveva chiesto una condanna di 5 anni per la sua recidiva ma era stato graziato con una condanna di 2 anni e sei mesi. Nel giudizio di appello la pena si è ridotta ulteriormente, avendo riportato il Padovani una condanna di un anno e sei mesi con riqualificazione nella minima offensività della condotta.

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