Camorra, omicidio in pizzeria: i ‘Capelloni’ confessano ed evitano l’ergostolo in Appello

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Pene ridotte in appello per un omicidio di camorra, quello di di Salvatore D’Alpino, detto o’ brillante, avvenuto il 30 luglio 2015 nei pressi di piazza Garibaldi e che fece scalpore perche’ avvenne davanti a una pizzeria frequentata da turisti impietriti dalla scena. La Corte d’Assise d’Appello di ha inflitto 20 anni ciascuno a Gennaro Buonerba, Antonio Amoroso, detto scarpuzzedda, detto sby sby e Salvatore Mazio, in primo grado condannati all’ergastolo, e la stessa pena e’ stata comminata ad Assunta Buonerba e Luigi Scafaro, che in primo grado avevano avuto 30 anni. Quando videro in strada Salvatore D’Alpino per i killer fu una sorta di regalo. “Ce lo manda il cielo, scendete”, disse Assunta Buonerba, donna boss del clan dei ‘capelloni’ del quartiere di Forcella a Napoli. La donna ha confessato di aver voluto l’omicidio. Con lei, in Corte d’Assise d’Appello, hanno confessato il fratello Gennaro, il killer mancino e tatuato ripreso dalle telecamere, Antonio Amoroso, che era in scooter e altri due basisti, Salvatore Mazio e Luigi Scafaro. Il pg aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, ovvero l’ergastolo per tutti tranne che per Assunta Buonerba e Scafaro, che invece erano stati condannati a trent’anni. I giudici hanno escluso la premeditazione del reato: di qui i forti sconti di pena e la condanna per tutti a venti anni di reclusione. L’omicidio e’ maturato nel corso della faida scoppiata per il controllo del territorio tra il gruppo dei Buonerba e quello della degli Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo e che provoco’ decine di morti. Il giorno dell’omicidio, il gruppo di fuoco cercava un’altra persona per ucciderla, accusata di aver dato appoggio ai Sibillo per le incursioni notturne in via Oronzio Costa, vicolo bunker dei Buonerba, e invece trovarono D’Alpino. Nella sparatoria rimase ferito anche un’altra persona. Sebastiano Caldarelli.

ecco i passaggi chiave dell’intercettazione che ha inchiodato gli imputati. Dice Assunta Buonerba, sorella del boss: “Totore ‘o brillante si deve sparare. Si deve levare di mezzo”. Ed Emilia Sibillo, moglie del capoclan in carcere Giuseppe Buonerba: “Si deve andare a colpo sicuro: Bum”. Poi arriva l’occasione giusta. A parlare è Emilia Sibillo (omonima del clan rivale), moglie del capoclan in carcere Giuseppe Buonerba: “Questa occasione ce la manda il Padreterno, guagliù…”, dice non appena ricevuta la soffiata sulla presenza di D’Alpino in una pizzeria: “Non cominciate a fare bordello, avete sentito? Ci sta una capa lucida lucida, lì in quella pizzeria, una capa ‘brillante’… fate una cosa veloce, ià”, dice riferita ad Antonio Amoroso, killer di D’Alpino. Amoroso il 30 luglio scorso fu immortalato da una telecamera di sorveglianza mentre fa irruzione in una pizzeria di piazza Mancini, a Napoli, sparando tra la folla e facendo un morto (D’Alpino) e un ferito, Sabatino Caldarelli. La notizia arriva presto in via Oronzo Costa. Qualcuno ha il dubbio che sia stato ucciso l’omonimo e cugino di D’Alpino, soprannominato ‘o celeste , perché era anche lui in piazza Mancini e, come il parente, indossava una maglietta rosa. Commentano: “Quello ha fatto così e quello bum… credimi… lo ha acchiappato in faccia…”. “Ma mo’ se sta tutto a posto chi è è, che ce ne fotte… è la stessa cosa, levato pure da mezzo questo non fa niente, va bene, è il cugino, appartiene a lui”. Un morto vale l’altro, mentre il reggente pensa al suo killer Amoruso: “Ho capito mo’ che succede… il questore a due passi, hai capito, se mo’ sono scese trecento guardie ne scendono tremila (si riferisce alla presenza di una personalità nella zona di Forcella contestualmente alle fasi dell’omicidio) “. E alludendo al killer: “Questo mo’ domani, dopodomani, piglia trent’anni di carcere”.Amoruso, cui è facile risalire perché ha sparato con la mano sinistra in quanto mancino, viene anche rimproverato. “Il cazzo dei guai tuoi sono i tatuaggi”, che lo rendono ancor più identificabile. Poi però il boss decide di fargli un regalo: “Ho pigliato la bomba, ti ho fatto un regalo per quello che è successo. Così la butti tu… la butto io…è la stessa mano. Siamo una cosa”. Una bomba in regalo per avere ucciso. Clan violento e disposto a tutto, che parla anche della morte di Luigi Galletta, l’innocente meccanico incensurato prima picchiato brutalmente e poi ammazzato perché “colpevole” di essere il cugino di un sicario dei Buonerba. Scrivono i pm: “Terrore e guerriglia urbana hanno sconvolto la città. Molte le vittime, tra l’altro anche innocenti incensurati come Luigi Galletta”. Spiega Buonerba a un affiliato: “Lo sai il problema nostro dove sta? Quando il cane è stato mozzicato sente dolore… quello è stato mozzicato… ha avuto le botte, mo’ in corpo sai che tiene? Tiene ‘o fracido… A noi ci vuole vedere uccisi, sbranati. Allora tu lo devi stutare il più presto possibile…”.

(nella foto da sinistra Gennaro Buonerba, Antonio Amoroso, Salvatore Mazio, Assunta Buonerba, Andrea Manna e Luigi Scafaro)