Arzano – Si è svolto ieri, con l’intervento della polizia locale, lo sgombero di suppellettili e mobili al secondo piano di uno dei palazzoni della 167 di via Colombo. Una vicenda che si trascinava avanti da mesi con una famiglia, legittima assegnataria, impaurita finanche ad avvicinarsi alla porta d’ingresso.
Addirittura, secondo indiscrezioni, gli uomini del clan a bordo di motociclette e volto travisato da caschi, avrebbero intimato all’assegnataria di desistere dall’entrare nell’appartamento molto probabilmente per destinarlo e farlo “occupare” da qualche affiliato di primissimo piano in libertà. Locali abbelliti con marmi e maioliche come solo osano fare gli uomini della camorra.
Sin da subito, la vicenda ha attirato le attenzioni degli uomini coordinati dal comandante Luigi Maiello che in pochi mesi sono riusciti a liberare l’appartamento.
Il precedente della famiglia Monfregolo
Appena qualche anno fa, in sordina, si svolsero le operazioni per un altro sfratto coatto eccellente: quello a carico di Luisa Grassini, madre dei boss finita ai domiciliari il 25 aprile 2022 durante il blitz dei carabinieri di Castello di Cisterna che portò in carcere 29 esponenti dell’ala scissionista arzanese legata agli Amato-Pagano.
Quell’operazione, oltre che mettere fine alla guerra che aveva insanguinato i comuni a nord di Napoli, azzerò l’intera famiglia Monfregolo. Lo sfratto, aveva riguardato anche la nipote di Grassini, occupante senza titolo di un alloggio dell’Acer Campania sempre nel rione di via Colombo. Nipote che sarebbe legata a Raffaele Piscopo, detenuto unitamente a Mariano Monfregolo anche per le minacce all’ex comandante dei vigili, Biagio Chiariello reo di aver fatto abbattere decine di abusi.
Le indagini sulle occupazioni abusive
Gli accertamenti che portarono alla scoperta delle occupazioni senza titolo e la costruzione di vere e proprie ville realizzate nei porticati dell’agglomerato urbano da parte di parenti ed esponenti del clan, partirono da dettagliate denunce di giornalisti locali e dai successivi approfondimenti investigativi della polizia locale. La Grassini, tra l’altro, era stata occupante senza titolo fin dagli anni 80.
La faida tra Cristiano e Monfregolo
Appartamenti che prima della faida scoppiata tra i Cristiano (oggi collaboratori di giustizia) e i Monfregolo con tanto di morti ammazzati e sparatorie, erano occupati dal cartello dei Cristiano “cacciati” nei vicini comuni Frattamaggiore e Frattaminore dopo il tracollo criminale che culminò con l’omicidio di Salvatore Petrillo, cugino di Cristiano, ucciso in un bar di Arzano in via Silone che vide anche il coinvolgimento di altri 4 feriti di cui due incensurati.
Il monitoraggio degli alloggi
Un lavoro certosino di intelligence con il censimento e l’avvio contestuale delle indagini per il monitoraggio delle case abusivamente occupate vide anche lo sfratto della moglie del boss Monfregolo, detenuto nel carcere di Nuoro.
P.B.









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