Le case sono intonaco e divinità: un filo rosso unisce la solidità delle fondamenta alle storie che si respirano nelle stanze. Chiusa in un quadro svedese di cemento che lei osa definire “casa”, la protagonista di “Scannasurice”si addentra in un racconto fatto di parole come colpi di mitra e di intensa fisicità. Il testo rappresentò il debutto, nel 1982, di Enzo Moscato in qualità di autore e interprete, capace di descrivere in profondità i meandri problematici di Napoli e della napoletanità. “Scannasurice” significa, letteralmente, “scannatopi”: una pratica a cui si dedicavano gli artigiani dei Quartieri Spagnoli usando una spada, tra terribili echi di “boom boom boom” tellurici (siamo all’indomani del terremoto del 1980) e reminiscenze monarchiche. La stessa spada che, se capovolta, può diventare una croce, emblema della condizione della protagonista. La storia è ambientata in una Napoli degradata che si inerpica per quei viottoli stretti, più che mai allegoria della situazione che il mondo della cultura si ritrova a vivere. Una splendida Imma Villa, stile Danieli, lo rappresenterà domenica sera al Teatro Diana (ore 18,30) per il debutto della rassegna “L’ Essere e L’Umano”, ormai diventata un classico per chi ama il teatro contemporaneo e d’avanguardia, organizzato da Artenauta. Parla Simona Tortora, l’anima di Artenauta: “Partiamo con testo che ha fatto epoca, quello di Enzo Moscato, e un’interpretazione di gran livello, quella di Imma Villa. Ne siamo fieri, è stato un lungo inseguimento coronato da successo”.
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