Napoli, il Cardinale Sepe: “Basta omertà, violenza baby gang ci interpella tutti”

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“La violenza cieca” delle baby gang interpella tutti, “basta omertà”. E’ l’appello dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe che, di fronte all’escalation di violenza delle baby gang, chiede ad ognuno, nel proprio ruolo, di rimboccarsi le maniche per arginare il grave problema, invocando una sorta di patto Chiesa-Stato. “Ciò che colpisce, ed è forse la novità più grave – premette il cardinale Sepe in una intervista all’Adnkronos – è il fatto che questi ragazzi sono sempre più giovani. Si rendono protagonisti di efferatezze tali che non hanno limiti e che in certi caso assomigliano davvero a metodiche terroristiche perchè colpiscono a caso, con una pura e totale violenza”. Il porporato riflette sul clima di omertà, tante volte denunciato dalle famiglie delle vittime: “La gente sta zitta per paura di ritorsioni. Si è creato un clima di paura. E’ vero, c’è tanta omertà ma chi sa non deve chiudersi nel silenzio. Da parte nostra, come Chiesa, così come lo Stato, e quanti hanno responsabilità nella società civile, devono rimboccarsi le maniche o il problema rimane”. Il cardinale Sepe va al nocciolo del problema: “A monte c’è un vuoto totale dovuto all’ assenza di educazione. Penso alla famiglia che dovrebbe essere terreno fertile in tal senso e, invece, in tanti casi è talmente frantumata al suo interno che i ragazzi o trovano un terreno di aggregazione al di fuori o resta la strada che è diventata la più cattiva delle maestre. Sbandati e senza alcuna prospettiva, ragazzi sempre più giovani, come denunciano le cronache, sono alla mercè di qualche ‘capoccia’ e formano il branco”. Osserva il porporato: “la repressione va fatta ma è la prevenzione il chiodo sul quale bisogna battere maggiormente”. L’arcivescovo di Napoli riflette su chi ci possa essere dietro una tale escalation di violenza: “Difficile dirlo, si parla di camorra, ma a volte sono semplicemente aggregazioni spontanee. Alcune forme evocano davvero metodiche terroristiche”. Il procuratore ha detto che ciò che più colpisce delle baby gang è la totale mancanza di senso civico. “La violenza delle baby gang – osserva Sepe – ci interpella tutti. Servono politiche più responsabili. Come Chiesa ho creato nuclei che vanno ad assistere e a dare supporto alle famiglie in difficoltà. E bisognerebbe ritornare all’educazione civica nelle scuole anche se spesso parliamo di ragazzi che a scuola nemmeno vanno. Il punto è che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche o il problema rimarrà”. Da qui il suo appello ad una sorta di patto Chiesa-Stato: “Chiesa, forze dell’ordine, mettiamoci insieme e facciamo rete per salvare il salvabile. Nel rispetto delle identità di ognuno possiamo ottenere molto”. Il porporato ritiene che non tutto sia perduto. Oggi poi gli studenti sono scesi in piazza contro le violenze delle baby gang. “Questi episodi di violenza stanno facendo prendere coscienza, qualcosa si otterrà. Non perdo la speranza”, conclude Sepe.

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