Era stato Francesco Valentinelli a compiere l’agguato contro Antonio Boccia gambizzato il 18 novembre 2015 per motivi legati al controllo di una “piazza di spaccio” nei quartieri Spagnoli. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa stamane a carico del gruppo dei “Farelli”, una costola del clan Elia del pallonetto di santa Lucia e dei Mariano dei Quartieri Spagnoli. Questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Napoli Centro hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 indagati. Con il provvedimento il G.I.P. ha disposto 5 custodie in carcere, 11 arresti domiciliari, 1 obbligo di firma e 2 divieti di dimora in Napoli e provincia. Tra gli arrestati raggiunti in carcere dal provevdimento c’è appunto anche Francesco Valentinelli, l’uomo arrestato il 30 novembre 2017 poiché ritenuto responsabile dell’omicidio di Gennaro Verrano, commesso il 17 novembre 2017 tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Le indagini hanno anche permesso di individuare i 2 favoreggiatori della latitanza di Salvatore Maggio (appartenente al clan “Mazzarella” e pentito da alcuni mesi ), catturato dai carabinieri il 10 giugno 2016 in un resort di Vico Equense. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico, usura, favoreggiamento di latitanza e ricettazione.Attraverso intercettazioni, istallazione di telecamere investigative e pedinamenti, i militari dell’Arma, nell’ambito di indagini coordinate dalla D.D.A. di Napoli, hanno identificato tutti i componenti del gruppo criminale di cui hanno delineato la struttura e individuato le principali fonti di profitto.
Si tratta di un vasto giro di “micro usura”, che produceva un volume d’affari di circa 20mila euro al mese, e della gestione di 4 piazze di spaccio aperte 24 ore al giorno per la vendita di cocaina, sia in loco che su ordinazione. Durante le indagini i militari hanno sequestrato i libri contabili del gruppo e 103mila euro -parte in contante e parte depositati su un libretto- ritenuti provento di usura.I riscontri all’attività d’indagine hanno permesso, inoltre, di sequestrare una pistola semiautomatica e decine di cartucce nella disponibilità del gruppo, oltre che di arrestare 4 persone che detenevano arma e munizioni.
Nel corso dell’attività sono stati sequestrati complessivamente 180 grammi di cocaina, per la cui detenzione sono state arrestate in flagranza di reato 7 persone.
Camorra: nuovo arresto per Valentinelli, tentò di uccidere anche il ras Antonio Boccia
Commercialista napoletano aiutava nel riciclaggio la Mafia cinese: 20 arresti in tutta Italia
E’ di arresti 20 il bilancio di una maxi operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Roma sul riciclaggio internazionale. Accertata l’esistenza di 2 gruppi criminali: uno, con a capo due imprenditori romani, che avrebbe riciclato 15 milioni di euro di denaro ‘sporco’ nella provincia di Milano di appartenenti alla comunita’ cinese. Un secondo che avrebbe riciclato 3 milioni provenienti dal traffico di droga nella Capitale.I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, supportati dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, tra Londra, le province di Roma, Milano, Bari, Vicenza, Pordenone, Viterbo e Campobasso, hanno eseguito i 20 arresti nonché eseguito l’obbligo di dimora con contestuale interdizione dall’esercizio di attività professionali o imprenditoriali a carico di ulteriori 5 indagati, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, autoriciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini dei Carabinieri hanno consentito di accertare l’esistenza di due sodalizi criminali dediti al riciclaggio: uno, facente capo a due imprenditori italiani di Roma, che era già riuscito a riciclare 15 milioni di euro, illegalmente accumulati nella provincia di Milano e derivanti dall’illecita raccolta di profitti conseguiti da appartenenti alla comunità cinese.(
Le complesse indagini dei Carabinieri hanno consentito di accertare l’esistenza di due sodalizi criminali dediti al riciclaggio: uno, facente capo a due imprenditori italiani di Roma, che era gia’ riuscito a riciclare 15 milioni di euro, illegalmente accumulati nella provincia di Milano e derivanti dall’illecita raccolta di profitti conseguiti da appartenenti alla comunita’ cinese. In particolare, determinate persone giuridiche, dopo aver ricevuto in contanti i capitali illecitamente raccolti dai predetti soggetti cinesi, effettuavano bonifici bancari giustificati da fatture per operazioni in realta’ inesistenti, emesse da societa’ riconducibili all’organizzazione. A loro volta, tali societa’ trasferivano il denaro sui conti correnti di una societa’, con sede a Londra, controllata da prestanomi dei cittadini cinesi che rientravano cosi’, all’estero, in possesso del denaro “ripulito”; un secondo sodalizio, facente capo anche in questo caso ad un italiano, imprenditore della provincia di Roma, risulta aver riciclato 3 milioni di euro provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti sul territorio della Capitale. Uno degli arrestati, imprenditore romano, operante nel settore del commercio d’auto, gia’ in passato era stato arrestato per operazioni di riciclaggio effettuate a favore del noto Enrico Nicoletti, uno dei capi della Banda della Magliana. L’attuale indagine trae spunto da un’altra attivita’ investigativa, condotta sempre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, riguardante le ipotesi di reato di riciclaggio e fittizia intestazione di beni, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, a carico di un commercialista, originario di Napoli ma da anni residente a Roma, permanentemente a disposizione di esponenti di organizzazioni criminali di tipo camorristico operanti su scala nazionale, favorendone le attivita’ di riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti, arrestato il 16 novembre 2015 per diversi episodi di trasferimento fraudolento di beni e valori, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.
Boscotrecase. Picchia la madre per i soldi della droga:arrestato
Boscotrecase. Ha picchiato la madre per farsi dare i soldi per la droga. I carabinieri dell’aliquota radiomobile di Torre Annunziata hanno arrestato un 19enne per tentata estorsione, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia. Il giovane è stato bloccato nell’abitazione di famiglia. Ai militari la donna ha raccontato di aver subìto minacce e percosse dal figlio per tutta la giornata. Dopo la denuncia è stata affidata ai medici dell’ospedale di Boscotrecase per i vari traumi riportati. La donna in evidente stato ansioso ha anche raccontato quanto ha dovuto subire nel corso delle ultime settimane da parte del figlio che continuava a chiedere soldi per la droga.
Contromano in autostrada, folla ai funerali delle due vittime
Una tragedia consumata sull’asfalto che ha visto morire due persone. Nel pomeriggio di ieri si sono tenuti i due funerali. Folla e commozione all’ultimo saluto del 25enne Francesco Merola. Tanti gli amici presenti, i giovani che hanno accompagnato la bara bianca nel silenzio totale. Sulla bara del giovane la bandiera della Roma, squadra del cuore. E’ tanto il dolore per una vita andata via troppo presto. Domenica Francesco compiva 25 anni e la sera prima era uscito con gli amici e la fidanzata per festeggiare il compleanno. “Mi ricordo della sua spontaneità – dice don Vincenzo – quando mi poneva domande profonde sul senso della fede nella sua gioventù con tutte le sue gioie e contraddizioni, un ragazzo semplice e forte”.
Chiesa gremita anche per il funerale dell’imprenditore 59enne Carmine Morretta deceduto a seguito del terribile incidente stradale. L’uomo era molto conosciuto in città, possedeva una un’azienda che si occupa di raccolta e produzione di latte. “Conoscevo Carmine da tantissimi anni – ha detto don Francesco durante l’omelia – purtroppo la sua scomparsa sembra incredibile. Era riuscito a farsi apprezzare da tutti per il suo spirito imprenditoriale ed era sempre molto lungimirante. Ora Carmine di sicuro è risorto”. Al rito funebre hanno partecipato tantissimi amici, molti personaggi di spicco di Battipaglia.
I ‘Lazzari’ napoletani rispondono ad Emanuele Filiberto di Savoia
Davide Brandi, presidente dell’associazione I Lazzari di Napoli, risponde a Emanuele Filiberto di Savoia in merito ad una lettera scritta dallo stesso Emanuele Filiberto e pubblicata sul quotidiano Il Mattino.
Brandi scrive:
Egregio Direttore de Il Mattino,
“apprendo con stupore” le parole scritte nella lettera dello “stupito” Emanuele Filiberto di Savoia e pubblicata questa mattina (lunedì 29/1/18) sul giornale che Lei dirige.
Premesso che neanche io concordo con alcune decisioni del Comune di Napoli ed in particolare con quelle elaborate dalla Commissione Toponomastica, che reputo troppo macchinosa e prudente nel non (voler) cancellare definitivamente i falsi eroi pre e post unitari, ovvero i reali nemici della città (e di tutto il meridione) travestiti da liberatori col tricolore, vorrei sapere con quale faccia lo stesso Emanuele di Savoia si presenta sul primo giornale del meridione scrivendo “…dell’amatissima Napoli (che ogni Savoia ha nel cuore)…..”?
Su quali dati si base il “giovane” rampollo di Casa Savoia? Sui dati elettorali del 1946? Su quel 79,9% di napoletani che tra repubblica o monarchia optarono per questa seconda?
Ma Emanuele Filiberto conosce le vicende di quella votazione? E poi, quanti di quei votanti pro-monarchia conoscevano la reale storia del loro territorio? Eh già, vorrei ricordare che all’alba dell’Unità d’italia, furono proprio i Savoia a “cancellare” le memorie del passato, rinchiudendo nei lager del nord (Fenestrelle, S.Maurizio Canavese, ecc…) e lasciando morire di stenti (e poi disciolti nella calce viva) decine di migliaia di soldati napoletani colpevoli solo d’onorare il giuramento al loro re borbonico sino alla morte e mai, poterono ritornare ai loro paesi natali per poter raccontare le atroci verità. E per quanti anni il sistema scolastico nazionale ci ha parlato di un Garibaldi liberatore e di un re Borbone infame? Quanta storia fu cancellata proprio dai Savoia? Ed Emanuele Filiberto ci viene a scrivere : “La nostra storia non si censura?”
Da quale pulpito arriva la predica? Da quella casa reale sabauda che ha tenuto segregati migliaia di fascicoli dove vi erano narrate le atrocità perpetrate dai loro generali nei paesi del sud? Quante donne furono violentate dai loro bersaglieri? Quanti bambini furono fucilati? Emblematica è la storia della piccola Angela Romano, fucilata a soli 9 anni in quanto colpevole di “pianto” perché aveva assistito a delle fucilazioni. Quanti deportati e quante chiese depredate e quante case e paesi furono rasi al suolo?
Le memorie, la storia. Quante cose scomode riservano per Casa Savoia?
Se si chiedesse oggi un referendum al popolo napoletano, stia certo, caro Direttore che quel 79,9% resterebbe solo una lontana utopia (anzi, sfido il principe scudato a trovare un solo pro-Savoia in città) perché il napoletano di oggi è cosciente e coerente con la sua storia, grazie a quanti hanno saputo dedicare la loro vita al revisionismo storico e capovolgere l’infamia scritta dai vincitori e dai traditori.
Volendo fare un salto in avanti nel tempo invece, è vero che le leggi razziali furono respinte più volte da Vittorio Emanuele III (a proposito, mi piacerebbe chiedere ad Emanuele Filiberto cosa ne pensa di Lombroso e di quella infamia che chiamano museo), ma un re coerente ed amorevole verso il proprio popolo (e diciamolo pure, un re coraggioso) si sarebbe opposto al di la d’ogni legge e d’ogni costituzione, anche con una presa di forza verso l’infamia fascista, anche al costo di una guerra interna ed al costo della propria vita. Almeno questo è quello che ci ha insegnato l’ultimo re napolitano, Francesco II di Borbone, rimasto sul fronte di Gaeta, in piena battaglia e con la moglie, la regina Sofia (una ragazza appena diciannovenne che soccorreva i feriti ed incoraggiava i soldati a non deprimersi per una evidente ed imminente sconfitta perpetrata con infamia dal vile Cialdini). Viceversa, sono ben note le “fughe” dei sovrani sabaudi, ultima proprio quella di Vittorio Emanuele III.
Questione di stile, tutto qui !
E quanti ragazzi calabresi, siciliani, pugliesi, napolitani furono inviati da “Sciaboletta” (non me ne vogliano ma era questo il soprannome di Vittorio Emanuele III) sui fronti caldi della prima guerra mondiale? E quanti di questi morirono? Centinaia di migliaia al grido di “Avanti Savoia”, ovvero di un’identità che nemmeno lontanamente gli apparteneva. Furono solo “carne da macello” al servizio dell’opportunismo.
Con quale “anima” Emanuele Filiberto di Savoia ci viene a parlare di “dovere di cronaca”, se proprio la sua casata ne ha riempite di pagine nere dal lontano passato sino a tempi più moderni?
E’ altresì vero che Napoli ha problemi più gravi (come del resto ne hanno tutte le città d’Italia e del mondo, non più e non meno) ma quanti di questi sono di competenza dello Stato centrale piuttosto che dell’amministrazione comunale? E quanti di questi di competenza dello stesso Stato centrale hanno radici profondissime che giungono proprio a quel 1861 in cui proprio i Savoia “presero” con la forza e con il tradimento (e senza una dichiarazione di guerra) la dignità meridionale e con essa il lavoro (quante fabbriche furono trasferite al nord?), i soldi e l’oro (rubati dalle casse del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia), l’orgoglio (quanti milioni di meridionali furono costretti ad emigrare dalla loro patria?), rilegando le regioni meridionali allo status di COLONIA, nel 1861 come nel 2018?
Ed è proprio per quei lontani “regalini” dei Savoia che il popolo napolitano, profondamente indignato, non ammette e mai potrà accettare le provocazioni scritte nella lettera in questione.
Vorrei ricordare un’ultima cosa al principe sabaudo. Napoli è solo una delle ultime città del meridione d’Italia (e non solo) che nella revisione della toponomastica ha cominciato a cancellare i falsi eroi dalle strade. Basta informarsi e personalmente, mi auguro che sia solo l’inizio.
Il vento è cambiato, non giunge più il freddo maestrale dal nord-ovest. E’ tempo di libeccio, d’ostro e di scirocco.
Cordialmente,
Davide Brandi – Presidente Ass. I LAZZARI – Napoli
e un’ultima cosa al principe sabaudo. Napoli è solo una delle ultime città del meridione d’Italia (e non solo) che nella revisione della toponomastica ha cominciato a cancellare i falsi eroi dalle strade. Basta informarsi e personalmente, mi auguro che sia solo l’inizio.
Facebook lancia la ‘Pagella Politica’ e la Fondazione contro le Fake news
Facebook lancia la “Pagella Politica” e la Fondazione contro le Fake news. Il colosso social prosegue nel suo impegno contro le fake news, annunciando una serie di nuove iniziative nel quadro della “tutela della sicurezza dell’informazione e della lotta contro le notizie false”, due azioni prioritarie secondo quanto spiega l’azienda in una nota. Tra le novità, spiccano gli accordi con Pagella Politica e con Fondazione Mondo Digitale, mentre prosegue la collaborazione con l’Agcom. Il social network ha siglato una nuova partnership, in Italia, con Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles. A partire dalla prossima settimana, Pagella Politica rivedrà e valuterà l’accuratezza delle storie presenti su Facebook. Se una storia verrà giudicata falsa, Facebook mostrerà, per dare più contesto, nella sezione sottostante, l’analisi scritta dal fact-checker, e la storia potrà comparire più in basso nel News Feed. Inoltre, le persone riceveranno una notifica se una storia che hanno condiviso è stata giudicata falsa da Pagella Politica e, in ottica di dare maggiore controllo agli utenti, Facebook li incoraggerà a segnalare, direttamente attraverso la piattaforma, le notizie che ritengono false. Il social network, poi, renderà disponibile, anche durante il periodo elettorale, uno strumento educativo contro la disinformazione realizzato in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale. Attraverso dieci utili suggerimenti, le persone verranno aiutate ad individuare le notizie false e a prendere decisioni più informate quando le trovano, dentro e fuori Facebook. Questo decalogo sarà disponibile da oggi nella parte alta del News Feed e verrà anche pubblicato, dal 5 all’11 febbraio, su alcuni dei principali quotidiani italiani. I 10 suggerimenti saranno consultabili anche nel Centro assistenza di Facebook. Negli ultimi mesi, ricorda poi Facebook, il social network ha ulteriormente rafforzato la collaborazione con le più importanti istituzioni nazionali, tra cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Facebook, infatti, partecipa al Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza sulle piattaforme digitali lanciato da Agcom a dicembre 2017. Il tavolo, che coinvolge altre piattaforme ed editori tradizionali, ha tra i suoi obiettivi quello di identificare il più efficace tra gli strumenti di autoregolamentazione, per prevenire e contrastare le strategie di disinformazione che minino la creazione di un dibattito libero e consapevole sulla rete, specie riguardo temi che sono tipicamente oggetto di confronto politico-elettorale. Inoltre, per aiutare i candidati e i partiti politici a comprendere meglio la piattaforma e gli strumenti a loro disposizione, Facebook lancia il Security Megaphone, uno strumento che apparirà in cima al loro News Feed per spiegare l’importanza dell’autenticazione a due fattori, e il sito web Facebook Elections, dedicato agli attori politici, per rendere facilmente accessibili le linee guida, i suggerimenti e le best practice nell’utilizzo della piattaforma.
Pomigliano, furto in casa di anziani: presa una donna, in fuga i complici
Pomigliano. Si sono introdotti in un appartamento armati di coltelli per rapinare due anziani. Sono stati scoperti ed inseguiti dai carabinieri che però hanno preso un unico componente della banda: una giovane donna. L’ennesimo episodio di violenza è avvenuto domenica sera, intorno a mezzanotte. Terrorizzati gli anziani che si sono visti in casa propria una banda armata di coltelli, fortunatamente i due stanno bene anche se sono rimasti molto scossi. A darne notizia sono stati i parenti della coppia di coniugi. La rapina è avvenuta nella zona centrale della città delle fabbriche. In pochi minuti i banditi si sono introdotti nell’abitazione, bloccando i due anziani ed hanno portato via denaro ed oggetti di valore non ancora quantizzati. Non è la prima volta che avvengono rapine in città, sul caso indagano i carabinieri.
Napoli, la stesa contro la casa di Pandolfi é un ‘bentornato in libertà’
Napoli.La stesa contro il palazzo in cui abita, in corso Amedeo di Savoia a Napoli, il giovane pregiudicato Daniele Pandolfi, potrebbe essere niente altro che “il saluto di bentornato” in libertà visto che da pochi giorni era tornato ad essere un uomo completamente libero dopo circa un anno di arresti domiciliari. E’ questo l’inquietante retroscena a cui stanno lavorando gli investigatori per dare una spiegazione agli otto colpi di pistola trovati sul portone d’ingresso del palazzo dove abita Pandolfi, legato al clan Vastarella, ed esplosi due notti fa. Un avvertimento quindi a rigare dritto da parte dei clan avversari dei Sequino-Savarese in lotta da tempo con la cosca del ras Patrizio. Gli investigatori non escludono altre piste come vecchi rancori visto che Pandolfi per circa un anno non è uscito di casa. Tra l’altro il giovane pregiudicato solo di recente si era trasferito in quell’edificio e quindi era evidentemente “monitorato” dai clan avversari. Daniele Pandolfi, come ricorda Il Roma, in passato aveva già subito due agguati. Nel 2013, quand’era ancora appena 17enne, rimase ferito tra i vicoli del rione Sanità insieme a Ciro Orlando. Allora infuriava la guerra tra i Della Corte e i “mianesi”, referenti in zona dei Lo Russo ( e ai quali Pandolfi era legato), e l’attacco fu addebitato ai primi, tanto che per la sparatoria furono arrestati due anni dopo i presunti responsabili. Ma almeno dal 2014 Daniele è passato con i Vastarella e negli ultimi mesi era amico inseparabile di Antonio Bottone, ucciso mentre i due erano insieme in un pub in viale dei Pini ai Colli Aminei il 6 ottobre 2016. Pandolfi nel marzo scorso fu beccato dai falchi della squadra mobile in un cortile in via del Serbatoio e via Fontanelle mentre teneva un summit contro altri sei giovani pregiudicati tra cui Fabio Vastarella, nipote del boss che fu arrestato insieme con il pregiudicato Antonio Stella perché trovati in possesso di un revolevr 357 Magnum Phyton. Al rione Sanità una pax di camorra definitiva, o quantomeno duratura, ormai è diventata una chimera. Gli spari contro il portone d’ingresso del palazzo in cui risiede Daniele Pandolfi al corso Amedeo di Savoia segnano la ripresa della feroce guerra di camorra tra i Vastarella e i Sequino, alleati rispettivamente con i Mauro e i Savarese, con tremendi “botta e risposta”. Se invece si è trattato di un episodio estemporaneo, allora resterebbe la fragile tregua registrata negli ultimi mesi. Nel contesto dei contrasti tra i due clan del ventre di Napoli che è continuato ad andare avanti a colpi di stese e intimidazioni per tutto il 2017.
Mafia, colpo alla cosca di Bagheria: preso il nipote del boss Scaduto
Mafia, colpo alla cosca di Bagheria: preso il nipote del boss Scaduto. I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, su disposizione della Dda hanno fermato sei persone accusate di associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Il provvedimento nasce da un’indagine della Compagnia di Bagheria che ha permesso di accertare i ruoli dei fermati in Cosa nostra e una serie di taglieggiamenti a commercianti e imprenditori di Bagheria. Il clan bagherese, come emerge anche dalle dichiarazioni di diversi pentiti, e’ in grado di riorganizzarsi dopo ogni operazione di polizia, con l’immediata sostituzione degli uomini d’onore arrestati. In carcere, tra gli altri, e’ finito Paolo Liga, nipote del boss Giuseppe Scaduto, capo mandamento di Bagheria, arrestato lo scorso mese di ottobre. Lo stesso Liga – spiegano gli investigatori – si adoperava nella gestione diretta delle attivita’ estorsive consumate ai danni degli operatori commerciali della zona, coordinando costantemente le attivita’ illecite degli altri affiliati arrestati nell’operazione, i fratelli Claudio e Riccardo De Lisi, a lui gerarchicamente sottoposti. In particolare, le attivita’ investigative hanno consentito di individuare i responsabili di una estorsione commessa a partire dall’aprile 2014 e perdurata fino a tutto il 2016, ai danni del titolare di una societa’ operante nel settore della fornitura di servizi di sicurezza per locali notturni della zona. Tra questi figurano Giuseppe Sanzone e Rosaria Maria Liga, sorella di Paolo e nipote del Capo Mandamento Giuseppe Scaduto. La donna partecipava attivamente alla raccolta illecita del denaro destinato, in quel momento, anche al sovvenzionamento della latitanza del fratello Paolo, sottrattosi, nel novembre 2015, alla cattura in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A., nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Reset 2”. Le risultanze investigative piu’ recenti, hanno permesso, inoltre, di definire i profili di responsabilita’ dello stesso Paolo Liga e dei fratelli De Lisi, nella commissione di un’estorsione ai danni di un intermediario finanziario di Bagheria, costretto a cedere indebitamente la propria autovettura, a parziale soddisfazione della illegittima pretesa di 50.000 euro avanzata dai responsabili del delitto. Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impegnati circa 60 Carabinieri, con l’ausilio di unita’ cinofili per la ricerca di armi ed esplosivi nonche’ di un elicottero del 9 Nucleo elicotteri di Palermo.
Camorra, blitz ai Quartieri Spagnoli: 19 arresti
Camorra. blitz ai Quartieri Spagnoli: 19 arresti. Sgominata la cosca dei Farelli accusati di spaccio e usura. I carabinieri di Napoli stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli nei confronti di 19 indagati ritenuti appartenenti al gruppo criminale dei “Farelli” attivo nel pieno centro di Napoli nelle aree dei quartieri Spagnoli e del Pallonetto di Santa Lucia. Dovranno rispondere, a vario titolo, delle accuse di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico, usura, favoreggiamento di latitanza e ricettazione. Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea i militari dell’Arma hanno identificato tutti i componenti e individuato le principali fonti di profitto del gruppo criminale: la gestione di piazze di spaccio del centro cittadino e un vasto giro di “micro usura”.

Permessi falsi ai migranti: una donna risulta sposata con 10 mariti diversi
La cricca di Caserta dei permessi fasulli per l’ingresso degli immigrati in Italia avrebbe incassato centinaia di migliaia di euro.E’ quanto emerge dall’ordinanza emessa ieri dal gip Orazio Rossi dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Il costo per ogni singolo permesso variava dai mille ai quattro mila euro, a seconda delle difficoltà dell’operazione e dei documenti falsi prodotti per sistemare il carteggio. In un caso è stato rilasciato uno dei permessi anche a un pakistano morto in un altro a una donna che avrebbe avuto addirittura dieci mariti diversi tutti stranieri ai quali è stato dato un altro dei permessi di soggiorno falsi per il ricongiungimento al coniuge. Il tutto era controllato e gestito da un unico funzionario corrotto dello sportello Unico della Prefettura di Caserta, Alfonso Moscia di 43 anni, raggiunto dalla misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, del divieto di dimora nella provincia di Caserta. Una misura che ha riguardato anche i fratelli pachistani Shahzad Ahmed di 45 anni – risultato irreperibile al momento della notifica – e Shahbaz Ahmed di 40 anni, ritenuti gli ideatori del business illecito e che gestiscono un pub a Marcianise, che avrebbe permesso a numerosi stranieri extracomunitari, quasi tutti loto connazionali, di ottenere il ricongiungimento in Italia dei propri cari pur non essendo in possesso dei requisiti previsti dalla legge, in particolare delle fonti di reddito adeguate per sostenere altri familiari.Abnormi le falsita’ accertate nella documentazione presentata dai fratelli Ahmed: tra i richiedenti il ricongiungimento un pachistano morto, o almeno dieci richieste provenienti dalla stessa donna pachistana per altrettanti mariti. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica diretta da Maria Antonietta Troncone, e’ stata realizzata dalla Squadra Mobile di Caserta che ha iniziato ad indagare nel 2014, in seguito a dei sospetti sul numero eccessivo di nulla osta per i ricongiungimenti concessi a cittadini pachistani. Da un’analisi a tappeto della documentazione e’ cosi’ emerso il giro di tangenti che ruotava esclusivamente attorno alla figura di Moscia, che nel suo ruolo di addetto allo Sportello per l’immigrazione, aveva il potere di effettuare quei controlli necessari per poi concedere il nulla osta per i ricongiungimenti. Ed invece, hanno accertato gli investigatori guidati da Filippo Portoghese e Marta Sabino, Moscia quei controlli non li svolgeva affatto, dando per legittimi documenti palesemente falsi. In cambio riceveva dai fratelli Ahmed tangenti e svariati regali. I due pachistani, che a loro volta venivano pagati dai connazionali che ambivano al ricongiungimento, presentavano cosi’ falsi certificati di residenza, contratti fittizi di locazione di immobili, dichiarazioni dei redditi “gonfiate”, il tutto pur di far apparire i propri clienti come persone possidenti e fornite dei mezzi necessari a dare sostentamento ai propri familiari una volta giunti in Italia. Sono numerose le pratiche false scoperte, alcune non andate a buon fine, altre si’; queste ultime probabilmente dovranno ora essere riesaminate.
Scafati, scadono i termini per l’interrogatorio: la difesa di Aliberti si prepara a chiedere la scarcerazione
Scafati. Tempo scaduto per l’interrogatorio di garanzia, la difesa dell’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti potrebbe presentare già oggi una richiesta di scarcerazione per la perdita di efficacia della misura cautelare disposta dal Riesame e avallata dalla Corte di Cassazione. L’orientamento seguito dal Giudice per le indagini preliminari Giovanna Pacifico, di non procedere all’interrogatorio di garanzia entro il termine di cinque giorni per Aliberti e per Luigi Ridosso, non ritenendolo necessario, potrebbe innescare di qui a poche ore un’altra ‘contesa’ in punto di diritto tra difesa e giudice. La perdita di efficacia della misura cautelare in carcere dovrebbe essere presentata al Gip stesso e successivamente al Riesame, qualora il giudice del Tribunale di Salerno mantenesse fermo il suo orientamento. Nel caso in cui, la tesi della scarcerazione dovesse prevalere, Aliberti potrebbe essere scarcerato per un vizio di forma. A quel punto, si dovrebbe correre ai ripari – se dovessero esistere ancora le esigenze cautelari – con un provvedimento di fermo da parte del pubblico ministero che ripercorra l’ordinanza ‘inefficace’, oppure con una nuova ordinanza da parte dello stesso giudice per le indagini preliminari. Insomma, una nuova diatriba giudiziaria che renderebbe il ‘caso’ Aliberti al limite del paradosso giudiziario. Con l’emissione, eventualmente, di una nuova ordinanza di custodia cautelare la difesa potrebbe riattivare tutto l’iter a garanzia dell’indagato Aliberti e naturalmente degli altri due, Luigi e Gennaro Ridosso, quest’ultimo agli arresti domiciliari. Un papocchio giudiziario a contorno di pesanti accuse, quelle che hanno portato in carcere Aliberti e i due pregiudicati, accusati di scambio di voto politico-mafioso. Secondo l’accusa, l’ex sindaco di Scafati si sarebbe servito dei voti del clan Loreto-Ridosso per le elezioni amministrative e per le Regionali del 2015 dove è stata eletta la moglie, Monica Paolino, promettendo in cambio appalti e favori ad esponenti della cosca. Mercoledì scorso, Angelo Pasqualino Aliberti era stato arrestato dopo che la Corte di Cassazione aveva rigettato i ricorsi della difesa dei tre indagati, avallando l’ordinanza di arresto emessa dal Tribunale del Riesame di Salerno.
Dopo la notifica dell’ordinanza si era aperto il dibattito sull’interrogatorio di garanzia ai tre indagati, ha prevalso il ‘no’. Un orientamento che potrebbe essere alla base della richiesta di scarcerazione. Un tentativo che la difesa di Aliberti ha deciso di non tralasciare, come è giusto che sia. (r. f.)
Juve, infortunio a Cuadrado: rischia lo stop di 3 mesi
Juan Cuadrado rischia uno stop di 2-3 mesi. La conferma dei timori e’ arrivata nel tardo pomeriggio: l’attaccante colombiano dovra’ essere operato – probabilmente gia’ domani, a Monaco di Baviera – per risolvere il problema agli adduttori, trasformatosi in pubalgia. A risolvere gli ultimi dubbi e’ stata la visita specialistica effettuata proprio nella citta’ tedesca. “La squadra rimarra’ questa, niente cambio di rotta sul mercato”, aveva spiegato questa mattina Allegri, quando l’intervento chirurgico per Cuadrado era ancora un’ipotesi. Il forfait del colombiano, mentre Dybala, e’ ancora indisponibile, libera spazio per Bernardeschi ma spreme un po’ la rosa a 15 giorni dell’andata degli ottavi di Champions con il Tottenham. Domani sera e’ tempo di Coppa Italia, prima semifinale a Bergamo contro l’Atalanta: “La Coppa Italia – dice Allegri – e’ un obiettivo della Juventus, come il campionato e come la Champions e arrivare per la quarta volta in finale sarebbe un risultato veramente importante”. Tra i ricordi del 2-2 in campionato – “per mezz’ora una bella partita, poi uscimmo dal gioco” -, e il commento alle rimostranze di Higuain sulla sua posizione – “ha ragione, per fare gol bisogna stare vicino alla porta, ma e’ migliorato nelle prestazioni” -, l’allenatore della Juventus ha anche chiuso il mercato, negando di volere chiedere un sostituto per Cuadrado. Domani sera la Juventus scendera’ in campo con la miglior formazione possibile – “sabato sono stati fuori in tre-quattro, qualcuno rientrera’ come Marchisio. L’obiettivo e’ fare gol e mettere le basi per arrivare ancora una volta in finale”. La Juventus dovra’ superare l’Atalanta di Caldara e Spinazzola, “due giocatori importanti che sono cresciuti molto sotto la gestione Gasperini” e che il prossimo anno vestiranno il bianconero: “Stanno giocando bene, a giugno vedremo”. Se la coppa nazionale ha ancora quattro squadre in corsa, con Lazio e Milan che daranno vita all’altra semifinale, in campionato la corsa sembra ormai limitata a Juventus e Napoli: “Era difficile che altre squadre potessero tenere la media punti del Napoli, che merita grandi complimenti, e della Juventus. La Lazio ha 46 punti, in un campionato normale sarebbe seconda in classifica a quattro punti dalla terza. Quanto a noi – conclude il tecnico bianconero – cerchiamo di alzare l’asticella ogni giorno, ci mettiamo in discussione sempre chiedendo a noi stessi sempre qualcosa di piu'”. Allegri ha chiuso il mercato per questa sessione, le parole di Marotta su Emre Can hanno confermato che la pista che porta al tedesco e’ calda e la Juventus vuol percorrerla fino in fondo: “Va in scadenza di contratto a giugno 2018 – ha spiegato l’a.d. bianconero -, per cui era scontato che una societa’ come la nostra puntasse gli occhi e le attenzione su di lui. Faremo ogni sforzo possibile per portarlo a Torino”.
Marano, violentò una ragazzina: stalker arrestato dalla polizia
Marano. Nel primo pomeriggio di oggi, verso le ore 13.40, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Giugliano, hanno arrestato un pregiudicato 58enne, Iannaccone Luciano, risultante residente a Marano ma di fatto senza fissa dimora, perché responsabile di numerosi reati contro il patrimonio e soprattutto perché, nel 2009 risultò fortemente indiziato di tentata violenza sessuale e stalking nei confronti di una minorenne.Tale comportamento fu censurato anche con l’emissione, dal parte del Questore di Napoli, di un divieto di rientro nel Comune che Iannaccone ha più volte violato, facendo saltuari rientri nella casa di residenza anagrafica. Una attenta e minuziosa attività investigativa, suffragata da mirati servizi di appostamento, condotta dai poliziotti del Commissariato Giugliano , ha consentito l’esecuzione del Provvedimento restrittivo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e lo stesso è stato associato presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Migrante donna partoriente abbandonata a se stessa, il centro però respinge le accuse
Una donna migrante partoriente sarebbe stata abbandonata a se stessa nel centro di accoglienza di Quarto. E’ quanto denuncia sulla propria pagina facebook l’Associazione antirazzista interetnica “3 Febbraio”. “Un’altro episodio di mala accoglienza a Quarto, chiediamo soccorso e sostegno per i rifugiati!
Nel centro di via Seitolla a Quarto siamo venuti a sapere di condizioni terribili in cui sono tenuti i richiedenti asilo. Molti di loro ci hanno inviato video e hanno più volte denunciato un clima di isolamento, di negligenza e mancanza di assistenza. E’ il caso che viene denunciato in questo video dalla La Stampa di una donna che sta quasi per partorire e a cui non vengono date cure.
E’ solo grazie alla nostra opera che ha potuto avere un consulto medico presso il punto di soccorso della struttura di EMERGENCY a Castelvolturno.
Ci sembra disumano che nostri simili vivano in queste condizioni mentre sulla loro pelle sono milioni di euro quelli che guadagnano i titolari di progetti di accoglienza e proprietari dei centri. n on vogliamo far passare questa ennesima ingiustizia e facciamo appello alla gente di buona volontà, alla gente solidale e antirazzista a reagire e ad unirsi con noi in questa denuncia.
Purtroppo assistiamo oggi contro i profughi e gli immigrati ad un clima sempre più negativo: solo qualche mese fa in un centro di Gricignano di Aversa un richiedenti asilo Bob Alagiee è stato aggredcito a colpi di arma da fuoco dal proprietario del centro, così negli scorsi mesi in un centro di Marano un bambino è morto senza che ancora si sia fatta luce sull’accaduto.
Sono tanti gli episodi che ci fanno parlare di una condizione in cui la vivibiltà delle persone sopratutto se immigrati è continuamente minacciata e messa a rischio.
Non possiamo ammettere che la vita di chi fugge da guerre e aggressioni e che cerca qui scampo sia trattata in questo modo.
Chiunque ha a cuore l’umanità si schieri!”.
Ma Carmine Morelli, il referente del centro immigrati flegreo parlando cn l’agenzia Ansa ha spiegato: “La donna partoriente non e’ in carico al nostro centro. Le e’ stata fornita ospitalita’ ed assistenza da una ventina di giorni in quanto raccolta nei pressi della stazione di piazza Garibaldi a Napoli, in fuga, pare dalla Sicilia. In piu’ di una occasione e’ stata sottoposta alla cure dei sanitari dell’ospedale civile di Pozzuoli e le sono state offerte tutte le cure mediche necessarie. Inoltre ci stiamo interessando presso la Prefettura, non possedendo documenti, sul da farsi. In attesa continueremo a fornirle l’assistenza necessaria. Dovra’ partorire — tra cinque, sei settimane e tra qualche giorno tornera’ in ospedale per le visite di routine”.
C.mare di Stabia, incubo baby gang in villa solo per picchiare
Si muovono in branco per le strade della città; come animali in cerca di cibo scelgono le prede; spintoni, minacce, vessazioni nel peggior dei casi picchiano e rapinano le vittime. Baby gang o meglio ragazzi, adolescenti ai quali mancano le basi di quella che dovrebbe essere in primis un’educazione rivolta al rispetto dell’altro. Invece no: si impongono sul territorio con fare delinquenziale, sicuri che la legge “gioca” a loro favore perchè i reati commessi da bambini con il fare da boss, in Italia non vengono perseguiti; sulla base della considerazione che il minore non ha ancora raggiunto un grado di sviluppo fisico e psichico tale da poter comprendere il valore etico-sociale delle proprie azioni.
Un fenomeno che riguarda tutti dal Nord al Sud ma che negli ultimi tempi stà avendo un escalation di episodi a Napoli, nelle provincie limitrofe: Arzano, Pomigliano d’Arco, Pompei, San Giorgio a Cremano, Castellammare di Stabia. La città delle acque, roccaforte di personaggi che hanno fatto la storia della camorra, è diventata teatro di episodio di violenza messi in atto da un gruppo di teppisti che gironzola per le vie avvicina i ragazzi, provoca, fa intimidazione e poi fanno scattare l’aggressione. Bande che si affrontano per contendersi il territorio ma anche mine vaganti che seminano panico e paura. Uno squarcio di tessuto sociale dove manca la guida della famiglia, dove il sistema scuola non ha più il potere; dove si fa a gara a chi diventa prima “uomo” senza sapere che un’animale uomo non lo sarà mai perchè resterà maschio a vita: un selvaggio. Ieri sera in villa comunale, nei pressi dei bagni, dei ragazzini sarebbero stati accerchiati da una decina di malintenzionati: spintoni, insulti. Alla scena avrebbero assistito i genitori delle vittime di turno che sono intervenuti evitando il peggio. Il branco ancora una volta in azione all’ombra di un lampione, pronto a compiere atti intimidatori senza un motivo di fondo; minorenni devianti ai danni di cose e persone. Ma lo Stato…la politica locale? le forze dell’ordine? coloro che dovrebbero tutelare i cittadini, guidare le generazioni future su un percorso d vita proiettato all’evoluzione dell’essere cosa fanno? sono anche loro inermi spettatori di una società disgregata…?
Sarno, tenta di truffare un’anziana: impostore messo in fuga dal figlio della vittima
Si sarebbe presentato fuori alla porta di un’ignara nonnina con fare circospetto, l’avrebbe convinta ad aprirlo per poi mettere in pratica il vero intendo ovvero truffarla. L’uomo è entrato in azione in un’abitazione di via San Vito: giacca e cravatta, identificatosi come promotore avrebbe chiesto alla vittima di firmare un contratto dove si sarebbe impegnata a consegnargli una somma
di denaro in anticipo a monte di un debito contratto dal figlio per l’acquisto di materiale edile. Un tranello nel quale l’anziana raggirata dalle parole dell’impostore sarebbe caduta se in suo aiuto non sarebbe arrivato proprio il figlio. La vendetta “fai de te” non tarda ad arrivare; l’uomo si scaglia contro l’imbroglione con calci e pugni: botte da orbi dalle quale l’uomo riesce a dileguarsi facendo perdere le sue tracce.
Astradoc: il 2 febbraio al Cinema Astra, Daniel McCabe e Ziad Kalthoum
Appuntamento da non perdere il 2 febbraio al cinema Astra con “Astradoc – viaggio nel cinema del reale” la rassegna organizzata al Cinema Astra da Arci Movie, Parallelo 41, Università Federico II e Coinor; faranno tappa due registi internazionali vincitori di importanti riconoscimenti: Daniel McCabe e Ziad Kalthoum che presenteranno i loro film.
Alle ore 19.30 ci sarà la proiezione di “This is Congo” (Usa, Congo 2017 – 93’) di Daniel McCabe che sarà presente in sala. Il film offre uno sguardo inedito e senza filtri sul conflitto più sanguinoso del mondo dai tempi della Seconda guerra mondiale, un conflitto ininterrotto, il più lungo del mondo, e su coloro che sopravvivono all’interno. Seguendo quattro personaggi avvincenti – un informatore, un comandante militare patriottico, una commerciante di minerali e un sarto sfollato – per la prima volta il film offre agli spettatori una istantanea globale sui problemi che affliggono questo incantevole Paese secondo una prospettiva autenticamente congolese. Il colonnello “Kasongo”, Mamadou, Mama Romance e Hakiza incarnano la resilienza straordinaria di un popolo che, nel corso di più generazioni, è vissuto ed è morto.
Alle 21.30 “Taste of cement” (Libano, Siria, Germania, Qatar e Emirati Arabi 2017 – 85’), il film che ha vinto nel 2017 il concorso internazionale al Festival Visions du Réel di Nyon, sarà presentato dal suo regista Ziad Kalthoum. A Beirut gli operai siriani sono chiusi nel cantiere di costruzione di un grattacielo. Il loro unico contatto con il mondo esterno è un varco nel sottosuolo. Strappati via dal Paese di origine, dove la guerra non è finita, si riuniscono di notte intorno a un piccolo televisore per avere notizie dalla propria Terra, sperando in una vita diversa e migliore. “Non potendo camminare per la città – dice il regista nelle sue note – possono solo osservarla con i loro occhi tristi. Striscioni appesi ordinano loro il coprifuoco dopo le 19:00. Accendono i televisori per avere notizie del loro Paese e per vedere se le loro case sono state distrutte. Andando a dormire, aspettano un nuovo giorno”.



