savoia

Davide Brandi, presidente dell’associazione I Lazzari di Napoli, risponde  a Emanuele Filiberto di Savoia in merito ad una lettera scritta dallo stesso Emanuele Filiberto e pubblicata sul  quotidiano Il Mattino.
Brandi scrive:
Egregio Direttore de Il Mattino,
“apprendo con stupore” le parole scritte nella lettera dello “stupito” Emanuele Filiberto di Savoia e pubblicata questa mattina (lunedì 29/1/18) sul giornale che Lei dirige.
Premesso che neanche io concordo con alcune decisioni del Comune di Napoli ed in particolare con quelle elaborate dalla Commissione Toponomastica, che reputo troppo macchinosa e prudente nel non (voler) cancellare definitivamente i falsi eroi pre e post unitari, ovvero i reali nemici della città (e di tutto il meridione) travestiti da liberatori col tricolore, vorrei sapere con quale faccia lo stesso Emanuele di Savoia si presenta sul primo giornale del meridione scrivendo “…dell’amatissima Napoli (che ogni Savoia ha nel cuore)…..”?
Su quali dati si base il “giovane” rampollo di Casa Savoia? Sui dati elettorali del 1946? Su quel 79,9% di napoletani che tra repubblica o monarchia optarono per questa seconda?
Ma Emanuele Filiberto conosce le vicende di quella votazione? E poi, quanti di quei votanti pro-monarchia conoscevano la reale storia del loro territorio? Eh già, vorrei ricordare che all’alba dell’Unità d’italia, furono proprio i Savoia a “cancellare” le memorie del passato, rinchiudendo nei lager del nord (Fenestrelle, S.Maurizio Canavese, ecc…) e lasciando morire di stenti (e poi disciolti nella calce viva) decine di migliaia di soldati napoletani colpevoli solo d’onorare il giuramento al loro re borbonico sino alla morte e mai, poterono ritornare ai loro paesi natali per poter raccontare le atroci verità. E per quanti anni il sistema scolastico nazionale ci ha parlato di un Garibaldi liberatore e di un re Borbone infame? Quanta storia fu cancellata proprio dai Savoia? Ed Emanuele Filiberto ci viene a scrivere : “La nostra storia non si censura?”
Da quale pulpito arriva la predica? Da quella casa reale sabauda che ha tenuto segregati migliaia di fascicoli dove vi erano narrate le atrocità perpetrate dai loro generali nei paesi del sud? Quante donne furono violentate dai loro bersaglieri? Quanti bambini furono fucilati? Emblematica è la storia della piccola Angela Romano, fucilata a soli 9 anni in quanto colpevole di “pianto” perché aveva assistito a delle fucilazioni. Quanti deportati e quante chiese depredate e quante case e paesi furono rasi al suolo?
Le memorie, la storia. Quante cose scomode riservano per Casa Savoia?
Se si chiedesse oggi un referendum al popolo napoletano, stia certo, caro Direttore che quel 79,9% resterebbe solo una lontana utopia (anzi, sfido il principe scudato a trovare un solo pro-Savoia in città) perché il napoletano di oggi è cosciente e coerente con la sua storia, grazie a quanti hanno saputo dedicare la loro vita al revisionismo storico e capovolgere l’infamia scritta dai vincitori e dai traditori.
Volendo fare un salto in avanti nel tempo invece, è vero che le leggi razziali furono respinte più volte da Vittorio Emanuele III (a proposito, mi piacerebbe chiedere ad Emanuele Filiberto cosa ne pensa di Lombroso e di quella infamia che chiamano museo), ma un re coerente ed amorevole verso il proprio popolo (e diciamolo pure, un re coraggioso) si sarebbe opposto al di la d’ogni legge e d’ogni costituzione, anche con una presa di forza verso l’infamia fascista, anche al costo di una guerra interna ed al costo della propria vita. Almeno questo è quello che ci ha insegnato l’ultimo re napolitano, Francesco II di Borbone, rimasto sul fronte di Gaeta, in piena battaglia e con la moglie, la regina Sofia (una ragazza appena diciannovenne che soccorreva i feriti ed incoraggiava i soldati a non deprimersi per una evidente ed imminente sconfitta perpetrata con infamia dal vile Cialdini). Viceversa, sono ben note le “fughe” dei sovrani sabaudi, ultima proprio quella di Vittorio Emanuele III.
Questione di stile, tutto qui !
E quanti ragazzi calabresi, siciliani, pugliesi, napolitani furono inviati da “Sciaboletta” (non me ne vogliano ma era questo il soprannome di Vittorio Emanuele III) sui fronti caldi della prima guerra mondiale? E quanti di questi morirono? Centinaia di migliaia al grido di “Avanti Savoia”, ovvero di un’identità che nemmeno lontanamente gli apparteneva. Furono solo “carne da macello” al servizio dell’opportunismo.
Con quale “anima” Emanuele Filiberto di Savoia ci viene a parlare di “dovere di cronaca”, se proprio la sua casata ne ha riempite di pagine nere dal lontano passato sino a tempi più moderni?
E’ altresì vero che Napoli ha problemi più gravi (come del resto ne hanno tutte le città d’Italia e del mondo, non più e non meno) ma quanti di questi sono di competenza dello Stato centrale piuttosto che dell’amministrazione comunale? E quanti di questi di competenza dello stesso Stato centrale hanno radici profondissime che giungono proprio a quel 1861 in cui proprio i Savoia “presero” con la forza e con il tradimento (e senza una dichiarazione di guerra) la dignità meridionale e con essa il lavoro (quante fabbriche furono trasferite al nord?), i soldi e l’oro (rubati dalle casse del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia), l’orgoglio (quanti milioni di meridionali furono costretti ad emigrare dalla loro patria?), rilegando le regioni meridionali allo status di COLONIA, nel 1861 come nel 2018?
Ed è proprio per quei lontani “regalini” dei Savoia che il popolo napolitano, profondamente indignato, non ammette e mai potrà accettare le provocazioni scritte nella lettera in questione.
Vorrei ricordare un’ultima cosa al principe sabaudo. Napoli è solo una delle ultime città del meridione d’Italia (e non solo) che nella revisione della toponomastica ha cominciato a cancellare i falsi eroi dalle strade. Basta informarsi e personalmente, mi auguro che sia solo l’inizio.
Il vento è cambiato, non giunge più il freddo maestrale dal nord-ovest. E’ tempo di libeccio, d’ostro e di scirocco.

Cordialmente,
Davide Brandi – Presidente Ass. I LAZZARI – Napoli

e un’ultima cosa al principe sabaudo. Napoli è solo una delle ultime città del meridione d’Italia (e non solo) che nella revisione della toponomastica ha cominciato a cancellare i falsi eroi dalle strade. Basta informarsi e personalmente, mi auguro che sia solo l’inizio.


Di Regina Ada Scarico

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