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Va ad Arezzo a truffare 10mila euro ad anziana: scoperta e denunciata pregiudicata napoletana

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E’ stata individuata dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Arezzo, con la collaborazione della Polizia Ferroviaria di Arezzo, quella di Napoli e della Polizia Municipale di Arezzo, una donna, C.M., 46 anni, residente a Napoli, pregiudicata, che nella tarda mattinata di ieri aveva truffato un anziana nel centro storico di Arezzo, sottraendole la somma contante di 10.000 euro. La vittima è stata così raggirata: ha prima ricevuto una chiamata telefonica da parte di un sedicente avvocato, il quale le riferiva che suo figlio aveva avuto un incidente stradale ed aveva investito un ragazzo, e quindi, essendo stato trovato sotto l’effetto di stupefacenti e non avendo copertura assicurativa, era in stato di fermo presso una caserma dei carabinieri. Per evitare il suo arresto, allora, l’anziana madre doveva consegnare come cauzione la somma richiesta. Una volta caduta nella truffa, l’interlocutore le ha detto che sarebbe venuta una sua incaricata a riscuotere il tutto.  Ricevuta la visita dell’inviata, la vittima, sola in casa, le ha consegnato il denaro, per rendersi conto subito dopo di essere stata raggirata. Allertata quindi la centrale operativa del comando provinciale dei carabinieri di Arezzo che, ha coordinato tutte le forze di polizia sul territorio, diramando le ricerche del caso. Le indagini hanno consentito di individuare la donna ricercata mediante il sistema di videosorveglianza urbana del Comune. Grazie ai filmati è stato possibile ricostruire il percorso fatto dalla donna che, da casa della vittima ha raggiunto la stazione ferroviaria. Dalle indagini condotte in collaborazione con la Polizia Ferroviaria di Arezzo, sono stati individuati i treni utilizzati dalla truffatrice: prima è andata a Firenze Santa Maria Novella e poi, da li, con un Frecciarossa verso Napoli. Una volta giunta presso la stazione di Napoli Centrale, la donna è stata immediatamente fermata e identificata dalla Squadra di Polizia Giudiziaria della Polizia Ferroviaria di Napoli. La perquisizione ha permesso di rinvenire la somma indebitamente sottratta alla donna di Arezzo che, sequestrata, le sarà a breve riconsegnata. La truffatrice è stata quindi denunciata in stato di libertà e dovrà rispondere del reato di truffa aggravata.

Inchiesta Fanpage: ufficiali le dimissioni di Roberto De Luca

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Roberto De Luca non e’ piu’ assessore al Bilancio e allo Sviluppo del Comune di Salerno. A chiarire la vicenda e’ stato lo stesso sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli a margine di un incontro nel rione collinare di Giovi. “I nostri avversari politici – ha detto il primo cittadino – usano tutti gli strumenti per una facile propaganda scadente. Roberto De Luca, con un gesto di grande signorilita’, di grande onesta’ intellettuale e di grande responsabilita’, ha rassegnato le dimissioni da assessore. Ringrazio Roberto De Luca per la sua grande sensibilita’, lo dico con grande dispiacere perche’ sono fermamente convinto della sua totale innocenza in questa torbida vicenda che e’ stata costruita ad arte con la consapevolezza dei fini. Questa e’ una campagna di diffamazione rispetto alla quale vedremo quali saranno le posizioni da dover assumere in tutte le sedi possibili”.

Napoletani scomparsi, il governo messicano: ‘Stiamo indagando sul coinvolgimento della polizia locale’

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E’ arrivata una prima svolta nell’inchiesta sulla scomparsa dei tre napoletani in Messico. Le autorità messicane infatti stanno indagando, come richiesto dalla famiglia dei tre napoletani e su richiesta dell’ambasciata italiana, per accertare l’eventuale coinvolgimento della polizia nel caso della scomparsa dei tre napoletani di cui si sono perse le tracce da 20 giorni nello stato di Jalisco. I tre, Raffaele Russo, 60 anni, il figlio Antonio di 25 e suo cugino Vincenzo Cimmino, 29, sono stati arrestati in una stazione di servizio dove si erano fermati per fare rifornimento a Tecalitlan e le autorità dello Stato stanno “Valutando, in base alle informazioni disponibili” se la polizia è stata coinvolta nella scomparsa, ha detto il segretario generale del governo messicano Roberto Lopez all’agenzia di stampa internazionale Reuters. Intanto i familiari dei trre fanno sapere che si sentono “abbandonati dalle autorità”. Sostengono di aver lasciato il Paese “per paura”. “Abbiamo paura di sporgere denuncia”, ha detto al telefono (da una localita’ imprecisata) Francesco Russo, affermando che ne’ l’ambasciata italiana in Messico ne’ la procura di Jalisco li ha chiamati per informarli dello stato delle indagini. Suo padre Raffaele, 60 anni, il fratello Antonio di 25 e suo cugino Vincenzo Cimmino, 29, tutti originari di Napoli, sono stati visti per l’ultima volta il 31 gennaio a Tecalitlan e i familiari ne hanno denunciato la scomparsa il giorno dopo alla procura di Jalisco. Francesco ha spiegato che il padre e’ un pensionato che per sopravvivere vende “giacche e profumi” in strada da quando e’ arrivato in Messico, a settembre dell’anno scorso. Prima di arrivare a Jalisco, Raffaele e’ stato in diverse citta’ del Messico, tra le quali Cancun, e poi si e’ stabilito a Ciudad Guzman insieme agli altri due familiari, giunti nel Paese di recente. Francesco afferma che il giorno in cui il padre si trasferi’ a Tecalitlan gli aveva raccontato di essersi trasferito in questa localita’ in cui non conosceva nessuno, alla ricerca di fortuna. L’ultimo contatto telefonico di Raffaele con gli altri due familiari scomparsi risale alle 14:30 del 31 gennaio. Mezz’ora piu’ tardi, i due hanno cercato inutilmente di mettersi in contatto nuovamente con l’uomo, che soffre di ipertensione, e ipotizzando un malore o un incidente, sono andati nel punto in cui il gps dell’auto noleggiata segnalava la sua ultima posizione. I due giovani si sarebbero poi fermati per fare benzina e li’ sarebbero stati avvicinati da “diversi poliziotti a bordo di un’auto e due moto, che gli hanno intimato di seguirli”. Antonio, prima di sparire, sarebbe riuscito ad inviare un messaggio via whatsapp all’altro fratello Daniele, che si trovava anche lui in Messico con Francesco, il quarto fratello, dicendo di essere stati intercettati da poliziotti in motocicletta che li avevano costretti a seguirli. Poco dopo anche i telefoni dei due giovani avrebbero smesso di funzionare. I familiari temono quindi che i loro congiunti siano in carcere, anche perche’ le autorita’ messicane hanno prima confermato che due dei tre napoletani erano stati arrestati, ma in un secondo momento hanno negato questa circostanza. I familiari hanno anche ipotizzato un rapimento, ma non sono arrivare richieste di riscatto.

Fiumi di droga dal Sud America per i clan di Ponticelli e San Giovanni: 17 arresti. I NOMI

Nella mattinata odierna, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la Squadra Mobile partenopea ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari, a carico di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico e alla commercializzazione di droga e detenzione e porto di armi da guerra.L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha consentito di individuare un’organizzazione internazionale dedita al narcotraffico, ritenuta in rapporti d’affari con i clan di camorra operanti nell’area orientale di Napoli.Il traffico di droga ha riguardato le diverse tipologie di sostanza stupefacente, con particolare interesse per la cocaina. Stabili sono risultati essere i rapporti con la Colombia, la Spagna e l’Olanda, luoghi in cui venivano stipulati gli accordi per l’acquisto e il trasporto dello stupefacente in Italia. Una volta giunto sul territorio nazionale, lo stupefacente veniva destinato ad alimentare le piazze di spaccio partenopee, con particolare riferimento a quelle presenti nei quartieri di Ponticelli e San Giovanni, nonché di altre regioni, come la Toscana (Massa Carrara) e il Lazio (Latina e Frosinone).

Nel corso delle indagini, numerosi sono stati i viaggi effettuati dai promotori dell’organizzazione verso gli Stati menzionati, nonché le trasferte dei cosiddetti “corrieri” effettuate per rifornire le piazze di spaccio fuori regione.Cospicui sono stati i riscontri oggettivi effettuati nel corso dell’attività investigativa che hanno consentito di cristallizzare una realtà di elevato spessore criminale; nello specifico, nel corso dell’indagine sono state tratte in arresto, in flagranza di reato, 5 persone, e si è proceduto al sequestro di:

– 12 pistole di diverso calibro,

– 2 mitragliette UZI,

– 1 fucile di precisione,

– 636 proiettili di calibro diverso,

– Katana, caricatori, bilancini elettronici di precisione e abbattitore di frequenza, c.d. Jammer,

– 20 kg di cocaina,

– 20 kg. di hashish,

– 5 kg.di marijuana,

– denaro in contanti pari a circa € 10000,

– € 170.000,00 in banconote da € 20,00 false.

Durante le operazioni sono state sequestrate anche 6 pistole di vario calibro, materiale da taglio e circa € 70000,00 in contanti..

Di seguito si riportano i nomi degli arrestati:

1) BUSIELLO Valter Alfredo, Napoli 1974; 2) CRISCUOLO Giuseppe, Napoli il 1979; 3) DE CESARE Ciro, Pollena Trocchina (NA) 1990; 4) DE MATTEO Daniele, Napoli 1983; 5) GROSSI Antonio, Fondi (LT) 1962; 6) INCARNATO Raffaele, Napoli 1983; 7) MARIOTTI Adolfo, Massa 1964; 8) PICCOLO Antonio, Napoli 1978; 9) SCARPA Antonietta, Napoli 1979; 10) SCOGNAMILLO Ciro, San Giorgio a Cremano (NA) 1993; 11) SCOGNAMILLO Pasquale detto Bombò, San Giorgio a cremano (NA) 1982; 12) SITO Giuseppe Napoli 1970; 13) TEATRO Gaetano, Napoli 1983; 14) TODISCO Nunzio, Napoli 1985; 15) TROTTA Davide Adolfo, Cassino (FR) 1980; 16) UVALE Salvatore, Napoli 1990; 17) SCOGNAMILLO Pasquale, Napoli 1980.

Avellino: continua la caccia al socio, spunta Gravina

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Ai microfoni di Sportchannel 214 Walter Taccone parla del possibile nuovo soci:”Abbiamo avuto delle chiacchierate con Giulio Gravina, l’amministratore delegato, che sembra intenzionato a dare una mano all’Avellino, il calcio è una sua passione e ci eravamo sentiti a Roma. Se son rose fioriranno, ci sono buone possibilità di avere finalmente un socio importante, che ha dimostrato negli anni il suo valore sul campo e se vuole investire nell’Avellino ben venga. Sapete che cerchiamo un socio, non è una novità, ho rifiutato offerte anche piu’ importanti ma mi davano poche garanzie, queste persone me ne danno di piu’. Taccone come al solito non metterà in tasca un euro, abbiamo pagato le ultime spettanze, la mia famiglia ha investito 7 milioni in questa squadra, e non prenderò nulla. Lascerò tutto nell’Avellino e chi verrà si farà carico del 70% delle spettanze future. Io resto comunque, come ho sempre detto, come presidente onorario della squadra “.

Napoli: è Milik il vero acquisto

Dietro l’angolo, l’atteso nuovo ritorno dell’attaccante. Cosi scrive questa mattina La Gazzetta dello Sport:”Racconta «radio Castel Volturno» che Milik nelle ultime due settimane non si è più limitato agli «undici contro zero» ma ha iniziato a giocare le partitelle con i compagni e ha dato risposte convincenti. Ora è dunque in condizione di essere protagonista, magari per una porzione di partita, ma deve vincere le sue ultime remore, che sono però di carattere psicologico. Ecco perché una settimana in più in sede a fare altro lavoro specifico, evitando probabilmente il viaggio in Germania, potrebbe regalargli la convinzione di sentirsi pronto per Cagliari.

Re Ciro: altro che Immobile, questo scuote tutto

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Doppietta al Verona, Lazio sempre più su e lui, Ciro Immobile, dominatore assoluto della classifica cannonieri con 22 gol all’attivo. Per il ragazzo di Torre Annunziata, è il momento migliore di una carriera che ad un certo punto sembrava avvolta dal punto interrogativo e che invece ha avuto lo snodo giusto. Immobile al momento Re della Lazio, del campionato e dei cannonieri. Ma nella Nazionale che verrà, dovrà esserci lo spazio giusto anche per lui, capace di diventare leader nei momenti complicati e di non sottrarsi ad alcuna responsabilità. Immobile smuove tutto, cominciando dalle reti delle porte avversarie.

Portici, studio dentistico abusivo: scattano i sequestri

I finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno posto sotto sequestro uno studio medico dentistico privo delle prescritte autorizzazioni previste dalla legge per lo specifico settore. In particolare, i finanzieri della compagnia di Portici, nell’ambito di un’attività info-investigativa hanno scoperto nella centrale via Libertà uno studio medico dentistico sconosciuto al fisco, ma non agli abituali clienti, i quali, ignari delle carenze autorizzative, si affidavano alle cure del professionista, attesi i prezzi fortemente concorrenziali praticati. Al termine dell’attività ispettiva, eseguita congiuntamente dal personale dell’Asl Napoli 1 centro, che ha attestato l’assenza delle autorizzazioni sanitarie, sono stati posti sotto sequestro tre locali: due adibiti a gabinetto odontoiatrico con relativa attrezzatura chirurgica, arredi, farmaci di vario tipo, strumentazione odontotecnica per piccole lavorazioni e/o riparazioni di protesi dentarie ed il terzo dedicato alla sterilizzazione degli strumenti chirurgici. Il responsabile è stato segnalato all’autorità giudiziaria per l’esercizio dell’attività odontoiatrica in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa di settore. Sono inoltre in corso accertamenti allo scopo di ricostruire compiutamente gli elementi positivi di reddito sottratti al fisco. Le funzioni di polizia economico-finanziaria svolte dal corpo, oltre a contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e a recuperare i tributi sottratti al bilancio dello stato, costituiscono un vero ostacolo alla diffusione dell’abusivismo nel sistema economico, a sostegno e a tutela di tutte le attività lecite che operano nel rispetto della legge.

Tenta il suicidio il giorno della sua laurea

Si è sparato un colpo di pistola alla testa ed ora è in coma all’ospedale di Salerno. L.G. 26enne avrebbe dovuto discutere la tesi di laurea ieri mattina, ora è in prognosi riservata con la speranza che possa salvarsi nonostante i numerosi traumi riportati. Erano passate da poco le dieci del mattino di ieri quando al pronto soccorso è giunto il 26enne in condizioni gravi. I medici l’hanno trasferito con urgenza al San Leonardo di Salerno. L.G. si stava preparando per raggiungere l’università di Napoli Federico II con la famiglia. Avrebbe dovuto laurearsi in Scienze e Tecnica dell’Ambiente. Familiari ed amici erano pronti, aspettavano lui per avviarsi verso il capoluogo campano. Troppi i tempi di attesa così nel chiamarlo lo hanno ritrovato nel bagno, agonizzante. L’arma utilizzata è quella del padre, regolarmente detenuta. L’uomo è un commerciate di Mercato San Severino. La famiglia è molto conosciuta e la notizia ha scosso il quartiere e l’intero paese. Il proiettile è entrato dal lobo parietale destro ed è uscito dalla guancia sinistra. Probabilmente perderà l’occhio destro e dovrà subire numerosi interventi di ricostruzione. In ospedale sono riuniti amici e familiari. Intanto si cerca di capire le motivazioni di un gesto così estremo. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Mercato San Severino che stanno cercando di vagliare qualsiasi ipotesi. E’ stata contattata anche la stessa università nella quale il giovane avrebbe dovuto discutere la tesi di laurea. Tutti si chiedono il perché di questo gesto. Non sembrava dimostrare problemi o disagi il 26enne che conduceva una vita felice che portava avanti insieme alla sua fidanzata.

Torna in libertà il boss Raffaele Anastasio ‘zi Felice’

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E’ tornato in libertà Raffaele Anastasio, elemento di spicco dell’omonimo clan e nipote di Aniello Anastasio, o’ zio, storico capo della cosca. Nell’agosto dello scorso anno era stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione. Era già stato condannato per estorsione con metodo mafioso alla pena di anni 4 e mesi 8 ,interamente espiati ,a seguito di un provvedimento di fermo emesso dalla dda dott D’Onofrio nel luglio del 2010, ed arrestato, dopo alcuni mesi di latitanza a marzo del 2011. Per Anastasio il pm aveva chiesto 13 anni e sei mesi ridotti obbligatoriamente di 1/3 a 9 anni per abbreviato. Era detenuto a Teramo da maggio 2016,. La Cassazione però ha annullato quella condanna e quindi Raffaele Anastasio detto “don Felice” , difeso dagli avvocati Rosario Arienzo e Giancarlo Nocera, è tornato libero.

Napoli, blitz antidroga nella zona orientale: numerosi arresti della Squadra Mobile

Napoli. Dalle prime ore di questa mattina, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli la Polizia di Stato di Napoli, con oltre cento uomini impegnati, sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di promotori e sodali di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ritenuta in rapporti d’affari con i clan di camorra operanti nell’area orientale di Napoli.Le indagini dei poliziotti della squadra mobile hanno accertato che gli ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, in prevalenza cocaina, importata prevalentemente direttamente dalla Colombia e dall’Olanda, è destinata al mercato del capoluogo e di altre regioni italiane, in particolare Toscana e Lazio. Oltre ai significativi quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, nel corso delle indagini è stato sequestrato anche un vero e proprio arsenale tra pistole e mitragliatrici.

Camorra al rione Traiano: ai domiciliari il figlio del boss Puccinelli

Clamorosa scarcerazione al rione Traiano di Ciro Puccinelli, 29enne figlio del boss Salvatore “straccietta”, tornato a Napoli per la morte della moglie e ormai da anni fuori dal giro della malavita . Il giovane ras nonostante la richiesta di condanna a 18 anni di carcere arrivata la scorsa settimana ha ottenuto inaspettatamente gli arresti domiciliari fuori regione. Ciro Puccinelli era stato arrestato  a gennaio dello scorso anno nel maxi blitz  che e aveva sgominato tutto il sistema di spaccio d ella nuova Scampia di Napoli. Oltre novanta persone arrestata e 140 indagati tra le varie famiglie camorristiche gravitano attorno al clan principale del rione ovvero i Puccinelli- Petrone. nelle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Egle Pilla si racconto di uno spaccato criminale impressionante. Il clan guidato da Francesco Petrone ‘o nano, fratellastro di Cirotto Puccinelli, aveva a disposizione 24 ore su 24 perfino un gruppo composto dai fratelli Daniele e Rosario Cariello addetti alla video sorveglianza. Perché tutti le piazze di spaccio era controllate a distanza e non doveva mai venir meno la sorveglianza. Di Ciro Puccinelli aveva parlato uno dei pentiti del clan ovvero Emilio Quindici che aveva raccontato ai pm della DDa di Napoli: “… si tratta di Puccinelli Cirotto, fratello di Petrone Francesco detto o’ nano. Ha una piazza di cocaina in via Tertulliano in società con Cozzolino Gennaro, Lazzaro Lulu’ e Genni,. Questa piazza viene caricata da Francesco Petrone detto o’ nano per conto del sistema. Viene caricata pero’ anche fuori sistema da Vicienzo o’ giurnalista oggi detenuto per droga. Il carico fuori sistema che avviene ad un prezzo piu’ vantaggioso puo’ avvenire da parte di chiunque, come ad esempio Frank o’ filippiano…”. Quando ci fu il blitz Ciro Puccinelli era agli arresti domiciliari perchè era stato arrestato alcuni mesi insime con Salvatore Lazzaro diventato poi scissionista del clan insieme con il gruppo di Basile e Cozzolino. E il fatto che fosse agli arresti domiciliari è diventato il punto di forza della difesa di Puccinelli. Infatti gli avvocati Leopoldo Perone e Giuseppe De Gregorio sono riusciti a dimostrare chenon c’era assolutamente il pericolo di fuga, non sussisteva allora e non sussiste adesso. Ecco il motivo per il quale il gup ha accolto le tesi dei penalisti. Questa decisione ha lasciato di sasso gli altri imputati ma anche la Procura che ha subito fatto ricorso contro l’ordinanza del giudice in un appello al Riesame che si preannuncia a dir poco “bollente”. E intanto da alcuni giorni Ciro Puccinelli non è più in carcere.

 

Pozzuoli, 20enne di Mugnano colpito con 8 coltellate all’uscita della discoteca

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Pozzuoli. Ancora violenza tra i giovani in provincia di Napoli. Un 20 enne di Mugnano è stato accoltellato senza apparente motivo all’uscita della discoteca Golden gate di via Campania a Pozzuoli. Il ragazzo ferito si chiama Salvatore Migliaccio ed è ricoverato all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Otto colpi di coltello sferrati con una inaudita violenza da tre giovani lo hanno raggiunto su tutto il corpo, fortunatamente senza colpire organi vitali. E’ stato accompagnato in ospedale da un amico minorenne che aveva trascorso con lui la serata nella discoteca.Secondo  quanto egli stesso è riuscito a raccontare ai carabinieri che indagano sul caso e quanto ricostruito dai militari l’aggressione si sarebbe verificata intorno alle 3.30 di notte. Salvatore Migliaccio era uscito dal locale e stava dirigendosi verso la propria auto, parcheggiata poco distante. D’improvviso compare un gruppetto di  giovani che prima cominciano a picchiare l’amico minorenne. I due scappano ma vengono ben presto raggiunti e a quel punto il branco si avventa contro Salvatore.  Prima le botte e i calci e poi le coltellate: prima a un braccio, poi a una spalla, infine ai glutei e alle gambe. Portato in ospedale  e medicato non riesce a dare una spiegazione di quanto accaduto. Non avrebbero avuto ne contatti all’interno con altri giovani ne lui e l’amico avrebbero infastidito ragazze di altri. Una serata normale insomma. Salvatore Migliaccio lavora, si alza tutte mattine all’alba per andare a consegnare mozzarelle ai negozianti di latticini. Sull’aggressione stanno indagando i carabinieri della compagnia di Pozzuoli che oltre ad ascoltare il ferito e l’amico hanno preso in visione le immagini delle telecamere interne e d esterne della discoteca e quelle delle strutture pubbliche e private della zona dove è avvenuta l’aggressione. Si cerca di risalire al branco attraverso le immagini. Anche i gestori della discoteca e i dipendenti hanno dichiarato di non aver notato niente di strano e di anomalo all’interno.

Cavese: super colpo, ecco Iannini

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Adesso è ufficiale: Gaetano Iannini è un nuovo calciatore della Cavese. L’esperto centrocampista ha firmato il contratto che lo legherà alla società metelliana.

Già a dicembre la Cavese cercò Iannini dopo l’addio al Cerignola ma la trattativa non si concretizzò. Calciatore di grande esperienza, un vero lusso per la categoria anche se dovrà ritrovare il ritmo partita. Più di cento presenze con il Matera (di cui è stato una bandiera) e una trentina di reti in Serie C, prima di approdare in Puglia per l’avventura negativa con il Cerignola.

Napoletani scomparsi in Messico, i familiari: ‘La polizia sa’

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E’ al Commissariato di polizia di Tecalitlan, 700 km da Citta’ del Messico che portano le ultime tracce dei tre napoletani, Raffaele Russo, suo figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino, di cui non si hanno notizie dallo scorso 31 gennaio. Svaniti nel nulla, desaparecidos, come e’ scritto sui manifesti affissi nelle strade della cittadina di 13 mila abitanti un tempo cuore dell’industria della canna da zucchero. Il sospetto dei familiari e’ che i tre venditori ambulanti, in Messico per rivendere prodotti cinesi acquistati a Napoli, siano stati rinchiusi da qualche parte dalle autorita’ locali. “Siamo convinti – dice oggi Gino Bergame’, portavoce della famiglia – che siano reclusi in un carcere del Messico. Siamo stati contattati da familiari di altre persone che da tempo non hanno piu’ avuto notizie dei loro congiunti. Qualcuno dei familiari – aggiunge – ha anche pensato di raggiungere il Messico ma, a parte le scarse disponibilita’ economiche, crediamo, vista la reticenza finora mostrata delle istituzioni messicane, che sarebbe un viaggio inutile e, forse, perfino pericoloso”. La regione di Jalisco, infatti, e’ nota per i sequestri di persona, rapimenti lampo, specie di stranieri, fatti da bande locali vicine ai narcotrafficanti per ottenere un riscatto. Ed e’ questa l’ipotesi cui inizialmente hanno pensato i familiari dei tre italiani. Una eventualita’ naufragata dopo che nessuno si e’ fatto vivo per diciassette giorni. A convincere la famiglia Russo di un coinvolgimento della polizia locale e’ un messaggio audio inoltrato tramite Whatsapp al fratello Daniele in cui Antonio Russo, messosi sulle tracce del padre dopo la sua scomparsa, raccontava di essere stato fermato dalla polizia locale durante un rifornimento di benzina e invitato a recarsi al commissariato. Si innesta qui il giallo di una telefonata fatta alla Municipalita’ di Tecalitlan. “In un primo momento – ricorda Daniele Russo, un altro figlio di Raffaele – ci dissero che Antonio e Vincenzo erano stati arrestati e che stavano andando alla polizia, mentre di Raffaele non sapevano nulla. Ma durante una seconda telefonata questa versione e’ stata negata dalle autorita’ messicane”. “La nostra unica possibilita’ – conclude il portavoce della famiglia Russo – rimane quella di affidarci alla Farnesina e all’ambasciata italiana, con cui siamo in contatto. Bisogna insistere sulla pista che porta al commissariato di Tecalitlan dove, nel giorno della scomparsa, una operatrice ci assicuro’ al telefono che tre italiani erano sotto la loro custodia salvo poi smentire la cosa venti minuti dopo”. In queste ore di angoscia il pensiero va anche a un altro componente della famiglia Russo, Francesco: “E’ un altro figlio di Raffaele che vive in Messico da tempo. In questi giorni cosi’ delicati – spiega Bergame’ – ci ha chiesto di non contattarlo ma di attendere che sia lui a farsi vivo. Temiamo per la sua incolumita’ e che informandosi o contattando le persone sbagliate possa succedere qualcosa anche a lui”.

Napoli, ex consigliere comunale aggredito da baby gang: ‘Ho rischiato di perdere un occhio’

“Questo è il risultato di un aggressione con motorini da parte di 4 ragazzini al centro storico”, con tanto di foto allegata. Inizia così il post di Francesco Minisci, ex consigliere del Comune di Napoli che su facebook denuncia l’aggressione subita nei vicoli del centro storico. “Pubblico la foto-spiega Minisci- su consiglio di amici non perché cerco una punizione verso chi ha problemi più seri dei miei, ma per evitare che possa accadere qualcosa di più grave domani a qualcun altro .Ho fatto una regolare denuncia alla Questura sicuro che le targhe dei motorini in questione siano state riprese dalle telecamere.
VI PREGO per rispetto della mia persona di non inveire contro chi mi ha aggredito sicuro che siano solo vittime dell’esclusione sociale dei nostri brutti tempi. Punire serve a poco integrare e garantire a tutti istruzione e integrazione sociale è l’unico antidoto”. Sulla vicenda la polizia sta indagando e sta visionando le immagini del sistema di video sorveglianza pubblico per risalire agli autori della brutale aggressione. Minisci è stato colpito con calci e pugni oltre che con una cassetta della frutta che aveva i chiodi sporgenti e arrugginiti: “Ho rischiato di perdere un occhio – continua Minisci – in quanto con la cassetta della frutta mi hanno colpito al volto, ed i chiodi erano sporgenti e pericolosi, ho temuto il peggio”.

Il sindacato giornalisti contro De Luca: ‘Da presidente Campania mero squadrismo verbale’

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«Le inchieste giornalistiche sono criticabili come qualsiasi altra attività intellettuale. Le parole del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, vanno però oltre il limite di qualsiasi critica e rappresentano, queste sì, mero squadrismo verbale. Bollare come “camorristiche” e “squadristiche” le inchieste giornalistiche è inaccettabile e non può essere consentito a nessuno, tantomeno a un rappresentante delle istituzioni. Sarebbe opportuno che anche il PD facesse sentire la propria voce. Evidentemente la salvaguardia di pacchetti di voti viene considerata meritevole di tutela più della libertà di espressione e del diritto dei cittadini ad essere informati su una vicenda inquietante come quella del traffico di rifiuti in Campania». Lo affermano, in una nota, Federazione nazionale della Stampa italiana, Sindacato unitario giornalisti Campania e Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
«L’attacco ai colleghi di Fanpage – proseguono – rientra in uno schema ormai consolidato messo in atto da tutte le forze politiche, pronte a difendere la libertà di stampa solo se le inchieste riguardano gli avversari politici e a scatenare l’inferno quando a finire nel mirino sono i loro sodali. Una situazione indegna di un Paese civile e che spiega la ragione per la quale, al di là delle dichiarazioni ufficiali, nella legislatura appena conclusa sono state fatte decadere tutte le proposte di legge dirette a cancellare il carcere per i cronisti e a contrastare le “querele bavaglio”. La politica, in modo assolutamente trasversale, sogna una stampa asservita e cittadini sempre meno informati da trattare come sudditi».

Operazione ‘Talassa’ controlli straordinari della polizia al Porto di Salerno

Salerno. Si è conclusa nella scorsa settimana l’operazione “Talassa”, disposta dalla Direzione Centrale per l’Immigrazione e le Frontiere ed attuata dagli Uffici di Polizia di Frontiera Marittima su tutto il territorio nazionale con servizi straordinari di controllo presso gli scali marittimi per il contrasto all’immigrazione illegale, al falso documentale e ai traffici transfrontalieri con particolare attenzione rivolta al traffico di auto rubate.
Nel porto di Salerno sono state anche utilizzate particolari apparecchiature deputate alla rilevazione di occultamento di migranti irregolari nei trailers, containers e stive. La Polizia di Frontiera di Salerno ha lavorato in sinergia con personale della Polizia Stradale specializzato nell’analisi di telai contraffatti e nel furto di auto.
Nei controlli straordinari ha cooperato anche personale della Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e Reparto Cinofili dell’Arma dei Carabinieri.
Sono state attentamente ispezionate varie tipologie di navi, provenienti da vari porti e le verifiche si sono concentrate, oltre che sui passeggeri, sugli autoarticolati e sui rimorchi sbarcati, utilizzando le apparecchiature elettroniche di scannerizzazione sui veicoli sospetti.

In particolare, le attività di controllo si sono cosi sviluppate:

impiegate nel controllo della frontiera interna ed esterna 44 pattuglie della Polizia di Stato; ,
controllate 27 navi (17 provenienti da Paesi Schengen e 10 provenienti da Paesi extra Schengen): 17 cargo, 3 rotabili, 6 rotabili e passeggeri, 1 nave crociera;
controllate 910 persone, di cui 110 risultavano avere dei precedenti penali;
respinto alla frontiera uno straniero di nazionalità tunisina, ai sensi dell’art. 10, comma 1 D.L.vo 286/1998 (ingresso irregolare nel territorio italiano), scoperto all’interno di un rimorchio telonato, abilmente occultato tra la merce (rotoloni di cellophane), sprovvisto di documenti ed affidato, dopo il fotosegnalamento, al comandante della nave per essere rimpatriato in Tunisia;
ispezionati e controllati 338 veicoli, tra autovetture e trailers;
elevate 9 contravvenzioni al Codice della Strada, per un importo totale di 6.354,00 euro;
elevata 1 contravvenzione al Comandante della motonave “Cruise Bonaria” per violazione dell’art. 12 del Decreto Legislativo n. 286/1998 (ingresso illegale nel territorio italiano) per un importo di 1.833,33 euro.

Inchiesta Fanpage, il video della beffa: la valigetta vuota per i corrotti

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Investigatori della squadra mobile e dello Sco sono al lavoro per esaminare le circa 900 ore dei filmati registrati dal giornale online Fanpage.it nei quali l’ex camorrista pentito Nunzio Perrella, qualificandosi come un imprenditore che opera nel settore dei rifiuti, prende contatti con politici, amministratori e dirigenti della Sma (la societa’ in house della Regione per la tutela dell’ambiente), proponendo accordi illeciti. Tra i video acquisiti dalla procura di Napoli presso la redazione di Fanpage vi e’, come rivela oggi il sito Tiscali.it, anche la scena della consegna di una valigetta che, nella messinscena di Perrella, avrebbe dovuto contenere banconote per 25mila euro (la prima meta’ della presunta tangente concordata), mentre in realta’ era vuota. La consegna viene anticipata di qualche giorno da un incontro nella hall di un albergo cittadino tra Perrella, Biagio Iacolare, presidente della Sma, e Rory Oliviero, ex presidente del consiglio comunale di Ercolano. Argomento al centro dell’incontro un appalto per lo smaltimento di fanghi inquinati. Si parla anche della necessita’ di coinvolgere il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola (non indagato perche’ estraneo all’inchiesta). Il 9 febbraio in piazza dei Martiri la telecamera nascosta di Perrella documenta la consegna della valigetta a Oliviero.L’offerta messa sul tavolo da Perrella è allettante: “Siamo in grado – dice – di fissare a 95 euro a tonnellate il trasporto dei fanghi mentre l’affidamento è ormai a quota 220euro a tonnellate. Noi siamo in grado per 50 euro a voto di procacciare consensi elettorali”. Iacolare, tra i 95 euro di costo a tonnellate e i 220 che è il prezzo praticato, fissa in 140 euro la base di partenza. E dunque la differenza diventa la torta da spartire.Ma c’è di più. In attesa che l’appalto per lo smaltimento dei fanghi tossici venga assegnato all’azienda “amica”, senza gara pubblica ma con l’affidamento diretto trattandosi di un’emergenza, Oliviero, in un altro incontro, pretende 50mila euro di mazzette da Perrella, il quale consegna poi al mediatore una valigetta con i soldi, ma che in realtà è vuota. È il 9 febbraio 2018, circa 10 prima che scoppi lo scandalo legato all’inchiesta di Fanpage.it. Oliviero pattuisce con Perrella che deve avere 25mila euro nel momento in cui si accinge a fare l’invito per l’affidamento dell’appalto, altri 25mila nel momento in cui viene firmato l’affidamento. Nel video in questione si vede chiaramente questa valigetta finire nel bagagliaio della macchina di Oliviero. Ma al suo interno non c’è nulla. È da quel giorno che i faccendieri, affaristi, politici, funzionari regionali sono in fibrillazione.

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