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Elezioni, Paolo Siani: ‘La politica non è sistemare la famiglia, i miei figli fanno altro’

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“Io sono la mia storia, che parla per me. Io sono altro da tutto quello che non e’ chiaro. Sui casi specifici, per quanto ne so, Alfieri non ha fatto niente di penalmente rilevante e Piero De Luca e’ una persona competente. Riguardo a Roberto De Luca ritengo un gesto responsabile le sue dimissioni in attesa di un responso della magistratura”. Lo dice, in una intervista a Repubblica, Paolo Siani, il fratello del giovane cronista Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra. “Ma ripeto – aggiunge Siani, ora candidato Pd -, scendo in politica perche’ credo nel dedicarsi agli altri per migliorare il Paese. Il familismo? Sono un medico e i miei figli non fanno i medici. Lo dico senza polemica ma semplicemente per essere ancora piu’ chiaro: Ludovica fa la giornalista e Gianmario l’avvocato. Credo che la vera questione resti quella di riuscire a portare altri come me in politica per fare cose concrete”. Quindi Siani illustra il suo programma: “Sicurezza e legalita’. Credo nella prevenzione. Bisogna cominciare dai bambini. Partendo dai primi mille giorni di vita, coinvolgendo strutture sociali e asili nido. Tu entri in una famiglia e accompagni il bimbo nella crescita. Banalmente: aiuti nell’essere precisi nelle vaccinazioni, regolari nell’alimentazione, puntuali nelle presenze a scuola. Cosi’ in un bimbo che nasce in un quartiere infestato dai clan puoi instillare il senso della legalita’. E poi la sanita’: penso all’oncologia pediatrica. C’e’ ancora una forte migrazione dal sud al nord pur avendo, noi, delle eccellenze. Mi propongo di attivare incontri con gli specialisti per trovare una soluzione; e di implementare il registro tumori, tenerlo aperto per studiare nel tempo i fenomeni”.

Protesta delle ‘sbarre’ da parte di tutti i boss nel carcere di Reggio Calabria

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Protesta dei detenuti nel carcere di Arghilla’ a Reggio Calabria. Da quanto si apprende da fonti sindacali, un’ottantina di detenuti della sezione ad alta sicurezza sta mettendo in atto la battitura ad orari programmati delle sbarre. A riferirlo e’ la Uilpa Penitenziari, spiegando che gia’ alla fine della scorsa settimana nella struttura detentiva era scattato il rifiuto del vitto. Ora la battitura delle inferriate indica un innalzarsi del livello della protesta, che resta comunque pacifica, ma risulta piu’ complessa da gestire da parte del personale di polizia penitenziaria. I detenuti lamentano disfunzioni e ritardi di tipo amministrativo-contabile per quanto riguarda la gestione dei conti correnti interni, su cui i familiari depositano somme di denaro, oppure nella gestione dei vaglia che vanno cambiati all’ufficio postale; e inoltre problemi riguardanti la frequenza dei colloqui con i familiari.

Pompei, licenziati i 16 esperti: si ferma il ‘Grande Progetto’

Pompei. Trenta cantieri di manutenzione, progettazioni, verifiche, collaudi e commissioni di gara allo stop. E’ stata licenziata l’intera segreteria tecnica e ciò comporta anche il conseguente blocco del progetto finanziato dall’Unione Europea per un cifra pari a centocinque milioni di euro. Al momento è quindi a rischio la messa in sicurezza degli Scavi e, da oggi, i sedici professionisti giunti a Pompei da ogni parte d’Italia, sono sollevati dall’incarico tramite una brevissima nota – scritta da Osanna – come . Erano arrivati a Pompei agli inizi del 2015, si tratta di due archeologi, nove architetti e cinque ingegneri che hanno aiutato il direttore generale del Parco Archeologico Massimo Osanna nell’opera di rilancio del sito. La lettera di fine rapporto scritta, suo malgrado, da Osanna comunica “che non risultando alcun riscontro definitivo alla nota inviata al ministero in data 19 gennaio 2018, il rapporto di collaborazione attualmente intercorrente con il Parco Archeologico di Pompei scade il 18 febbraio”.
Un decreto non convertito in tempo anche se lo scorso dicembre la commissione bilancio della Camera dei deputati aveva, all’interno del pacchetto emendamenti cultura, approvato una norma che avrebbe consentito la stabilizzazione del team che ha aperto tante nuove domus e ha contribuito a mettere in sicurezza quasi tutte le Regiones in cui sono suddivisi gli Scavi, con uno stanziamento di cinquecento mila euro annui a decorrere dall’anno 2018. L’avvicinarsi della campagna elettorale ha di fatto bloccato l’iter per l’assunzione a tempo indeterminato dei super tecnici. L’architetto e ingegnere Raffaella Forgione, amareggiata commenta: “Premesso che non si comprendono le motivazioni di questo stop, l’errore è a monte, perché gli incarichi professionali di responsabile del procedimento, direttore dei lavori, coordinatore della sicurezza, progettista, collaudatore, verificatore, commissario di gara, non sarebbero dovuti essere regolati da un contratto di collaborazione. Certo è che il colpo assestato alla grande rinascita del sito si sentirà. Proprio nel momento in cui gli obiettivi sono stati raggiunti, con meraviglia dei commissari europei che ne avevano chiesto l’assorbimento nella struttura del Parco Archeologico, il ministero pare si sia dimenticato di questo team”. Nessuna risposta è arrivata alla nota che il direttore generale Massimo Osanna aveva inviato alla Direzione generale, al Capo di gabinetto, al Segretariato generale e all’Ufficio legislativo sulla necessaria prosecuzione delle attività, per non arrecare un danno all’amministrazione. “Forse – conclude Forgione – al Ministero sono impegnati in altro e poco importa di Pompei, che pure aveva suscitato grande scalpore con il crollo della Schola Armaturarum, richiamando l’Europa intera alle sue responsabilità”.
A denunciare il blocco dei trenta cantieri del Grande Progetto Pompei è anche Antonio Pepe, segretario del sindacato Unsa: “Licenziati per scadenza di contratto i componenti della segreteria tecnica tanto magnificati dal ministro come i 16 super-esperti’ in restauro e valorizzazione dei beni culturali, ai quali si deve la rinascita di Pompei, per poi essere abbandonati. I funzionari – precisa Pepe – dovranno lasciare i progetti in corso, senza conclusione, perché ostaggio della solita burocrazia e perché è svanita la bozza della legge di bilancio che prevedeva la loro immissione in ruolo”.

Torre del Greco, la famiglia di Mariarca contraria allo sconto di pena al marito assassino

Uccise la moglie a coltellate, ora punta tutto sullo sconto di pena. Antonio Ascione, il pizzaiolo torrese che uccise Maria Archetta Mennella, fa sapere di chiedere il rito abbreviato per ricevere uno sconto di pena. L’uomo uccise la ex moglie con 5 coltellate, di cui tre al torace e due al braccio sinistro. Questo è quanto emerso dal risultato dell’esame autoptico sul corpo della 38enne torrese, mamma di due bambini da un anno commessa in veneto. La morte di Mariarca è riconducibile ad un “arresto cardiocircolatorio irreversibile” a cui si aggiunge “anemia post emorragica da sezione del polmone di sinistra, del pericardio e dell’aorta”. Secondo i medici legali le lesioni sarebbero state causate da un coltello con una lama lunga dagli 8 ai 10 centimetri e larga 2 centimetri.
La perizia sarà visionata dal Pubblico Ministero che chiederà, molto probabilmente, il rinvio a giudizio di Antonio Ascione. L’imputato, seguito dall’avvocato Pietramala, ha fatto intendere che chiederà il giudizio abbreviato perché il suo assistito possa beneficiare dello sconto di un terzo della pena. La famiglia Mennella, invece, è sostenuta gratuitamente dallo Studio 3° di consulenza legale e dall’avvocato Alberto Berardi, il quale sostiene di avere gli elementi necessari per dimostrare la premeditazione dell’omicidio. I familiari di Mariarca mostrano tutta la rabbia sulla notizia dell’eventuale sconto di pena. “Ma quale sconto di pena – dice la sorella di Mariarca – io la pena di morte gli darei. Vergogna”.

Napoli, identificato anche il quarto della baby gang che aggredì Arturo

Sarebbe stato individuato anche il quarto componente della baby gang che il 18 dicembre scorso aggredì in via Foria a Napoli il 17enne Arturo Iavarone , ferendolo gravemente a coltellate  alla gola senza un motivo. Il questore di Napoli nei giorni scorsi  parlando a un convegno aveva spiegato:  “Le indagini stanno procedendo,abbiamo indicazioni, elementi. Il nostro e’ un sistema garantista. Per quanto riguarda il ‘nano’ (cosi’ e’ soprannominato uno degli aggressori, riconosciuto dal diciassettenne accoltellato ndr.) siamo riusciti a trovare elementi, con il supporto delle testimonianze. Sugli altri abbiamo bisogno di approfondimenti  anche perche’ non c’erano testimonianze di immagini ne’ di comunicazione, ma stiamo lavorando intensamente”. E così è stato. Grazie al lavoro di controllo e di incroci sui profili facebook dei ragazzini amici del piccolo arrestato e degli altri indagati si sarebbe arrivati anche al quarto componenti del gruppetto. Di lui  si sa che si farebbe chiamare Genny, come riporta Il Mattino, e che in alcuni fotogrammi ripresi dagli investigatori è riconoscibile, in strada a Foria, mentre indossa un giubbotto verde militare e un passamontagna che gli copre parzialmente il viso. In un’altra immagine postata sul proprio profilo Facebook lo stesso compare sul lungomare di via Partenope abbracciato con il nano.Ora sono necessari gli ultimi elementi di prova e di riscontri prima  di consegnare l’informativa finale ai pm coordinati dal procuratore per i minori, Maria De Luzenberger. Poi ci saranno le decisioni del magistrato che valutate le prove raccolte dagli investigatori potrebbe decidere per la richiesta di giudizio dei quattro della baby gang di via Foria.

Facevano prostituire la figlia di 9 anni, arrestati

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Vergogna senza fine in provincia di Palermo: facevano prostituire la figlia di nove anni: con l’accusa di violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione minorile sono stati arrestati dai carabinieri il padre e la madre della piccola vittima. I fatti si sono svolti in un paese del palermitano. Oltre alla coppia sono stati arrestati i due uomini con cui la bambina ha avuto rapporti sessuali a pagamento. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Partinico. Per i 4 indagati il gip ha disposto i domiciliari. I militari che stanno conducendo le indagini ora vogliono capire se oltre ai due uomini arrestati ci siano state altre persone che dietro pagamento abbiano avuto rapporti sessuali con la bambina.
L’inchiesta e’ iniziata dopo la denuncia di un uomo che ha visto in aperta campagna la piccola appartarsi con uno dei due indagati e compiere per due volte atti sessuali. Il testimone ha raccontato che alla scena avrebbe assistito il padre della bambina. Dalle indagini e’ emerso che anche la madre organizzava gli incontri a pagamento che alcune volte avvenivano nell’abitazione della coppia. La minore, ascoltata con l’aiuto di esperti di psicologia infantile, ha confermato le parole del testimone e ha raccontato tutto agli investigatori. La piccola, che e’ stata allontanata dalla casa dei genitori e affidata a una casa famiglia, ha detto che per ogni prestazione sessuale veniva pagata 25 euro.

‘Voglio morire da essere umano’, la lettera di un detenuto malato di cancro

“Ho commesso un reato e la cosa giusta è che paghi in galera il mio debito con la giustizia, sono in attesa di un trapianto di fegato ma nel frattempo mi hanno diagnosticato un tumore. Mi fanno le chemioterapie quando sento dolore su tutto il corpo. Non mi sento più un essere umano, ma mi sento come un cane malato in un canile che aspetta solo la sua morte”. È uno stralcio della lunga lettera che Gennaro Riccio, arrestato nel 2016 e condannato in primo grado a 12 anni di carcere per la sua appartenenza al clan Sibillo e alla ‘Paranza dei Bimbi’,, ha inviato a Pietro Ioia, storico fondatore dell’associazione “Ex Detenuti Organizzati”. La lettera pubblicata sul quotidiano Il Roma insieme con alcune riflessioni di Ioia sulle condizioni dei detenuti e in particolare di tutte le carceri italiane, racconta il dramma di un uomo che chiede di poter essere curato con dignità, ha chiesto un trattamento più umano e l’assistenza dei familiari durante le dure sessioni di chemioterapia. “Io non chiedo di uscire – scrive Riccio nella sua lettera-testamento – o di morire a casa mia, perché immagino che ciò non sarà possibile, ma chiedo di avere cure adeguate alla mia malattia. Dopo ogni chemio ritrovarsi da soli in una cella è come stare nell’anticamera della morte. In Italia se vuoi sentirti una nullità oppure un numero basta che si varchino le soglie delle nostre carceri. Io chiedo solo il diritto di sentirmi un essere umano e non un malato terminale di serie b”. Ioia ricorda il caso di Vincenzo Di Sarno un detenuto napoletano gravemente malato in carcere per l’omicidio di un migrante e condannato a 16 anni che riuscì ad ottenere di farsi curare a casa grazie all’interessamento dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I familiari di Gennaro Riccio hanno già annunciato di essere in attesa, per le prossime ore, di una perizia medica ufficiale che stabilisca la compatibilità del loro congiunto con il regime carcerario. La perizia sarà poi inoltrata al magistrato di sorveglianza che dovrà stabilire l’eventuale “allentamento” del-le misure cautelari nei con-fronti dell’uomo e l’eventuale trasferimento in ospedale.

Pozzuoli, rapina ‘solo’ da 75 euro: commerciante ferito alla testa

Pozzuoli. Colpisce alla testa con il calcio della pistola il titolare di un negozio di alimentari lasciandolo in una pozza di sangue. E’ accaduto sabato sera poco dopo le 20.30 nel quartiere Monteruscello. Il malvivente con il volto coperto dal casco ha fatto irruzione all’interno dell’esercizio commerciale ed ha chiesto al titolare di dargli prima tutto ciò che aveva nel portafogli e poi di aprire la cassa. Il commerciante non ha opposto resistenza e non ha esitato a dargli i soldi che aveva nel portafogli. Mentre stava per aprire la cassa però è stato colpito dal rapinatore con il calcio della pistola. Il salumiere è caduto a terra in una pozza di sangue. Il malvivente è scappato insieme al suo complice facendo perdere le tracce. Il titolare dell’esercizio commerciale ha così chiamato la moglie che l’ha trasportato al pronto soccorso dove ha ricevuto quattro punti di sutura alla testa. Sulla vicenda indagano i militari della compagnia di Pozzuoli e Monteruscello. Nella zona non sono presenti telecamere di videosorveglianza che possano dare un contributo nelle indagini. Non è la prima volta che accadono nella zona episodi del genere.

Torre del Greco, denunciata la coppia della truffa dello specchietto

Torre del Greco. Truffavano gli automobilisti a bordo di una Fiat Cinquecento con la consueta e conosciuta “tecnica dello specchietto”. Scoperti hanno provato a scappare opponendo resistenza agli agenti della Polizia di Stato e ai Carabinieri. Sono però stati presi dopo un inseguimento e denunciati a piede libero. I truffatori di Torre del Greco sono due, si tratta di un 21enne N.N. e un 51enne A.G. e sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, falso materiale in atto pubblico e ricettazione. Gli agenti sono riusciti a bloccarli dopo un’accurata indagine. I due colpivano generalmente automobilisti anziani seguendo sempre lo stesso rituale: tamponavano le vetture e chiedevano il rimborso dei danni. Gli automobilisti accettavano per evitare di ricorrere alle assicurazioni. Scoperti hanno provato a scappare sia dai poliziotti che da carabinieri in motocicletta accorsi in aiuto. Fermati i militari e gli agenti hanno ritrovato nella Cinquecento verde un contrassegno per disabili contraffatto, dei moduli di constatazione di sinistro già compilati e carte di credito ricaricabili. La vettura Fiat 500 è stata sequestrata: aveva il numero di telaio alterato, come la targa e la carta di circolazione. I due sono stati denunciati a piede libero.

Nola, il Procuratore nazionale antimafia dà lezioni di legalità agli studenti

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Nola. Entra in scena la Legalità è il titolo del convegno organizzato dal Movimento Piazza d’armi, che avrà luogo venerdì 23 febbraio 2018, con inizio alle 9.30, nel Salone delle Armi del tribunale di Nola, in piazza Giordano Bruno. A fare gli onori di casa il Dott. Alberto Ruggiero, Presidente del Movimento Piazza d’Armi.Al tavolo dei relatori siederanno il: dott. Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; dott. Filippo Spiezia, vice presidente di Eurojust e don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano. Per l’occasione interverranno l’attrice Martina Liberti e l’attore Fabio Balsamo, the Jackal. Al convegno nazionale si giunge dopo un’accurata indagine statistica condotta dal Movimento che vede al centro delle preoccupazioni degli studenti bullismo e inquinamento ambientale.
Sono essenzialmente due le grandi preoccupazioni dei giovani dell’hinterland nolano in materia di legalità: il bullismo e l’inquinamento ambientale. Quanto precede è il risultato, come accennato, di uno studio statistico effettuato dai volontari del Movimento Piazza d’Armi, i quali hanno somministrato ad 813 studenti iscritti alle scuole medie superiori della zona un questionario con una serie di domande in tema di regole e di convivenza. I risultati sono decisamente interessanti ed offrono uno spaccato delle paure e dei centri di attenzione dei ragazzi del territorio.
Ecco si risultati nel dettaglio il:
1. 43 % degli intervistati ritiene che il problema principale della propria città sia quello dell’inquinamento ambientale. Al secondo posto la criminalità organizzata con il 26%;
2. 35 % degli intervistati correlativamente individua nel fatto di vivere in un ambiente inquinato il diritto la cui violazione è costretto a subire. Al secondo posto con il 30% la violazione del diritto ad un posto di lavoro e più in generale all’inserimento nel mondo del lavoro;
3. 33% degli intervistati indica come il bullismo l’argomento da trattare nel corso di incontri pubblici e di formazione sul tema della legalità. Al secondo posto, con il 30% ancora una volta il tema dell’ambiente.
L’iniziativa si è svolta nell’ambito di un più vasto progetto legalità varato dallo staff del gruppo, i cui responsabili hanno anche bandito un concorso per la realizzazione, ad opera degli studenti, di un cortometraggio che avesse come tema proprio il rispetto delle leggi. La premiazione del miglior film (realizzato naturalmente in modo amatoriale dagli studenti) avverrà proprio nel corso del convegno del 23 febbraio.
“Con questa indagine e con il successivo evento – sottolinea Alberto Ruggiero, presidente del gruppo – il Movimento Piazza d’Armi intende aprire una finestra sul mondo del giovani e sulle loro reali preoccupazioni: degli aspetti cioè di cui noi adulti forse ci preoccupiamo troppo poco. Siamo molto felici di poter premiare gli studenti che si sono impegnati nella realizzazione dei cortometraggi ma anche di offrire loro la possibilità di ascoltare un personaggio importante nella lotta al crimine come il procuratore nazionale antimafia”.

Il “Movimento Piazza d ’Armi” è un movimento civico che nasce dall’incontro di un gruppo di amici che, riunendosi il sabato pomeriggio davanti a un caffè, si sono soffermati, inevitabilmente, a discutere su tutta una serie di problematiche di comune riscontro in cui versa la “propria” città di Nola.Hanno così deciso di intraprendere un percorso aggregativo, “arruolando”, l’uno dopo l’altro, caffè dopo caffè, concittadini e amici che condividevano le medesime idee, valori e principi… costituendo, concretamente un movimento ed avviando così un percorso, nuovo, audace e ambizioso, di rinnovamento civico e culturale della nostra amata Città.Il “Movimento Piazza D’Armi” nasce così ufficialmente il 26 Novembre 2015. Si ispira a valori condivisi fra i suoi aderenti e che costituiscono le fondamenta del presente Movimento, che sono: amicizia, onestà, concretezza e trasparenza.Il Movimento si propone di promuovere e organizzare iniziative di vario tipo nell’ambito dei contenitori di riferimento, Civico e Culturale, al fine di fornire la propria opera e il proprio contributo, in termini di idee e di fatti, allo scopo di contribuire al miglioramento, sotto i più vari aspetti, del Comune di Nola e dell’Agro tutto. Piazza d’Armi non è solo un luogo “fisico”, anche se il nome richiama non a caso la piazza più grande e importante della città di Nola.
La nostra associazione mutua il proprio nome da tale piazza perché essa dovrà, si auspica, simboleggiare un giorno la rinascita della città stessa.

Movimento “Piazza d’Armi” è un luogo di aggregazione aperto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, che hanno a cuore il miglioramento generale del tessuto urbano, civico, culturale di Nola e di tutti i suoi cittadini. Il nome del nostro Movimento non è stato scelto certo a caso: appartiene al patrimonio collettivo della cittadinanza. Piazza D’Armi non richiama valori e pensieri vicini alle “armi” o alla violenza, ma è stato pensato per richiamare alla mente la piazza che è, o dovrebbe essere, il biglietto da visita della città. Una delle nostre aspirazioni è quella che un qualunque cittadino e/o visitatore che metta piede nell’agorà di Piazza D’Armi possa apprezzare e godere non solo di uno spazio aperto, ma possa essere accolto, se non addirittura restare “incantato”, da una piazza degna di questo nome, magari piena di verde oppure occupata da un centro sportivo o da una pista ciclabile, senza sognare chissà cosa. Tutto, fuorché il degrado a cui siamo costretti ad assistere e vivere attualmente.

Il ‘miracolo’ c’è stato: si è ripreso il baby calciatore colpito dalla pallottola vagante

Il regalo di compleanno lo ha fatto lui alla famiglia e a quanti aspettavano la notizia. Da alcuni giorni Luigi Pellegrino, il baby calciatore di Parete in coma da due mesi perché colpito da una pallottola vagante alla vigilia di Natale, comincia a bisbigliare qualcosa alla mamma. Ha compiuto 15 anni il 17 febbraio e la sua bacheca facebook si è riempita di messaggi di auguri e di incoraggiamento. La sua ripresa e il suo ritorno alla vita normale procede a piccoli passi grazie anche al lavoro degli esperti del centro Maugeri di Telese. “Luigi sta bene-ha raccontato la zia Angela al quotidiano Il Mattino-bisogna aspettare ancora un po’ per la riabilitazione completa, ma Dio ci ha concesso questa grazia”. La sua eccezionale ripresa ha sconvolto positivamente non solo i suoi familiari che hanno vissuto mesi di angoscia e sconforto per la sua sorte, ma anche tra i medici che stanno assistendo il ragazzino che si recano continuamente nella sua stanza per scherzare con lui. E Luigi risponde e sorride con loro. Il ragazzino era arrivato il primo febbraio scorso nel centro specializzato in provincia di Benevento dopo aver ricevuto tutte le cure e dopo essere stato operato all’ospedale di Caserta dove era stato portato in fin di vita il pomeriggio di quel maledetto 24 dicembre  quando mentre passeggiava per il corso principale di Parete insieme con un cugino e un amico era stato centrato alla testa da una pallottola vagante. La notizia positiva della ripresa di Luigi è stata accolta con entusiasmo anche sulla sua bacheca facebook. Intanto proseguono le indagini per risalire agli autori o all’autore di quel scellerato gesto. Il procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, ma anche il sindaco di parete che è omonimo ma non parente del ragazzino avevano lanciato appelli a tutti: “chi sa parli”, avevano detto. Ma nessuno si è fatto avanti. Il lavoro instancabile dei carabinieri che stanno conducendo le indagini va avanti senza sosta.

 

Napoletani scomparsi in Messico, la famiglia chiede l’intervento del Governo

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Napoli. Sono trascorsi venti giorni dalla scomparsa dei tre napoletani in Messico e la vicenda non accenna a chiarirsi. Nessuna traccia di Raffaele Russo del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, spariti da Ciudad de Guzman, la città messicana, dopo una telefonata choc dei due giovani napoletani.
La sede consolare italiana a Città del Messico tiene sotto costante controllo la situazione, come fa sapere un funzionario della Farnesina, contattato telefonicamente da Il Mattino. “Le autorità diplomatiche restano in costante contatto con Francesco Russo (il figlio di Raffaele, che continua a risiedere in un albergo di Ciudad de Guzman); e che i familiari restano in condizione di sapere tutto quanto: sono informatissimi, continuamente aggiornati sulla situazione” spiegano da Città del Messico. Intanto si mobilitano i mezzi di informazione e nel quartiere ‘Case nuove’ a Napoli, dove risiedevano i tre, dopo la fiaccolata di sabato gli abitanti si raccolgono in preghiera. I familiari chiedono l’intervento del Governo: “Tutti, alla fine – dice un parente degli scomparsi – eravamo quasi arrivati ad accettare persino l’ipotesi del sequestro di persona. E ci stavamo mobilitando per racimolare una eventuale somma da pagare a chi ha privato della libertà i nostri cari. Ma adesso, in assenza di ogni contatto, non sappiamo più a che cosa pensare”.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine sulla sessantenne Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, rispettivamente di 25 e 29 anni. I tre si trovavano nella zona di Tecaltitlan, nello Stato di Jalisco – una delle aree più a rischio per la forte presenza di micro e macrocriminalità. Il primo a far perdere ogni traccia è stato Raffaele: uscito il 31 gennaio dall’hotel nel quale rsiedeva con altri quattro napoletani, tutti parenti, e mai rientrato alla base. Subito dopo sono svaniti nel nulla anche il figlio ed il nipote.

Infiltrazione della ‘Ndrangheta in Toscana: 27 fermi, sequestrati beni per 100 milioni di euro

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Sono 27 le persone destinatarie del provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria che sta eseguendo personale della Dia e del Comando provinciale della Guardia di finanza. Sono in esecuzione, inoltre, sequestri di imprese, beni immobili e disponibilita’ finanziarie per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Contemporaneamente, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, si stanno eseguendo ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro. Sono 14 le persone per le quali il gip, su richiesta della Dda di Firenze, ha emesso la misura di custodia cautelare: per 11 in carcere, per altri 3 agli arresti domiciliari. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, estorsione, sequestro di persona, usura, riciclaggio e autoriciclaggio, attivita’ finanziaria abusiva, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso. Contemporaneamente all’operazione condotta da carabinieri e guardia di finanza di Firenze, su ordine della Dda di Reggio Calabria, secondo quanto si spiega in una nota degli investigatori, sono in esecuzione ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro per plurime condotte illecite, tra le quali l’associazione mafiosa. Maggiori particolari saranno resi noti in una conferenza stampa convocata per le 11 al Palazzo di giustizia di Firenze a cui parteciperanno il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rhao e i procuratori distrettuali di Firenze e Reggio.

Napoli, venti attivisti dei centri sociali fermati per gli scontri con la polizia

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“Non hanno avuto rispetto per la citta’, per una zona frequentatissima come piazza Garibaldi. Per fortuna non registriamo feriti ne’ tra le forze dell’ordine, ne’ tra i cittadini. Abbiamo dosato le forze, visto che c’era anche la partita del Napoli, e abbiamo pianificato al meglio consentendo il regolare svolgimento della manifestazione di Casapound all’interno dell’hotel”. Lo ha spiegato agli organi di informazione il questore di Napoli, Antonio De Iesu, in merito alle proteste e agli scontri dei centri sociali. Venti gli attivisti che sono stati fermati e momenti di tensione, con lanci di petardi e pietre, si sono verificati anche davanti alla sede della Questura di Napoli. Gli esponenti dei centri sociali hanno infatti protestato per il fermo di alcuni di loro e hanno messo in atto prima un presidio davanti alla Questura, poi davanti alla sede delle Poste e poi di nuovo davanti alla Questura. “Ora la situazione e’ tornata alla normalita’ – dice il Questore – ma tutta questa aggressivita’ lascia l’amaro in bocca”. Volevano arrivare a tutti i costi nell’albergo dove c’era il leader di Casapound, Simone Di Stefano. Volevano “far capire che a Napoli non c’era spazio per i fascisti e per i razzisti”. Gli attivisti dei centri sociali per ore hanno protestato: con un corteo, con un presidio davanti alla stazione ferroviaria mandando il traffico in tilt. E quando, dopo ore, scappando in una traversa, sono riusciti ad aggirare un blocco delle forze dell’ordine e sono arrivati in quella che era la zona dell’hotel dove si e’ svolto l’incontro di Casapound – zona blindatissima con mezzi ‘alari’ e idranti – sono scoppiate scene di guerriglia urbana con lanci di bottiglie, petardi, bombe molotov e inseguimenti. Il tutto tra cittadini e automobilisti terrorizzati. “Un gruppo di manigoldi”, li definisce il questore di Napoli, Antonio De Iesu, che parla anche di “arroganza, protervia, di assenza di rispetto per la citta'”. E di una “strategia mirata ad attaccare le forze dell’ordine. Gli attivisti denunciano: “Avevamo solo chiesto di far proseguire il nostro corteo lungo la strada adiacente a quella dove si e’ svolto l’incontro di Casapound ma anziche’ creare il varco ci hanno caricati e ci stavano anche investendo con i mezzi. Siamo scesi in piazza in 400 e volevamo solo mettere in atto il diritto di manifestare. Due persone sono rimaste ferite”. Il Questore sottolinea: “Era impossibile, e lo sapevano, varcare il cordone delle forze dell’ordine ma, nonostante questo, hanno attaccato. Non hanno avuto rispetto per la citta’ e per un nodo centrale come piazza Garibaldi”. E proprio li’, a pochi passa dalla stazione ferroviaria, in tanti, stasera, sono rimasti terrorizzati dalle scene di guerriglia urbana che si sono verificate. Un protesta che e’ continuata anche dopo, davanti alla Questura con lanci di pietre e di bottiglie. Venti gli attivisti fermati, nessun ferito tra le forze dell’ordine e i cittadini. “Resta un livello di inquietudine, resta l’amaro in bocca per l’innalzamento del livello di aggressivita'”, conclude il Questore.

Scafati, bomba ad Acqua e Sale: Panariello ai domiciliari e il fratello minore solo indagato

E’ agli arresti domiciliari Pasquale Panariello, il 26 enne scafatese accusato di essere l’autore dell’estorsione e dell’attentato contro la pescheria-ristorante Acqua e sale di via Monte Grappa a Scafati. Per lo stesso episodio estorsivo invece è indagato a piede libero il fratello minore. Grazie alla difesa dell’avvocato Gennaro De Gennaro il Tribunale del Riesame, il 25 gennaio scorso, aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Boccassini del Tribunale di Salerno in data 3 gennaio 2018 concedendo gli arresti domiciliari a Panariello ritenendo che non sussistessero elementi investigativi per confermare un’ipotesi estorsiva. Il Riesame aveva accolto la tesi difensiva, precisando che non trovava riscontro il movente individuato dal GIP e non vi erano le condizioni giuridiche per qualificare il fatto come estorsione. Ciò significando che è caduta la contestazione elevata al Panariello Pasquale di essere stato il mandante ed il fratello minore l’esecutore materiale di un’estorsione ai danni del Ristorante “Acqua e Sale”.  Panariello quindi è ai domiciliari per questo episodio e non in carcere come riportato erroneamente in giornata da tutti gli organi di informazione. Lo stesso Panariello è in carcere insieme con il presunto complice, il 43 enne Antonio Palma per una tentata estorsione di qualche mese al supermercato IperG di Scafati. Invece la mamma de due Panariello, la 42enne Elvira Improta, originaria di Torre del Greco, risulta indagata a piede libero perché nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto una pistola sul terrazzo.

 

Ospedale di Sarno: Tac fuori uso pazienti “parcheggiati” nei reparti

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La Tac, la tomografia assiale computerizzata, rappresenta oggi lo strumento maggiormente usato nella diagnostica d’ immagini per individuare in maniera tempestiva e precoce patologie che sfuggirebbero ad altri metodi di controllo. Un’ analisi radiografica alla quale si sottopongono i pazienti prenotando l’esame presso la struttura ospedaliera convenzionata e i malati ricoverati nei quali si ha un sospetto diagnostico da accertare. Un macchinario di comune uso, in dotazione agli ospedali di tutta Italia, soggetta a guasti che dovrebbero essere prontamente riparati ma all’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno da diversi giorni non ci sarebbe rimedio alla situazione. L’apparecchiatura

non funziona: i malati sono “parcheggiati” nei reparti da giorni, senza speranza i pazienti che hanno prenotato l’esame, costretti a rivolgersi quando il caso richiede somma urgenza a strutture private. Un disagio anche per le famiglie dei degenti, vittime della malasinatà e di un sistema ospedaliero che presenta ancora molte lagune.

Di Maio al Pd: ‘Prima comunisti ora squadristi’. Piero De Luca: ‘Pronto a un confronto pubblico’

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“Aspetto la querela di De Luca (se mai arrivera’ visto che oggi si e’ dimesso), ma soprattutto aspetto una dura presa di posizione da parte di Renzi e Gentiloni contro l’aggressione Pd alla giornalista di Fanpage”. Cosi’ il leader M5s Luigi Di Maio su Facebook. -“Sono nati comunisti e stanno morendo squadristi. Intimidazioni di questo tipo a giornalisti che indagano su fatti di corruzione legati alla camorra sono assolutamente intollerabili”. Lo scrive su Facebook il candidato premier M5S Luigi Di Maio, riferendosi al Pd nell’esprimere “massima solidarieta’ a Gaia e a tutta la redazione di Fanpage”. E spiega: “La giornalista di Fanpage.it Gaia Bozza e’ stata presa a schiaffi, spintonata e insultata mentre cercava di porre alcune domande a Roberto De Luca, appena dimessosi da assessore al Bilancio del Comune diSalerno, in seguito all’inchiesta ‘Bloody Money’ di Fanpage.it, il tutto alla presenza del Governatore Vincenzo De Luca”.”Qui o si sta dalla parte dell’onesta’ e dell’informazione o si sta dalla parte della corruzione e dell’omerta’ – continua il post di Di Maio – noi la nostra scelta l’abbiamo fatta e a giudicare da queste immagini anche il Pd. E’ vergognoso che il segretario del Pd e il Presidente del Consiglio non abbiano preso posizione su questa vicenda ignobile. Ma con l’omerta’ e con gli schiaffi alle giornaliste non cambieremo mai questo Paese. Massima solidarieta’ a Gaia e a tutta la redazione di Fanpage. Non abbiate paura di andare contro i potenti perche’ i cittadini liberi e onesti sono con voi. Il Paese ha bisogno di inchieste giornalistiche come quella che state portando avanti e che ha attivato le indagini della magistratura per corruzione e tangenti”.

“Noi rappresentiamo un modo diverso di fare politica. Noi siamo abituati non a parlare contro qualcuno, ma a parlare di qualcosa. Abbiamo programmi, idee e progetti da portare avanti perche’ crediamo che il Paese meriti il nostro impegno. Il lavoro, la sicurezza, la scuola e l’universita’, i diritti delle donne e delle famiglie, sono le priorita’ del nostro programma e su questi temi, ribadiamo, sono pronto in qualunque momento ad un confronto serio e puntuale con l’onorevole Di Maio”. Lo afferma Piero De Luca, figlio del governatore della Campania e candidato Pd alla Camera a Salerno, che in una nota sottolinea: “Comprendiamo il suo nervosismo. Il calo dei cinque stelle nei recenti sondaggi dopo le vicende dei mancati rimborsi e l’impossibilita’ di partecipare ad un confronto pubblico per incapacita’, produce frustrazione. Noi lotteremo con tutte le forze, fino all’ultimo giorno di questa battaglia elettorale, con coraggio e lealta’, per portare avanti il nostro lavoro con tenacia e determinazione”. per De Luca, “il bagno di folla ed il partecipato entusiasmo che ha caratterizzato l’evento di presentazione della squadra Pd al Grand Hotel Salerno e’ la risposta concreta a chi pensa di impartire lezioni di democrazia al Paese. Una risposta forte, sentita e appassionata, per un modello di politica, il nostro, che e’ espressione di serieta’, rigore, concretezza amministrativa e vicinanza ai problemi e alle istanze dei cittadini”.

Fanpage: ‘La nostra cronista aggredita sta bene’. Il sindacato dei giornalisti chiede di identificare gli aggressori

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“Questa mattina una nostra cronista, Gaia Bozza, e’ stata aggredita da alcune persone alla presentazione dei candidati del Pd a Salerno. La collega e’ stata spintonata e colpita da uno schiaffo sulla telecamera, riuscendo a evitare un altro colpo. Gaia, per fortuna, non e’ ferita, sta bene, e non ha dovuto ricorrere a cure mediche”. Cosi’ la redazione del giornale on line racconta i fatti avvenuti oggi durante l’avvenimento in cui Roberto De Luca ha annunciato le proprie dimissioni. La redazione di Fanpage.it stigmatizza quanto successo e chiede l’aiuto di tutti “affinche’ il clima che si e’ creato attorno alla nostra inchiesta Bloody Money non diventi ancora piu’ pesante”. Gaia Bozza, il direttore Francesco Piccinini e tutta la redazione “ringraziano i lettori per le numerose dimostrazioni di solidarieta’ che stanno giungendo in redazione. Noi andiamo semplicemente avanti con il nostro lavoro”, conclude la nota della redazione, che allega il video con quanto accaduto.
“Dopo le testate di Ostia arrivano gli schiaffi a Salerno. L’aggressione alla giornalista di Fanpage Gaia Bozza da parte di sostenitori di De Luca avvenuta a Salerno e’ un gesto vergognoso. Esprimiamo solidarieta’ alla collega e ci aspettiamo adesso che con la stessa solerzia con cui e’ stata perquisita la redazione del giornale per scoprire le fonti dei cronisti, vengano identificati gli autori dell’aggressione”. E’ quanto affermano Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, e Claudio Silvestri, segretario del Sindacato unitario giornalisti Campania.

“La mia solidarieta’ alla giornalista di @fanpage Gaia Bozza, aggredita a Salerno. C’e’ un brutto clima di tensione che non fa bene a nessuno, soprattutto alla vigilia delle elezioni”. Cosi’ su Twitter il Presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso. “Solidarietà a Gaia Bozza, giornalista di Fanpage, da parte mia e di tutto il Pd”. Così Matteo Richetti, responsabile comunicazione del Pd, a proposito della giornalista allontanata in malo modo da un comizio del Pd. “Solidarieta’ alla giornalista di Fanpage Gaia Bozza. Le aggressioni a chi fa con serieta’ e impegno semplicemente il proprio mestiere sono inaccettabili. In questi giorni, in particolare in Campania si respira un clima troppo pesante nei confronti della informazione libera”: lo scrive su Twitter l’esponente di Liberi e Uguali Arturo Scotto. “Il compito dei giornalisti e’ informarci, fare domande, aiutarci a interpretare la realta’. Chi lo fa non si merita certo ne’ insulti, ne’ spintoni ne’ schiaffi. Ancor piu’ non se lo meritano i giornalisti e le giornaliste che lavorano a Fanpage, in prima linea per un giornalismo coraggioso e rigoroso. A tutti e a tutte loro va la nostra solidarieta’. I dirigenti del Pd trovino il tempo per chiedere scusa per quanto avvenuto a Salerno”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali.”Esprimo solidarietà alla cronista di Fanpage Gaia Bozza, oggi aggredita durante una kermesse del PD a Salerno. Lo faccio da giornalista nei confronti di una collega che stava facendo il proprio lavoro. Lo faccio anche da candidato politico, dispiaciuto ma anche preoccupato che il partito di governo tratti così chi fa le domande. Da quando mi sono candidato in tanti mi hanno chiesto del rapporto fra il MoVimento 5 Stelle e i giornalisti, nessuno invece chiede conto a Gentiloni di quello che fanno i suoi uomini in Campania non solo rispetto a un’indagine della magistratura ma anche e soprattutto rispetto a un’inchiesta giornalistica, nei confronti della quale De Luca e Renzi hanno usato parole di evidente delegittimazione”. Così su Facebook Emilio Carelli, giornalista candidato del MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche.

Juve Stabia, Marzorati: “Non ci aspettavamo di perdere, brutto segnale”

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L’esperto difensore Lino Marzorati ha parlato così nel post partita con il Bisceglie: “Non ci aspettavamo questa sconfitta, è stato un brutto segnale d’arresto, eppure l’avevamo preparata bene. È un problema subire goal al primo tiro in porta. Ci è mancata la solidità di squadra. Le occasioni le abbiamo avute, ma siamo stati troppo frenetici. Siamo una squadra con ottime individualità ma a volte ci dimentichiamo di aiutarci l’un l’altro, nel primo tempo siamo stati molto lunghi. Serve un piccolo esame di coscienza. Io, come Melara, sono appena arrivato, stiamo entrando nei meccanismi. Siamo stati ingenui sul primo goal, abbiamo lasciato tanto campo”.

Juve Stabia, Caserta: “Non ha funzionato niente, siamo tutti colpevoli”

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Mister Fabio Caserta ha analizzato così la brutta prestazione di oggi contro il Bisceglie: “Brutta partita, non ha funzionato niente e abbiamo meritato di perdere. Abbiamo sbagliato tutto, siamo tutti colpevoli. La cosa che più mi fa rabbia è il non essere stati squadra. Abbiamo fatto una partita senza cuore e senza anima, così non si va da nessuna parte. Non ci sono state corsa e determinazione. Sono arrabbiato deluso ed amareggiato. Dovevamo avere un approccio diverso, anche perché venivamo da un buon risultato. Oggi non siamo stati una squadra, ora resettiamo tutto, dobbiamo rialzarci subito. Io non ho problemi con nessun calciatore, non ho visto cosa ha fatto Canotto quando è uscito. Mi hanno detto che forse se n’è addirittura andato, non so cosa è successo, io non ho nulla contro di lui, ho fatto una scelta tecnica, mi serviva un altro tipo di giocatore. Se ha fatto ciò che dicono, ha mancato di rispetto ai compagni. Avevo detto che anche il Bisceglie era un avversario forte, ora pensiamo al Lecce, ma non partiamo sconfitti in partenza. Abbiamo sbagliato entrambe le partite contro il Bisceglie. Il Lecce non perde da 21 partite, ma andiamo per fare la nostra gara. Partite come quella di oggi non devono capitare”.

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