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Cronaca Giudiziaria

Scafati, bomba ad Acqua e Sale: Panariello ai domiciliari e il fratello minore solo indagato

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E’ agli arresti domiciliari Pasquale Panariello, il 26 enne scafatese accusato di essere l’autore dell’estorsione e dell’attentato contro la pescheria-ristorante Acqua e sale di via Monte Grappa a Scafati. Per lo stesso episodio estorsivo invece è indagato a piede libero il fratello minore. Grazie alla difesa dell’avvocato Gennaro De Gennaro il Tribunale del Riesame, il 25 gennaio scorso, aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Boccassini del Tribunale di Salerno in data 3 gennaio 2018 concedendo gli arresti domiciliari a Panariello ritenendo che non sussistessero elementi investigativi per confermare un’ipotesi estorsiva. Il Riesame aveva accolto la tesi difensiva, precisando che non trovava riscontro il movente individuato dal GIP e non vi erano le condizioni giuridiche per qualificare il fatto come estorsione. Ciò significando che è caduta la contestazione elevata al Panariello Pasquale di essere stato il mandante ed il fratello minore l’esecutore materiale di un’estorsione ai danni del Ristorante “Acqua e Sale”.  Panariello quindi è ai domiciliari per questo episodio e non in carcere come riportato erroneamente in giornata da tutti gli organi di informazione. Lo stesso Panariello è in carcere insieme con il presunto complice, il 43 enne Antonio Palma per una tentata estorsione di qualche mese al supermercato IperG di Scafati. Invece la mamma de due Panariello, la 42enne Elvira Improta, originaria di Torre del Greco, risulta indagata a piede libero perché nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto una pistola sul terrazzo.

 

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Caserta e Provincia

Minacce su Facebook, condannato a 2 anni lo stalker di Giorgia Meloni

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Su Facebook scriveva lunghi post in cui la prendeva di mira con minacce, frasi farneticanti arrivando a sostenere che la figlia era in verita’ sua.

Azioni vessatorie che hanno portato Raffaele Nugnes ad essere condannato oggi a 2 anni di reclusione dal tribunale di Roma per stalking ai danni del leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. I giudici, accogliendo la richiesta della procura, hanno riconosciuto nei confronti dell’imputato un vizio parziale di mente disponendo un terzo anno da trascorrere presso una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Nugnes, originario della provincia di Caserta, si trova agli arresti domiciliari dal luglio scorso.

Prima di essere raggiunto dall’ordinanza cautelare era stato oggetto anche di un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno per due anni nella provincia di Roma, su provvedimento del Questore: si era, infatti, recato nella Capitale per scoprire dove abitasse la parlamentare. Era stata la stessa Meloni, nel gennaio scorso, a raccontare ai giudici della prima sezione penale il dramma che stava vivendo. “Ho paura per me e per la mia bambina che ha appena tre anni – ha raccontato -. Sono spesso fuori casa e leggere quelle cose mi ha gettato nella paura. Non dormo piu’ la notte. Lui diceva che gliel’ho strappata, che la bambina era sua, che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma”. Meloni ha affermato, inoltre, di non avere mai “visto ne’ conosciuto” Nugnes.

“Il mio modo di vivere e’ ovviamente cambiato. Se questa persona pubblica un messaggio di questo tenore ‘hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella…’, potete capire bene il mio stato d’animo” La perizia psichiatrica disposta dal tribunale, su richiesta della parte civile, ha stabilito che l’imputato e’ un “soggetto pericoloso socialmente” e per il quale l’accoglienza presso una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) appare l’unica strada per garantire la sicurezza. Per il professore Andrea Baldi, nominato per effettuare la perizia, Nugnes e’ un soggetto affetto verosimilmente da un disturbo delirante. Per il legale del leader di Fdi, l’avvocato Urbano Del Balzo, la sentenza di oggi e’ “giusta” e “rispecchia quanto risultato dalla perizia psichiatrica che ho ritenuto di chiedere”

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Benevento e Provincia

Stalking e minacce alla ex: agente penitenziario condannato

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Stalking e minacce alla ex: agente penitenziario condannato

Telefonate continue, minacce, inseguimenti fino ad arrivare a bloccare con la sua auto la vettura della ex moglie per impedirle di fare manovra e scappare. E tutto perche’ non riusciva ad accettare la fine del matrimonio. Da settembre scorso, un 49enne agente di polizia penitenziaria e’ detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e oggi e’ stato condannato dal giudice del tribunale di Benevento a 2 anni e 3 mesi di reclusione per atti persecutori, minacce e violenza privata.

Lo stalking e’ cominciato nell’estate dello scorso anno. Per settimane una donna ha subito la pressione asfissiante del marito, fino a quando non si e’ rivolta ai carabinieri per denunciarlo. La procura di Benevento chiede e ottiene dal gip un provvedimento di divieto di avvicinamento nei confronti dell’agente penitenziario, che pero’ disattende tutte le prescrizioni del giudice, continuando a perseguitare la ormai ex moglie. Lei torna dai carabinieri e questa volta per il 49enne scatta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nella sentenza emessa oggi il giudice Fallarino ha anche condannato il 48enne al risarcimento dei danni da stabilire in sede civile.

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Cronaca Giudiziaria

Servizi alberghieri e logistica: maxi sequestro di 43 milioni di euro per frode fiscale

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finanza 117

Roma. Frode fiscale nei settori dei Servizi alberghieri e della logistica: maxi sequestro di 43 milioni di euro a 20 società.

I militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma hanno effettuato un sequestro preventivo, emesso dal Gip del tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, di beni di 20 società e 15 persone fisiche per un valore complessivo di oltre 43 milioni di euro. L’importo della misura cautelare corrisponde al totale delle imposte evase da decine di imprese che operano a Roma e provincia, per lo più nei settori dei servizi alberghieri e della logistica. Le indagini, condotte dal II gruppo Tutela entrate del Nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno consentito a scoprire un meccanismo fraudolento che, in pochi anni, ha generato un ingente danno per l’erario. Figura centrale e artefice del sistema un commercialista con sede a Roma che, con la collaborazione di altri due professionisti compiacenti, ha gestito una moltitudine di imprese intestate a prestanome. Queste, attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un valore di circa 190 milioni di euro, hanno generato crediti di imposta fittizi, poi utilizzati per neutralizzare i debiti di natura contributiva nei confronti dell’Inps e fiscale per le ritenute d’imposta, derivanti dal personale dipendente.

Nel dettaglio, il credito veniva maturato simulando la compravendita di immobili tramite la stipulati di atti connotati da vistose anomalie: i beni erano ceduti, più volte e in un arco di tempo ridotto, da una società all’altra del gruppo; i corrispettivi dichiarati, di volta in volta crescenti e ormai sensibilmente superiori al valore di mercato, non risultavano effettivamente pagati; davanti al notaio, talvolta era presente una sola persona, che rappresentava sia la parte venditrice che quella acquirente. Gli elementi di prova raccolti nel corso delle investigazioni coordinate dalla Procura capitolina hanno consentito l’emissione del provvedimento cautelare reale in base al quale sono stati sequestrati le disponibilità finanziarie delle società, nonchè i conti correnti, gli immobili e gli automezzi di proprietà di tutte le persone coinvolte nella frode.

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