Napoli: spazio alle Nazionali, tutti o quasi convocati
Gli scatti del fotografo cubano Jesse A. Fernández, all’Instituto Cervantes di Napoli, dal 22 marzo al 20 aprile
Inaugura giovedì 22 marzo alle ore 19.00 all’Instituto Cervantes di Napoli (via Nazario Sauro, 23), la mostra “Errancia y fotografía. Il mondo ispanico di Jesse A. Fernández”, a cura di Fernando Castillo. L’esposizione raccoglie 135 istantanee di uno dei maggiori ritrattisti di intellettuali e artisti del 900, attraverso le immagini che ha catturato con la sua macchina fotografica in oltre trent’anni di “vagabondaggio ispanico”, tra il 1952 e il 1986. Nato a Cuba, figlio di genitori asturiani, Jesús Antonio Fernández Martínez (L’Avana, 1925 – Parigi, 1986) ha condotto una vita itinerante testimoniata dai volti e dai mondi che ha ritratto nei suoi scatti. La mostra, infatti, è organizzata in nove sezioni che raccontano la sua permanenza in altrettanti luoghi simbolo della sua vista: Colombia, Guatemala, Messico,New York, L’Avana, Porto Rico, Madrid, Parigi e Palermo.
Un viaggio fotografico tra paesi ed epoche differenti, svelato dall’obiettivo di un grande artista: un uomo cosmopolita, sempre fedele ai principi che hanno guidato la sua vita e il suo percorso artistico, che ha vissuto il distacco come condizione essenziale per la libertà e la libertà come condizione per la sua creazione artistica.
“Errancia y fotografía. Il mondo ispanico di Jesse A. Fernández” permette di conoscere la prolifica galleria di ritratti che il fotografo e pittore cubano ha realizzato con importanti protagonisti della seconda metà del XX secolo. Tra questi, Guillermo Cabrera Infante (suo grande amico), Severo Sarduy, Vargas Llosa, Borges, Octavio Paz, Gabriel Garcia Màrquez,Fidel Castro, Cortázar, Carlos Fuentes, Lezama Lima, Alfonso Reyes, Wifredo Lam, Roa Bastos, Rulfo, Onetti,Carpentier. Senza dimenticare le più importanti figure della cultura e dell’arte spagnola: Dalí, Miró, José Bergamín,Antonio Saura, Chillida, Tàpies, Buñuel, Max Aub, Juan Goytisolo, Delibes, Alberti, Cela, Buero Vallejo, Pau Casals o Carmen Amaya. Molte delle fotografie esposte sono famose e iconiche, altri scatti, invece, sono meno noti o addirittura inediti. A completare l’esposizione, anche una dozzina di documenti e pubblicazioni e il cortometraggio, “PM” di Sabá Cabrera Infante e Orlando Jiménez Leal.
La mostra – visitabile gratuitamente all’Instituto Cervantes di Napoli fino al 20 aprile 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13 – è stata inaugurata lo scorso ottobre a Madrid e successivamente è arrivata a Roma. Nel corso del biennio 2018/2019 verrà esposta anche a Parigi, New York, Chicago, Palermo, Francoforte e Berlino.
Al vernissage partenopeo, in programma giovedì 22 marzo alle ore 19, interverranno France Mazin Fernández, vedova del fotografo cubano, Fernando Castillo, curatore della mostra, Lisset Argüelles Montesinos, terzo Segretario Affari Culturali e Stampa, Ambasciata di Cuba in Italia e Isabel Clara Lorda Vidal, direttorice dell’Instituto Cervantes di Napoli.
Il Venerdì Santo di Vallata: il centenario rito di Pasqua
Il 29 e 30 marzo a Vallata, in Irpinia, rivivrà uno dei più suggestivi e antichi riti della Settimana Santa del Sud Italia.Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe dal 1541, ipotesi secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni.
Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. Caratteristiche che si sono ben sviluppate e radicate nell’attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis.
La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l’esibizione fisica, indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità. Oltre ai simboli del potere romano (dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti “Misteri”, oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della “Passione di Gesù Cristo” di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.
L’appuntamento dunque è per il 29 marzo, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 30 marzo, alle ore undici prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.
Napoli, smantellata la piazza di spaccio di Capodimonte: la droga nascosta nell’auto parcheggiata
Gli agenti del Commissariato di Polizia Arenella , nel pomeriggio di sabato, hanno proceduto all’arresto di Vincenzo Russo, di anni 47, denunciando in stato di libertà una donna di 38 anni, in quanto entrambi responsabili, in concorso tra loro, del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente.I poliziotti, nel corso di un’attività di osservazione e monitoraggio di Via Nuova San Rocco e zone limitrofe, a seguito di un’attività d’indagine, hanno individuato l’uomo che aveva impiantato una fiorente attività di spaccio.Osservando i movimenti del 47enne, gli agenti hanno potuto accertare che, all’interno di una autovettura parcheggiata, custodiva la droga da smerciare.L’attività di osservazione si prolungava per oltre due ore, allorquando l’uomo dopo essersi allontanato faceva rientro a bordo di uno scooter in compagnia di una donna.Gli agenti, in considerazione del fatto che il 47enne era stato notato, più volte, mentre apriva portiera dell’auto, per prelevare le dosi di droga, grazie ad una chiave in suo possesso, sono intervenuti bloccandolo.Rinvenute e sequestrate 26 dosi di droga suddivisa in “cocaina” ed “eroina”, nascoste nel vano per l’autoradio.L’uomo, che riceveva gli ordinativi di stupefacente, telefonicamente, è stato contattato anche alla presenza dei poliziotti.Russo è stato arrestato in flagranza e condotto alla Casa Circondariale di Poggioreale, mentre la donna in sua compagnia è stata denunciata in stato di libertà.
Restano in carcere i tre baby assassini del vigilante, il gip conferma la misura cautelare
Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nord ha convalidato il fermo che era stato disposto per i tre ragazzini accusati di aver ucciso il vigilante Franco Della Corte, aggredendolo con un bastone la notte del 3 marzo alla stazione della metro di Piscinola. I tre hanno pianto e chiesto perdono per quanto hanno fatto, ma non è bastato.Fatti di “assoluta gravita'” sia per la modalita’ sia per il movente, che denotano “personalita’ facilmente inclini ad azioni assolutamente gravi per fini devianti e scelti con una stupefacente superficialita'”. Sono le parole adoperate dal gip del Tribunale per i minorenni Pietro Avallone per sottolineare la necessita’ di tenere in carcere i tre indagati – due sedicenni e un diciassettenne – accusati dell’omicidio del vigilantePer ora restano in carcere.Dopo gli interrogatori di garanzia, durante i quali i ragazzi hanno ammesso la partecipazione al delitto come avevano gia’ fatto nei giorni scorsi davanti al pm, il gip ha convalidato il fermo e emesso l’ordinanza di custodia. I familiari dei ragazzi – ha scritto il giudice – “anche perche’ travolti dai fatti non appaiono in grado di gestire la situazione venutasi a creare”. Il gip ha evidenziato come appaia necessaria la custodia in un istituto per evitare “la reiterazione dei reati della stessa specie”.I tre sono stati fermati dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, incastrati dal sistema di videosorveglianza e dalle intercettazioni telefoniche con l’accusa di essere gli autori dell’omicidio con lo scopo della rapina della pistola di ordinanza che poi avrebbero dovuto rivendere. Hanno confessato sia davanti agli agenti che vanti al giudice questa mattina. Solo Ciro il 15enne, considerato il capo del branco, ha parzialmente cambiato la versione dei fatti raccontata poco più di 48ore prima. Aveva detto, con suo padre presente, di essere stato lui a ideare il tutto, lui a prendere un piede di legno di un tavolo trovato in un cassonetto della spazzatura e a colpire alla testa il 51enne che aveva appena finito il suo turno di lavoro alla metro. “Ho fumato uno spinello e poi ho deciso di aggredire quell’uomo, lo volevo solo picchiare”, aveva detto. Questa mattina, Luigi, assistito dal suo avvocato, ha invece coinvolto anche i suoi amici. “Anche loro erano d’accordo con me, io e Kevin abbiamo preso due bastoni e li abbiamo scagliati contro la guardia giurata. Io l’ho colpito tre volte e Kevin lo ha colpito due volte. L’altro nostro amico, Ciro, era più distante e non ha partecipato all’aggressione anche se era d’accordo con noi”, dice. Ha colpito forte perché non voleva più farlo rialzare da terra: “Temevo che poi dopo mi riconoscesse e allora non abbiamo preso la pistola che aveva nello zaino perchè abbiamo visto il sangue e ci siamo spaventati”. Stessa versione, identica, e’ stata raccontato da Kevin, 17 anni e da Ciro, 16 anni, che sognava di fare il calciatore. Il giudice ha convalidato il fermo e il trasferimento in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudelta’. Anche se scegliessero il rito abbreviato, cosa molto probabile, vista l’ammissione dei fatti, potrebbero rischiare 20 anni di carcere.
Cavadere di una donna ritrovato sulla spiaggia di Mondragone
Il cadavere di una donna e’ stato ritrovato sulla spiaggia a Mondragone, comune del litorale casertano. Sul posto i carabinieri che ritengono possa trattarsi di un suicidio. Accertamenti sono in corso per verificare se possa trattarsi di Carmela De Rosa, 49enne di Giugliano, scomparsa il 9 marzo scorso dalla frazione Maiano del comune di Sessa Aurunca, nel Casertano. Del caso si e’ occupato anche “Chi l’ha visto?”. La donna e’ stata vista l’ultima volta uscire di casa per una passeggiata. Da alcune immagini diffuse dalla trasmissione Rai e’ emerso che la donna si sarebbe avvicinata al fiume Garigliano. La De Rosa si e’ trasferita nel casertano dopo la separazione, e da circa sei anni vive con il nuovo compagno. A dare l’allarme e’ stata una nipote che ha scritto un messaggio sui social.
Ritrovate venti lettere a casa del marito omicida
Terzigno. Sono venti le lettere ritrovate in casa di Pasquale Vitiello, il 35 enne sospettato di aver ucciso la moglie Immacolata Villani davanti alla scuola della figlia a Terzigno con un colpo di pistola alla testa. Sui contenuti delle lettere – che sono state poste sotto sequestro – vige il massimo riserbo da parte degli investigatori. Dalle indagini, intanto, e’ emerso un altro dettaglio della crisi di coppia: secondo quanto accertato dai carabinieri da due anni la donna era separata in casa col marito. Tempo durante il quale ha intrapreso una nuova storia sentimentale. Lui era a conoscenza del fatto. Ed erano due anni che la coppia viveva da separati in casa, condividendo l’abitazione ma non il letto. Ci sono anche venti lettere ritrovate e sequestrate a Terzigno in casa di Pasquale Vitiello, ricercato perche’ sospettato di aver ucciso la moglie Immacolata Villani sparandole un colpo di pistola alla testa, a spiegare i contorni dell’ennesimo femminicidio nel Napoeltano. Lettere che, a un primo esame degli investigatori, sono in buona parte una sorta di sfogo dell’uomo, senza destinatario; altre sono missive indirizzate alla figlia e alcune a un amico. Nessuna delle lettere pero’ e’ mai stata spedita. Vitiello lavorava per una ditta di pulizie e non aveva precedenti. La denuncia di maltrattamenti sporta dalla moglie il 4 marzo scorso lo coinvolge per la prima volta in un problema con la giustizia. Ora e’ ricercato, e i carabinieri monitorano le abitazioni di amici e parenti e i luoghi che ha l’abitudine di frequentare.Intanto è ancora in corso la caccia all’uomo con un dispiegamento di forze dell’ordine sul territorio del comune di Terzigno e paesi limitrofi.
Il Tar fa riaprire l’azienda anticamorra scampata alle minacce dei Casalesi
Potra’ riaprire la Cleprin, la fabbrica di detersivi degli imprenditori anticamorra Antonio Picascia e Franco Beneduce che il Comune di Carinola (, paese dove e’ ubicata l’azienda, ha fatto chiudere nei giorni scorsi per vecchi problemi di abusivismo edilizio, che peraltro non coinvolgono la Cleprin, ma l’azienda che c’era in precedenza. Lo ha deciso il Tar Campania, che ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dai due titolari che richiedeva la sospensione dell’ordinanza di chiusura emessa dall’ente comunale. Esulta Antonio Picascia, sebbene sa che si tratti di “una vittoria parziale, ma almeno oggi, nonostante la pioggia, mi sembra sia arrivata la primavera”. La notizia della riapertura arriva come un “raggio di sole” a Casal di Principe, nel bel mezzo degli Stati Generali delle Terre di Don Peppe Diana, evento tenuto per commemorare l’omicidio del sacerdote che si opponeva allo strapotere del clan avvenuto il 19 marzo di 24 anni fa nella sagrestia della Parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe. La manifestazione e’ stata realizzata nel bene confiscato di via Urano, denominato Casa Don Diana, dove ancora campeggiano le foto delle decine di vittime innocenti della camorra. “Anche noi siamo delle vittime – dice Picascia – noi imprenditori che abbiamo denunciato il pizzo (Picascia e Beneduce hanno piu’ volte denunciato e fatto condannare i camorristi del clan Esposito di Sessa Aurunca, ndr) e che dopo questo sacrificio ci ritroviamo a dover combattere con la burocrazia insensibile. Noi non abbiamo fatto alcun crimine abbiamo comprato nel settembre 2016, dal tribunale, lo stabilimento dove oggi sorge la Cleprin, abbiamo richiesto il condono per un abuso risalente probabilmente a 30 anni fa, cosi’ come suggeritoci dalla stessa autorita’ giudiziaria, essendo stati riaperti i termini; in un paese civile la nostra pratica sarebbe stata chiusa in 18 giorni, invece sono 18 mesi e siamo ancora qui”.
Coppia di 18enni rapinata due volte nel giro di pochi minuti: arrestati due pregiudicati
La polizia a Caserta nella tarda serata di ieri ha arrestato per lesioni e rapina aggravata A.N. e N.G., originari della provincia di Napoli, rispettivamente 31 e 24 anni, entrambi con numerosi precedenti. Agenti delle Volanti della Questura impegnati nei servizi di controllo del territorio li hanno presi in piazza Garibaldi, nei pressi del sottopasso della stazione ferroviaria. Poco prima, una coppia di 18enni mentre erano seduti su di una panchina all’interno della stazione intenti a parlare, erano stati avvicinati da una persona di colore che aveva scippato dalle mani della ragazza il suo smartphone per poi scappare. Il ragazzo lo ha rincorso e lo scippatore ha buttato via il telefono. La ragazza, nel frattempo aveva raggiunto il piazzale della stazione, ed e’ stata avvicinata dai due che, lasciando intendere di volerla aiutare, le chiedevano cosa fosse successo per poi correre in direzione dello scippatore e dell’altro ragazzo. Una volta raggiunto il 18enne, che nel frattempo aveva recuperato la refurtiva, i due lo hanno colpito al volto con una testata e con dei pugni, sottraendogli il cellulare della ragazza appena recuperato. Uno ha estratto anche dalla tasca un coltello e lo ha puntato alla gola del giovane, intimandogli di consegnare anche il suo smartphone. A quel punto sono intervenute le volanti allertate dal Centro Operativo sulla base di una segnalazione di un cittadino che aveva riferito di una lite nei pressi della stazione. I poliziotti hanno immobilizzato i due. La refurtiva recuperata e’ stata riconsegnata ai ragazzi, mentre il coltello utilizzato per commettere la rapina e’ sotto sequestro.
Offre 50 euro agli agenti perché sorpreso alla guida senza patente: denunciato
Quando gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine Campania, impegnati in un servizio straordinario del territorio, in supporto agli agenti del Commissariato di P.S. Frattamaggiore, hanno imposto l’Alt Polizia al conducente di un furgone Peugeot questi, sapendo di non essere in regola con quanto disposto dal C.d.S., ha cercato di corromperli.Il conducente, un 26enne di Mugnano di Napoli, dopo aver riferito agli agenti di essere in regola con i documenti, pur ammettendo di aver dimenticato a casa la patente, ha offerto ai poliziotti una banconota da 50 euro, al fine di chiudere un occhio.
I poliziotti hanno accertato che quella non era la prima volta per il 26enne, d’essere sorpreso alla guida senza patente, pur svolgendo l’attività di autista per conto di una ditta casearia. Così facendo, il giovane non ha fatto altro che aggravare la sua posizione, perché è stato denunciato, in stato di libertà, oltre per la guida senza il prescritto titolo, anche per il reato di istigazione alla corruzione.La banconota è stata sequestrata dalla Polizia.
La Pizza che divide: Sorbillo attacca Cracco
Oltre un milione di visualizzazioni per il video di Luciano Sorbillo in cui il pizzaiolo interviene nella polemica sulla pizza dello chef stellato Carlo Cracco e gli invia un messaggio su Facebook. “Cracco, faresti meglio a mettere il pepe sulle patatine”, dice provocatoriamente Sorbillo, che continua: “Se vieni da me, una pizza puoi mangiarla pure con 5 euro”. “Margherita proprio no! Chiamala Giulietta o Ambrogia, ma Margherita proprio no, questo non mi sta bene!”.
Bologna: le scritte della vergogna contro Biagi
“Queste le scritte oggi sui muri della facoltà di Economia a Modena. Questa la ragione del perché ricordare Marco Biagi. Non uno stanco rituale ma una battaglia di verità. Una morte assurda e ingiusta, maturata in un clima di odio e intolleranza che purtroppo non è scomparso”. Scritte choc sui muri dell’università, che inneggiano a Mario Galesi e “ai compagni combattenti” responsabili dell’omicidio di Marco Biagi. E’ quanto denuncia in un tweet il giuslavorista già assistente di Biagi, Michele Tiraboschi, nel giorno dell’anniversario dell’agguato delle Nuove Brigate Rosse in via Valdonica a Bologna, avvenuto il 19 marzo 2002.
Violenta esplosione di cenere e blocchi lavici dal vulcano di Stromboli
Violenta sequenza esplosiva ieri sera sul vulcano Stromboli. Una prima esplosione, avvenuta alle 19.27 dalle bocche dell’area centro-sud, ha emesso abbondante cenere frammista a materiale incandescente e blocchi lavici di grosse dimensioni che sono ricaduti in zona sommitale e lungo la Sciara del fuoco. I detriti hanno superato un’altezza di 350 metri sopra la ‘terrazza craterica’, come evidenziato dalle telecamere di videosorveglianza dell’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Circa 40 secondi dopo la prima, si e’ verificata una seconda esplosione di minore intensita’. In questo caso e’ stata emessa cenere e materiale piu’ grossolano (lapilli e bombe) che hanno raggiunto un’altezza di circa 100 metri. In ambedue le esplosioni e’ stata generata una nube di cenere che si e’ dispersa rapidamente nei quadranti orientali del vulcano. La durata della sequenza e’ stata complessivamente di 40 secondi circa. Simili fenomeni sono stati registrati anche il 7 marzo, il 26 luglio, il 23 ottobre, l’1 novembre e l’1 dicembre del 2017. Fanno parte della fenomenologia vulcanica tipica dell’attivita’ sommitale caratterizzata da esplosioni di variabile energia. Lo Stromboli e’ continuamente monitorato dall’Ingv mediante le sue sezioni di Catania, Napoli e Palermo.
Aumenti sul pizzo per le festività: presi i due estorsori. Sono del clan De Rosa di Qualiano
Pressanti richieste di pizzo ad un commerciante di Qualiano, fermati i due estorsori: Giovanni Ferrigno, 46 anni, e G.C., un 45enne sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno. Entrambi sono affiliati al clan De Rosa, con roccaforte proprio nel comune dell’hinterland partenopeo e devono rispondere di estorsione continuata in concorso aggravata dal metodo mafioso ai danni del titolare 31enne di un locale pubblico. Ferrigno è stato arrestato in flagranza la sera del 18 marzo dopo avere ricevuto 500 euro consegnati dalla vittima; il 45enne, considerato elemento di spicco della cosca, è stato trovato nella sua abitazione e sottoposto a fermo. Dalle indagini è emerso che la sera del 16 marzo i due erano andati armati di pistola nel locale pretendendo e ottenendo con minacce di morte la consegna dei 500 euro, seconda rata per coprire una richiesta di 1.500; la prima rata del ‘pizzo’, pure di 500 euro, era stata consegnata il 12 marzo, e la vittima con minacce era stata costretta a recarsi a casa del 45enne. Le indagini hanno mostrato che da agosto 2016, dietro continue minacce di morte e di distruzione del locale, i due avevano ottenuto altre somme in occasione di Natale, Pasqua e Ferragosto. La tangente pretesa nel primo anno era stato di 500 euro a festività; nel 2017 era salita a 1000 euro a tranche; e quest’anno la richiesta era aumentata di nuovo a 1500 euro.
Napoli, scappa dalla comunità: 17enne di Scampia arrestato nella sua abitazione
Questa notte gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato “Scampia” hanno dato esecuzione al provvedimento emesso, nel 2017, dal Tribunale dei Minori di Napoli, in merito al rintraccio per Sottoposizione a Misura Restrittiva, nei confronti di un 17enne.
Il giovane risultava essersi allontanato dalla comunità dove era stato collocato circa 5 mesi fa , nel napoletano.
Da un’attività di indagine, il minore è stato trovato presso la sua abitazione, dove viveva con i genitori.
Su disposizione del Tribunale dei Minori, il giovane è stato accompagnato presso l’Istituto per minori di Nisida.
Il marito assassino aveva già picchiato la moglie, le aveva rotto il braccio
Terzigno. “Scendi che voglio parlarti”: una discussione durata pochi secondi, poi le ha puntato la pistola in fronte ed ha esploso un unico colpo. Pasquale Vitiello, il 35enne che stamane ha ucciso Immacolata Villani è ora in fuga. Quello di stamane doveva essere un chiarimento dopo che circa due settimane fa, in una violentissima lite tra la coppia con i familiari di lui a dargli man forte, Imma aveva aveva avuto la peggio e quel braccio ingessato ne è la testimonianza, anche se lei nella denuncia presentata il 4 marzo scorso aveva sostenuto di essere caduta accidentalmente. Ma quella lite sembra sia stato l’episodio clou dei dissidi tra la donna e il marito e che avevano determinato in Imma Villani la volontà di lasciare la casa dove viveva con l’uomo e andare a vivere a casa del padre, in Masseria Amati a Terzigno, dove Giuseppe Villani abita. Stamane, come sempre, Imma – così era conosciuta tra amici e parenti – aveva accompagnato la figlia che frequenta la terza elementare al plesso Boccia. Era in auto con la compagna del padre, quando Pasquale Vitiello che da tempo si aggirava davanti alla scuola in sella ad una Vespa, le si è avvicinato. Le ha chiesto di scendere: “Scendi ti devo parlare”. Pochi metri più avanti, si è consumata la tragedia , poi lui le ha puntato la pistola in fronte ed ha sparato. La ragazza è stata soccorsa subito dalle mamme e dalla donna che era con lei. Era sanguinante, è stata adagiata sul marciapiedi. Mentre il 35enne, arrivato fuori alla scuola con un casco sotto al quale aveva un cappellino calato sulla fronte, è scappato da via Pini. Gli inquirenti hanno sequestrato una lettera di qualche giorno fa, dai toni minacciosi, nella quale c’è una frase emblematica: “Mi farò giustizia da solo”. Una frase che alla luce di quanto è accaduto è più che un presagio. Davanti alla scuola, le mamme atterrite hanno assistito a quella immane tragedia: “In pochi attimi è morta – dice una signora che ha assistito alla scena – abbiamo chiamato l’ambulanza ma aveva già il volto pieno di sangue, l’ambulanza è arrivata molto dopo. Ma non c’era già nulla da fare”. La donna che era con Immacolata Villani, la compagna del padre, ha riconosciuto l’assassino. Era lui ha detto subito dopo ai carabinieri. In queste ore, le forze dell’ordine stanno ascoltando numerosi testimoni per ricostruire quanto accaduto nei giorni scorsi. Ma l’attenzione è appuntata su Pasquale Vitiello per il quale è stato diramato un ordine di cattura dalla Procura di Nola. In tarda mattinata si sono levati in volo gli elicotteri dei carabinieri. Il cellulare dell’uomo risulta spento, Pasquale Vitiello sapeva che avrebbe ucciso la moglie e quindi probabilmente si era già preparato una via di fuga.
“Sono sconcertato, non ho parole per quello che e’ successo. Come Comune di Terzigno abbiamo fatto tanto in termini di prevenzione sui casi di femminicidio. Evidentemente non basta dobbiamo fare ancora di più”. Cosi’ il sindaco di Terzigno Francesco Ranieri commenta la tragica esecuzione di Immacolata Villani uccisa stamattina, presumibilmente dal marito, dopo aver accompagnato la figlia di nove anni a scuola. E’ stato proprio il sindaco a dare l’allarme ai carabinieri poco dopo le 8.20: “Una morte assurda – dice – che ci riporta alla memoria quella di Vincenza Avino, uccisa dal compagno, con modalità del tutto simili, nel settembre del 2015. Sappiamo che c’erano dei problemi nella coppia ma nulla può spiegare l’enormità di quello che e’ successo. Come Comune – ha concluso – abbiamo attivato i nostri servizi sociali per essere di sostegno alla piccola che ha solo nove anni e che non sa ancora quello che e’ successo alla mamma”.
Rosaria Federico
@riproduzione riservata
Gomorra, Cafiero de Raho: ‘Si vedono solo camorristi. E i docenti?’
In “‘Gomorra’ vediamo i camorristi che esercitano il potere della camorra e della violenza ma non si vede mai lo Stato che interviene, che reagisce e reprime. Non si vede mai un professore ne’ un alunno, qualcuno che si impegna, non si vedono le associazioni. Ma che realta’ e’ quella? E’ una realta’ che dimostra effettivamente quello che avviene sui territori o e’ solo un settore per far conoscere cosa e’ la camorra? Ma se cosi’ e’, quel settore deve necessariamente integrarsi con tutti gli altri settori: cultura, repressione, prevenzione, associazionismo, della scuola”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, rivolto agli alunni, questa mattina, ad Ercolano (NAPOLI) in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di vittime innocenti delle mafie. ”Oggi – ha aggiunto – c’e’ sempre piu’ un trasporto verso una modalita’ di comunicazione che e’ la creazione di un palcoscenico virtuale in cui ciascuno si mostra come un divo, o comunque c’e’ questa aspirazione ad essere divi. E cio’ e’ proprio di un attore, non di colui che vive in una realta”’. ”Spesso ciascuno di noi sta con le proprie applicazioni e i propri strumenti telematici in attesa di trovare un incontro virtuale o comunque rappresentarsi virtualmente. Ma e’ veramente cio’ di cui abbiamo bisogno? Io comincerei a domandarmi ”’il comunicare in questo modo e’ un comunicare che ci porta allo sviluppo culturale della migliore societa’?”.
Napoli, de Magistris su Facebook: ‘No al debito ingiusto. Città libera’
“La partita del debito minuto per minuto. La settimana scorsa abbiamo vinto il primo tempo. Il colloquio telefonico con il Presidente del Consiglio Gentiloni, le sue parole chiare e precise, l’esito del tavolo tecnico ai massimi livelli a Palazzo Chigi tra Governo e Comune di Napoli, hanno aperto la strada per l’eliminazione totale del pignoramento delle casse del Comune. Mancano solo gli ultimi adempimenti burocratici da parte del Governo e la formalizzazione dell’accordo”. È il post pubblicato stamani su Facebook dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Fondamentale per la vittoria del primo tempo è stata la mobilitazione popolare napoletana – compresa la straordinaria manifestazione a Montecitorio di febbraio -, la potenza che oggi ha la nostra città, la credibilità della nostra azione di governo”, rivendica. “Non ho difficoltà a riconoscere – dice ancora de Magistris – che Gentiloni è stato leale e che con il suo governo abbiamo raggiunto obiettivi storici che mai era accaduto con i governi precedenti. Ma con nettezza debbo affermare che sul debito CR8 un anno di assedio a cui ci hanno costretto è stato un tempo troppo lungo. La ragnatela messa in campo per soffocarci è stata micidiale. Napoli e la sua gente devono sapere che scientemente – con i perfidi strumenti di una certa legalità formale – c’è chi ha operato per utilizzare il debito storico, illegittimo ed ingiusto per annientare la città, farci andare in dissesto e fermare la rivoluzione napoletana. La distruzione per favorire interessi particolari contro gli interessi generali della Città e del suo popolo. Ho le prove e, quindi, non taccio! Io so, avrebbe detto Pasolini. Non hanno raggiunto l’obiettivo perché non abbiamo mai smesso di difenderci e combattere per la Città ed il suo popolo. L’eliminazione del pignoramento evita il crollo sociale ed economico della città. Ma non basta”.
Infatti per il sindaco di Napoli “al danno enorme già fin qui causato alla nostra Città si sono aggiunti beffa, paradosso ed ingiustizia senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana. La Corte dei Conti, infatti, per il mancato pagamento del debito da parte dello Stato per il commissariamento post-terremoto ed il commissariamento rifiuti infligge al Comune di Napoli una sfilza di pesantissime sanzioni – a decorrere dal 2019 – tra cui quella di pagare un uguale importo per il debito non pagato. Quindi dovremmo dare allo Stato circa 150 milioni di euro per i debiti che lo Stato non ha pagato in tempo. Siamo i danneggiati e le vittime ma paghiamo come se fossimo i colpevoli. La più feroce delle ingiustizie. Ed è per questo che dobbiamo vincere il secondo tempo e, quindi, il campionato. Si devono, in particolare, inertizzare le sanzioni che affosserebbero la Città, in quanto ci costringerebbero a togliere risorse per i servizi essenziali, per le politiche sociali, per la scuola, per tutto. Ed è per questo che tra le tante iniziative che si metteranno in campo abbiamo previsto una giornata di mobilitazione cittadina contro il debito ingiusto a piazza Municipio la mattina del 14 aprile. In questi giorni auspichiamo tanti incontri in Città in cui si spieghi la partita in gioco ed il rischio che corrono i napoletani sulla loro pelle. Da Piazza Municipio verrà dato, ci auguriamo, un mandato popolare forte ad un’ampia delegazione, che mi candido a guidare, che si recherà nella settimana successiva a Roma per incontrare deputati e senatori di tutti i gruppi politici affinché si mettano in campo immediatamente tutte le azioni per fermare il veleno sociale del debito illegale. Governo e Parlamento hanno gli strumenti per intervenire e lo dovranno fare. Abbiamo, nel frattempo, attivato l’audit pubblico sul debito del Comune di Napoli ed in piazza porteremo anche il cancro finanziario dei derivati (altra pagina buia della politica che per primi a Napoli abbiamo distrutto). Se non si vince questa partita decisiva sarà quasi impossibile migliorare i servizi della nostra città, la qualità della vita, mantenere pubblici tutti i servizi essenziali, resistere ad oltranza. Attaccano con un assalto violento ed infingardo la Città anomala, la Città che non ha privatizzato i servizi di rilevanza costituzionale, che unica in Italia ha l’acqua pubblica, che non ha licenziato nessuno, che ha scassato il sistema dei rifiuti che ancora alberga in altri importanti palazzi istituzionali, che ha internalizzato anche il patrimonio, che ha cacciato corrotti e mafiosi, che si regge su capitale umano, connessione popolare, passione, amore per Napoli. Con i nostri limiti, difetti ed errori, sia ben chiaro. Noi, comunque, non cederemo mai. Ma basta solo resistere ad oltranza! Con la vittoria sarà tutto più forte e veloce. È determinante l’unità popolare. Da Napoli, poi, vorremmo portare nelle nostre lotte i Comuni d’Italia che soffrono – soprattutto al Sud, ma non solo – e le masse popolari soprattutto più deboli dei nostri territori che sono le prime vittime della macelleria sociale. Questa è la lotta madre più importante contro le disuguaglianze e le ingiustizie. Nessuno, dall’interno delle Istituzioni, ha mai avuto la forza ed il coraggio di iniziarla. È l’attacco al cuore del crudele potere oligarchico liberista, fatto di finanza ed ordine costituito. Noi dichiariamo guerra a queste ingiustizie che massacrano tanti diritti tra cui il diritto alla felicità, soprattutto delle persone più fragili. È una dura, grande e difficile lotta di liberazione. La combatteremo come sappiamo fare, pacificamente, con le armi del cuore, con idee, onestà, forza, determinazione, coraggio, passione. NO AL DEBITO INGIUSTO, Napoli LIBERA : questo sarà lo striscione esposto sui balconi di Palazzo San Giacomo che vi accoglierà a Piazza Municipio.”
La professoressa sfregiata dall’alunno ha ricevuto il “Premio per la Pace Donna Coraggio” insieme alla preside Sgambato e alla mamma di Arturo M.Rosaria Iavarone
Il Premio Internazionale per la Pace Donna Coraggio ed.ne 2018, è stato conferito quest’anno alle professoresse: Franca Di Blasio, la professoressa sfregiata dall’alunno, la Preside Pina Sgambato e Maria Luisa Iavarone, Mamma di Arturo.
Tanta è stata la commozione nell’avere visto ritornare alla propria scuola dopo un periodo di congedo, la professoressa Franca Di Blasio, a seguito dell’increscioso episodio di violenza verificatosi durante l’ora di lezione, in cui la prof.ssa Di Blasio fu ferita al volto da un alunno mentre intendeva interrogarlo.A seguito dell’accaduto fu espressa ferma condanna dalla Ministra dell’ Istruzione Valeria Fedeli, definendo “inaccettabile” l’azione perpetrata dall’alunno. La Preside Pina Sgambato, una delle tre donne coraggio a cui è stato conferito l’alto riconoscimento di Pace, visibilmente emozionata e commossa, insieme agli alunni dell’ Istituto “Majorana – Bachelet”, non ha smesso mai di abbracciare la propria professoressa, invitandola a ritornare presto nella sua scuola. “Grazie ad un evento “a firma della Pace” siamo riusciti a riportare la prof.ssa Di Blasio alla sua scuola e a riscattare il volto del Majorana restituendo a questa scuola come alla nostra terra ormai risaltata alla cronaca per fatti negativi, la sua vera immagine: la bellezza dei nostri volti di giovani e di persone impegnate sui percorsi di Pace e di legalità. C’è ancora Speranza. Su questo allora dobbiamo proseguire: l’educazione alla Pace che è pratica della Nonviolenza, il lavoro con le Istituzioni e le scuole per la riaffermazione dei valori fondanti della convivenza civile, del rispetto e della fratellanza, e soprattutto -rivolgendosi ai giovani della platea- bisogna decidere cosa fare della propria vita e scegliere da che parte stare. Io ho scelto la Pace e voi? Iniziai anni or sono il mio percorso di cambiamento con una chitarra in mano e se l’ho fatto, io potete farlo anche voi. Fate emergere i vostri sogni, coltivateli, siate voi stessi, non omologatevi alla massa e alle tendenze di passaggio. Scegliete la Pace come compagna di vita, perchè è l’unica strada che ci salva e salva il futuro, dunque la vostra vita”. Queste le parole in sintesi di Agnese Ginocchio, Presidente del “Movimento Ambasciatori per la Pace del Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio”, Ente promotore dell’ importante evento giunto alla sua VII Ed.ne, svoltosi il 15 Marzo scorso presso il maestoso Teatro della scuola. L’evento ha l’obiettivo di premiare Donne “simbolo” fortemente impegnate nei vari ambiti sociali e professionali, nell’associazionismo, nell’istruzione, nel volontariato, nei vari percorsi educativi della legalità, dell’ ambiente, pari opportunità, che sono tutte le tematiche legate alla cultura della Pace e della Nonviolenza, e Donne che hanno vissuto un’ingiustizia sulla propria pelle o che hanno attraversato particolari vicende dolorose, traendone forza per aiutare a loro volta il prossimo. La manifestazione è stata svolta in collaborazione con l’ ISISS “Majorana – Bachelet ” di Santa Maria a Vico(Ce), con il patrocinio morale della Presidenza del Consiglio regionale della Campania, presente con la Presidente On Rosetta D’Amelio; della Provincia di Caserta presieduta dall’Avv. Giorgio Magliocca e rappresentata in questa giornata dal Consigliere provinciale delegato Francesco Paolino, e del Comune di Santa Maria a Vico presente con il Sindaco Andrea Pirozzi. Tra gli Ospiti intervenuti, Adriana Esposito e Luigi Formicola, genitori di Stefania Formicola, Mamma Coraggio e martire di femminicidio, alla cui memoria fui conferita l’edizione precedente 2017 del Premio. L’evento, ha visto lo svolgimento di un convegno dal titolo: “Violenza e minori e violenza di genere”, al quale sono intervenuti gli ospiti sopra menzionati e la prof.ssa Maria Luisa Iavarone, Mamma di Arturo, il giovane ferito gravemente da una baby gang in via Foria a Napoli lo scorso dicembre 2017. La prof.ssa Di Blasio ha fatto sapere di avere perdonato l’azione perpetrata dal proprio alunno e di volergli bene. La Preside Pina Sgambato ha insistito sul programma educativo che da anni viene portato avanti nella scuola nonostante le criticità che si presentano. All’indomani dell’episodio di violenza avvenuto a danno della prof.ssa Di Blasio, nel farsi carico di una situazione non facile da affrontare, insieme al Consiglio d’Istituto ha organizzato una Marcia silenziosa ( presentata con un video dagli alunni del Bachelet) alla quale presero parte Istituzioni, Sindaci e alunni delle scuole con i rispettivi Dirigenti scolastici (dove fu presente anche il Movimento Ambasciatori per la Pace con la Presidente e cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio) per esprimere condanna sull’accaduto e ribadire il proprio “NO” ad ogni forma di violenza. L’On Rosetta D’Amelio delegata anche alle Pari Opportunità e contro la violenza di genere, ha spiegato l’impegno in prima persona nell’ essere stata promotrice di una legge finalizzata al contrasto di ogni forma di violenza e di bullismo. Legge che è stata approvata dal Consiglio regionale. Il Consigliere provinciale Francesco Paolino, ha ribadito l’impegno come Provincia di Caserta nel collaborare fattivamente per arginare ogni situazione di violenza. Il Sindaco di Santa Maria a Vico Andrea Pirozzi, ha comunicato l’impegno come amministrazione di essere vicina alla scuola e di sostenerla in ogni iniziativa di contrasto a ogni forma di violenza. La prof.ssa Maria Luisa Iavarone, Ordinario di Pedagogia presso l’ Università Parthenope di Napoli, ha mostrato un video dove si sono viste le profonde ferite riportate dal figlio Arturo, a seguito della grave aggressione subita da una baby gang. “Per le gravi lesioni riportate, Arturo avrebbe potuto rimetterci la pelle. Una mano “provvida” – ha sottolineato- ha fermato giusto in tempo gli attentatori di Arturo”. Ha riferito con commozione .Poi esprimendo gratitudine per il riconoscimento di Pace conferito alla sua persona, ha fatto sapere di voler dedicare questo premio alla sua insegnante del cuore, il cui metodo educativo è stato determinante per il suo percorso attuale di docente educatrice e di Donna impegnata contro la violenza. All’indomani infatti del gravissimo episodio avvenuto sul corpo del figlio Arturo, Maria Luisa Iavarone ha deciso di non starsene ferma, ma di reagire e di scendere in campo, facendosi promotrice di un Movimento che avesse lo scopo di coinvolgere donne e madri per la rieducazione dei giovani ai valori della Nonviolenza e favorire inoltre iniziative più ampie da coinvolgere gli stessi giovani a manifestare le proprie insofferenze e i propri disagi in un mondo e in determinati ambienti familiari, sempre più distanti e assenti dalle reali esigenze dei giovani. La madre di Stefania Formicola, Adriana Esposito, ancora una volta ha ricordato l’esempio della figlia, la quale aveva sempre perdonato e mai nutrito vendetta verso colui che gli portò violenza. Ciò che spinse tutta la sua vita sino all’ultimo giorno fu l’Amore sviscerato per i due figlioletti, oggi in affido ai nonni, divenuti genitori due volte. Adriana e Luigi, reduci dalla Marcia contro la violenza organizzata alcuni giorni fa a Scampia, sono i testimoni coraggiosi di un messaggio di Pace e di Nonviolenza, e di contrasto al femminicidio e a ogni forma di violenza. Essa infine, va arginata attraverso una sinergia tra educatori, genitori, docenti, associazioni, Istituzioni e Forze dell’Ordine. “C’è tanto lavoro da fare, ma non ci scoraggiamo, perchè le forze positive esistono. Quella di oggi altro non è che la dimostrazione che quando si mette il proprio impegno si raggiunge sempre un obiettivo”. Questo dunque il messaggio finale sul quale tutti gli ospiti convenuti hanno concordato unanime. I giovani alunni del Majorana, hanno intervallato con performance musicali e coreografie. Hanno moderato la manifestazione il prof. Gino Ponsillo, vice Presidente del Movimento Ambasciatori per la Pace e la prof.ssa Carmela Ferrana dell’ISISS Majorana. Presenti i soci del Direttivo del Movimento per la Pace Rosa Arbolino e Daniela Truocchio a cui è stato affidato il compito di declamare insieme al Ponsillo le motivazioni delle tre donne premiate e gli omaggi floreali, mentre la Presidente Agnese Ginocchio ha consegnato le targhe di premio e i preziosi ramoscelli di ulivo dell’ Albero della Pace a tutti gli Ospiti: All’ISISS Majorana e ai genitori di Stefania Formicola è stato conferito un “Encomio Speciale per la Pace” . Presente l’inviato del Tgr Campania giornalista Vincenzo Perone, che ha realizzato un servizio andato in onda al Tgr regionale e nazionale Rai 3 e Rai 2.
Somma Vesuviana, il Comune ricorda le vittime innocenti della criminalità oraganizzata
Somma Vesuviana. In occasione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” il Comune di Somma Vesuviana intende celebrare questo momento con la deposizione di una corona al monumento ai caduti in piazza. Appuntamento martedì 20 marzo alle ore 11. Ricorderemo, pertanto, il piccolo Gioacchino Costanzo assassinato nel 1995 a soli 18 mesi, e Francesco Tafuro e Domenico Liguori due giovani imprenditori uccisi nel 2016.
Seguirà una riflessione alla quale saranno presenti i familiari di Liguori e Tafuro, gli assessori, i consiglieri comunali, le autorità militari, Carmine Mocerino il presidente della Commissione speciale Anticamorra e beni confiscati della Regione, Antonio D’Amore referente provinciale dell’associazione Libera, il cerimoniale sarà affidato al responsabile dell’archivio storico del Comune Alessandro Masulli, ed un momento musicale a Ciro Seraponte.
“Vogliamo che resti sempre vivo nella nostra memoria”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “il ricordo di chi ha perso la vita per mano di violenti assassini. Per questo domani terremo questa semplice cerimonia nel cuore della nostra città: la nostra piazza. Invitiamo i cittadini ad essere presenti”.



