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Benevento, stupefacenti, contanti e armi in casa: arrestato 23enne al Rione Libertà, ma subito scarcerato

Benevento – È stato arrestato in flagranza di reato con droga, denaro contante e armi nella sua abitazione, ma è tornato in libertà poche ore dopo il 23enne beneventano F.C., residente nel Rione Libertà.

La decisione è stata presa nella mattinata di oggi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento, Maria Amoruso, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto. Il giovane, difeso dall’avvocato Giuseppe Milazzo del foro di Nola, è stato scarcerato e sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’arresto era scattato venerdì mattina, quando i Carabinieri del Nucleo Operativo di Benevento, allertati da una fonte confidenziale, avevano fatto irruzione nell’appartamento del 23enne in via Bologna. All’interno dell’abitazione i militari avevano rinvenuto circa 30 grammi di cocaina, 10 grammi di marijuana, un bilancino di precisione con materiale per il confezionamento, circa 7mila euro in contanti e un quaderno ritenuto utile alle indagini.

Nel corso della perquisizione sono stati inoltre sequestrati proiettili calibro 7,65 e un fucile calibro .308 Winchester.
Nonostante il quadro indiziario, il gip ha disposto la scarcerazione dell’indagato, ritenendo sufficiente, allo stato, la misura meno afflittiva dell’obbligo di firma. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e il contesto in cui maturava l’attività illecita.

Napoli, Meret tra bilancio e rammarico: «Stagione positiva, ma volevo più spazio»

Bilancio complessivamente positivo, ma con un pizzico di rammarico personale. Alex Meret commenta così la stagione del Napoli, conclusa con una vittoria contro l’Udinese e il secondo posto in classifica.

Intervenuto ai microfoni di Radio Crc, il portiere azzurro ha sottolineato l’importanza di chiudere bene davanti ai tifosi: “Ci tenevamo a finire il campionato con una vittoria. Siamo stati bravi a sbloccarla nel primo tempo e a gestirla nella ripresa. Era fondamentale arrivare secondi”.

Meret ha poi tracciato un bilancio dell’annata: “A livello di squadra è stata una stagione positiva. Abbiamo vinto un trofeo come la Supercoppa e siamo rimasti a lungo in corsa per lo scudetto. Gli infortuni, per diversi mesi, ci hanno penalizzato, ma il gruppo ha sempre risposto”.

Non manca però una riflessione personale: “Avrei voluto giocare di più, ma ho sempre rispettato le decisioni dell’allenatore. Sono comunque soddisfatto del mio contributo”.
Il portiere ha evidenziato anche la compattezza dello spogliatoio: “Abbiamo dimostrato personalità e attaccamento alla maglia. Tutti hanno dato il massimo, anche nei momenti difficili. I tifosi ce lo hanno riconosciuto, sostenendoci sempre”.

Infine, un passaggio sull’esperienza con Antonio Conte: “Il momento più bello resta lo scudetto. Conte è stato fondamentale per riportarci a essere squadra dopo una stagione complicata. È stato un onore lavorare con lui: due anni intensi ed emozionanti”.

Lioni, colpito da una trave mentre revisiona una giostra: grave 26enne

Lioni – Restano gravissime le condizioni di un 26enne di origine bengalese rimasto ferito nella serata di ieri mentre era impegnato nella revisione di una giostra allestita per i festeggiamenti del Santo patrono.
Secondo una prima ricostruzione, il giovane sarebbe stato colpito alla testa da una trave durante le operazioni di controllo dell’impianto. L’impatto gli ha provocato traumi severi, rendendo necessario l’immediato intervento dei soccorsi.

Trasportato d’urgenza in eliambulanza all’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Avellino, il 26enne è attualmente ricoverato in terapia intensiva, in condizioni giudicate critiche dai sanitari.

Sull’accaduto sono in corso accertamenti da parte delle autorità competenti per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità legate alla sicurezza sul lavoro.

Addio ai tremori senza bisturi: al Vanvitelli il «casco» a ultrasuoni restituisce la vita ai malati

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Napoli — Il tremore che gli impediva di guidare, di radersi o di portare il cucchiaio alla bocca è sparito. Oggi Mauro Sellitto, ingegnere di 72 anni di Caserta, è tornato a una vita normale. È uno dei primi dieci pazienti — otto campani e due provenienti da altre regioni — trattati al Policlinico Universitario Luigi Vanvitelli con una tecnologia rivoluzionaria: la terapia a ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica (MRgFUS).

«Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia», racconta Sellitto, tra i primi a beneficiare del nuovo sistema installato nell’ospedale partenopeo, l’unico nel Sud Italia dotato di questa versione aggiornata.

Una rivoluzione senza bisturi

La tecnica permette di eliminare i tremori invalidanti causati dal Parkinson resistente ai farmaci e dal tremore essenziale senza aprire il cranio né impiantare elettrodi, come avviene invece nella stimolazione cerebrale profonda. Il paziente indossa un «caschetto» con oltre mille sorgenti ultrasoniche all’interno di una risonanza magnetica. Gli ultrasuoni vengono focalizzati con precisione millimetrica su una piccolissima area del cervello responsabile del tremore, «necrotizzandola» in modo mirato.

«Il bombardamento sull’emisfero destro risolve il tremore a sinistra e viceversa», spiega il professor Manlio Barbarisi, neurochirurgo del team multidisciplinare. La procedura dura in media tre-quattro ore, il paziente resta sveglio e i medici possono verificare in tempo reale il miglioramento motorio.

Risultati immediati e duraturi

Dei primi dieci pazienti — quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale — trattati da fine novembre a oggi, la grande maggioranza ha ottenuto una riduzione del tremore tra l’80 e il 100%. In un solo caso il beneficio si è attestato tra il 40 e il 50%, comunque clinicamente significativo.

«L’effetto è immediato e stabile nel tempo», sottolinea il professor Alessandro Tessitore, direttore della Neurologia del Vanvitelli e presidente della Società Italiana di Parkinson (Limpe-DisMov). «I dati di follow-up mostrano che il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo cinque anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa legata alla progressione naturale della malattia

. In questi casi si può valutare di ripetere il trattamento».La tecnica sta già ampliando il suo campo di applicazione: recenti evoluzioni permettono di trattare anche forme di Parkinson senza tremore predominante, caratterizzate da rigidità e rallentamento motorio.

Un primato per la Campania

L’acquisizione dell’apparecchiatura, resa possibile con fondi regionali, posiziona la Campania tra le poche realtà italiane in grado di offrire questo trattamento. «È l’unica Regione del Mezzogiorno a poterlo fare», sottolinea il direttore generale dell’AOU Vanvitelli, Mario Iervolino, evidenziando il duplice effetto: migliore assistenza per i cittadini campani e riduzione della migrazione sanitaria.

Il rettore dell’Università Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti, sottolinea il valore scientifico e formativo del progetto: «Rappresenta un significativo miglioramento in termini di sicurezza e qualità della vita dei pazienti, aprendo al tempo stesso nuove prospettive di ricerca e formazione per studenti e specializzandi».

Il professor Mario Cirillo, neuroradiologo del team, conferma: «La selezione rigorosa dei pazienti e i controlli in tempo reale durante la procedura sono fondamentali per garantire risultati ottimali».Una tecnologia che, per la prima volta nel Sud, trasforma in realtà quello che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: cancellare un tremore invalidante senza un solo taglio.

Benevento, scoperti quindici lavoratori in nero in agriturismo, bar e locali della ristorazione

Nel mese di maggio la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Benevento, nell’ambito dei servizi di controllo economico del territorio, ha effettuato numerose attività ispettive in varie società della provincia, all’esito delle quali sono stati individuati quindici lavoratori impiegati senza regolare dichiarazione del rapporto di lavoro.

In particolare, i militari del Gruppo di Benevento, in occasione della festività del Primo Maggio, hanno effettuato un accesso in un agriturismo, dove hanno rilevato la presenza di quattro camerieri privi delle previste coperture previdenziali. A seguito del controllo, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Benevento, su richiesta del Gruppo, ha disposto la sospensione dell’attività commerciale. Sono state inoltre irrogate sanzioni amministrative comprese tra 7.800 e 15.600 euro.

Nei giorni successivi, un ulteriore controllo in un bar di Benevento ha portato all’accertamento della presenza di un collaboratore familiare del titolare il cui rapporto di lavoro non risultava dichiarato. Anche in questo caso è stata disposta la sospensione dell’attività.

I militari della Tenenza di Montesarchio hanno poi effettuato un accesso in un centro sportivo, dove hanno verificato la presenza di un dipendente non riportato nelle scritture contabili e nella documentazione obbligatoria in materia lavoristica. Nei confronti del datore di lavoro è stata quindi applicata la maxisanzione prevista dall’articolo 3, comma 3, del decreto-legge n. 12 del 2002.

Al termine di un controllo in un ristorante, i finanzieri della Tenenza di Solopaca hanno accertato la presenza di un altro dipendente in nero. Successivamente, ulteriori verifiche a Faicchio e Puglianello, presso due attività di ristorazione, hanno permesso di rilevare complessivamente altri otto lavoratori irregolari.

Le operazioni delle Fiamme Gialle confermano la costante azione del Corpo contro il lavoro sommerso, fenomeno che danneggia il sistema economico nazionale, sottrae risorse all’Erario, penalizza i lavoratori e altera la leale concorrenza tra imprese.

Truffa delle auto rubate a Napoli: quattro arresti, tre sono poliziotti

Napoli– Un giro di falsi verbali e finiti furti d’auto orchestrato da chi, al contrario, avrebbe dovuto contrastarli. Con questa accusa quattro persone – tra cui tre agenti della Polizia di Stato – sono finite agli arresti domiciliari.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura di Aversa, è stata eseguita questa mattina dai poliziotti del Commissariato di Giugliano-Villaricca. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata al falso e alla simulazione di reato.

A far crollare il sistema sono stati gli stessi colleghi degli indagati. L’inchiesta è infatti partita dalle anomalie e dalle incongruenze saltate all’occhio dell’Ufficio Controllo del territorio del Commissariato. Da lì gli investigatori hanno pazientemente ricostruito il meccanismo della truffa: i poliziotti infedeli mettevano a verbale il ritrovamento di vetture di cui era stato denunciato il furto.

Nei documenti ufficiali, però, attestavano falsamente che i veicoli erano stati cannibalizzati, lamentando la sparizione di componenti costosi e di grande valore economico. Il passo successivo era la richiesta di risarcimento danni, presentata direttamente alle compagnie assicurative.

Un castello di carte che è venuto giù non appena sono scattati gli accertamenti tecnici sui veicoli sequestrati. Le perizie sui mezzi hanno infatti dimostrato l’inganno: i pezzi e le componenti meccaniche che i poliziotti dichiaravano come rubati erano in realtà ancora lì, originali e mai toccati.

Napoli, trovato in strada uno zaino con mezzo chilo di stupefacenti

Napoli -Uno zaino contenente circa mezzo chilo di sostanza stupefacente è stato rinvenuto a Napoli da un agente della Polizia Locale libero dal servizio. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di un parco residenziale nella zona di via Sant’Antonio a Capodimonte.

L’agente, insospettito dalla presenza dello zaino abbandonato, ha immediatamente allertato i colleghi. Sul posto sono quindi intervenuti gli operatori della Polizia Locale che hanno proceduto al sequestro del materiale rinvenuto.

La droga è stata successivamente affidata al Gabinetto interregionale della Polizia Scientifica della Polizia di Stato per gli accertamenti tecnici necessari a stabilire con precisione tipologia e composizione della sostanza.

Parallelamente sono state avviate indagini per risalire ai responsabili della detenzione dello stupefacente. Gli investigatori stanno acquisendo e analizzando le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, nel tentativo di identificare chi abbia abbandonato lo zaino.

L’episodio si inserisce nell’ambito delle attività di controllo del territorio e contrasto allo spaccio di droga portate avanti dalle forze dell’ordine nel capoluogo partenopeo.

Manfredi punge De Laurentiis: «Nuovo impianto all’ex Q8? Aspettiamo un progetto da anni. Avanti col Maradona»

Napoli – Il sindaco Gaetano Manfredi fa chiarezza e rimanda la palla nel campo di Aurelio De Laurentiis sul tema, sempre caldissimo, del nuovo stadio del Napoli. Alle ultime dichiarazioni del patron azzurro, che ha ipotizzato la costruzione di un impianto sui terreni ex Q8 nell’area orientale della città, il primo cittadino ha risposto con pragmatismo, sottolineando l’assenza di proposte formali. La posizione di Palazzo San Giacomo è chiara: le porte per gli investitori privati sono aperte, ma le idee devono trasformarsi in carteggi ufficiali.

“Se il presidente vuole fare un investimento privato realizzando una nuova struttura, noi siamo solo contenti, ma stiamo aspettando questi progetti da tanto tempo”, ha dichiarato Manfredi. Il sindaco ha poi ripercorso le tappe di una vera e propria odissea urbanistica e mediatica. Ha ricordato come le ipotesi siano migrate nel tempo: prima la riqualificazione dello stesso Maradona, poi l’area di Bagnoli, passando per il Centro Direzionale, fino ad arrivare all’attuale suggestione dell’ex Q8. Il Comune garantisce massima disponibilità e tempi rapidi per la valutazione, ma Manfredi ribadisce che, ad oggi, non è arrivato alcun documento ufficiale.

Nel frattempo, l’amministrazione non resta ferma ad aspettare e tira dritto sul piano principale. “Noi abbiamo lo stadio Maradona e stiamo lavorando a un progetto con tutte le istituzioni sportive nazionali e internazionali per la sua riqualificazione”, ha precisato il sindaco. L’obiettivo dell’amministrazione resta quello di valorizzare un bene pubblico e della collettività. Si punta a modernizzare la storica casa del Napoli per garantire ai tifosi e alla squadra standard elevati di comfort e una migliore fruibilità dell’impianto di Fuorigrotta.

Voto tranquillo ad Arzano grazie alla presenza delle forze dell’ordine

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Voto tranquillo ad Arzano. Mentre in altri comuni vicini, dove pure si votava per il rinnovo del consiglio comunale,  si sono regitsrati episodi di presunta corruzione elettorale e denunce, in una città difficile come Arzano, la due giorni di voti è anadata avanti senza difficoltà.

Questo grazie al lavoro capillare e costante dei carabinieri della locale tenenza con il comandante Raimondo Semprevivo, e la Polizia locale con il comandante Luigi Maiello ma anche di polizia e guardia di finanza nei seggi.

Ora si attende con altrettanta tranquillità lo scrutinio che sancirà  l’elezione del nuovo sindaco di Arzano.  In lizza ci sono solo due candidati e quindi non ci sarà ballottaggio: Annunziata Efficie (detta Nancy), sostenuta da Fratelli d’Italia e da tre liste civiche, e Giuseppe Vitagliano, espressione del centrosinistra.

P.B.

Napoli, banconote false su Telegram: l’organizzazione tradita dai videogiochi e dai social

Garantivano l’anonimato più assoluto ai propri clienti, incassavano pagamenti schermati in Bitcoin e usavano canali Telegram blindati per piazzare banconote false e droga. Eppure, a tradire un’agguerrita associazione a delinquere radicata a Napoli non è stata una falla negli algoritmi crittografici, ma la più classica delle debolezze umane: la vanità social e la passione per i videogiochi online.

I Carabinieri del Comando Antifalsificazione monetaria, coordinati dalla Procura partenopea, hanno disarticolato la rete criminale che faceva capo ai noti account “El Real Shop” e “@Eldiablo0301”. Un’operazione monumentale, chiusa con un decreto di sequestro preventivo da ben 536.880 euro tra contanti, immobili e strumenti informatici.

Niente intercettazioni, spazio all’Osint

La vera svolta dell’inchiesta risiede nella strategia investigativa. I militari dell’Arma sono riusciti a mettere a segno il colpo senza ricorrere alle tradizionali intercettazioni telefoniche o ambientali. Il successo è arrivato incrociando i vecchi metodi (pedinamenti e osservazione sul campo) con le più moderne tecniche di Osint (Open Source Intelligence) e l’analisi forense finanziaria. Un lavoro certosino che ha permesso agli inquirenti di penetrare la blockchain e tracciare oltre 410 wallet di Bitcoin, ricostruendo il giro d’affari illegale accumulato tra luglio 2022 e dicembre 2023.

Traditi dai videogame e dalle chat “in chiaro”

Il castello digitale dei vendor è crollato davanti al joystick. Nonostante l’uso di connessioni schermate per gestire i mercati telematici, alcuni indagati hanno commesso l’errore fatale di invitare amici e conoscenti a sessioni di gioco online sulle popolari console da salotto.

Per farlo, hanno utilizzato i propri nickname personali, un filo rosso che ha permesso ai Carabinieri di associare i profili virtuali alle identità reali. In altri casi, la sicurezza interna è venuta meno con comunicazioni e attività compiute incredibilmente “in chiaro”.

L’indagine dell’inchiostro: i tatuaggi sui social

A completare il quadro è stata la “Ink Investigation”, l’analisi dei dettagli anatomici. L’organizzazione pubblicava regolarmente video promozionali su Telegram per mostrare la qualità delle banconote contraffatte appena stampate. In quelle immagini, però, erano ben visibili tatuaggi e segni distintivi sulle braccia dei venditori.

I successivi controlli sui social network hanno fatto il resto: i dettagli emersi nei video coincidevano perfettamente con i selfie scattati dagli indagati nelle loro abitazioni – talvolta immortalando proprio gli stessi ambienti domestici usati come stoccaggio per la valuta falsa – portando gli investigatori dritti al loro indirizzo. Per l’organizzazione è stato, nel senso letterale del termine, un definitivo “game over”.

In giro in scooter con contanti e fac-simile elettorali: 39enne denunciato per corruzione

Casandrino – Sospetti di compravendita di voti e interferenze illecite durante il periodo elettorale a Casandrino. I carabinieri della stazione di Grumo Nevano, supportati dai militari della sezione radiomobile della compagnia di Caivano, hanno denunciato un 39enne del posto, già noto alle forze dell’ordine, con la pesante accusa di corruzione elettorale.

L’intervento dell’Arma è scattato in seguito ad alcune segnalazioni che indicavano la presenza sospetta di due individui. I soggetti, muovendosi rapidamente a bordo di due scooter, percorrevano le strade del comune a nord di Napoli interferendo attivamente con le normali attività politiche ed elettorali. Avviate immediatamente le ricerche sul territorio, le pattuglie sono riuscite a intercettare e fermare uno dei due sospettati.

Sottoposto a perquisizione personale, il 39enne è stato trovato in possesso di elementi che hanno subito confermato l’ipotesi investigativa dei militari. Nelle sue tasche nascondeva infatti 1.600 euro in contanti e diverso materiale di propaganda, tra cui volantini e fac-simile di schede elettorali.

Il denaro e il materiale cartaceo sono stati posti sotto sequestro, così come lo smartphone dell’uomo. Il dispositivo informatico sarà ora analizzato dagli inquirenti per ricostruire la rete di contatti, verificare l’origine dei contanti e identificare eventuali mandanti. Proseguono intanto le indagini per dare un nome al secondo individuo sfuggito al controllo.

Il Papa contro i giganti del Tech: «L’IA crea nuove schiavitù e alimenta le guerre»

Città del Vaticano– “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Si apre con questo potente interrogativo Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo imponente di oltre duecento pagine, articolato in cinque capitoli, che si configura come un vero e proprio manifesto antropologico ed etico per il XXI secolo.

Al cuore del documento vi è un appello tanto semplice quanto drammatico: “Rimaniamo umani”. Di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, il Pontefice avverte il dovere urgente di impedire che la dignità della persona venga oscurata da nuove e sofisticate forme di alienazione.

Il rischio di una guerra impersonale

Il Papa lancia un monito durissimo contro l’integrazione dell’IA nel settore bellico, invocando un “disarmo digitale” che sottragga la tecnologia alla competizione militare ed economica. Leone XIV punta il dito contro la proliferazione dell’industria delle armi, la corsa al nucleare e l’ascesa di nuovi attori armati, inclusi i gruppi jihadisti, che alimentano i conflitti per pura rendita di potere.

La condanna dell’uso di algoritmi sul campo di battaglia è totale: “Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, scrive il Pontefice. La tecnologia applicata alle armi non umanizza i conflitti, ma rischia di renderli “più rapidi e impersonali”, abbassando pericolosamente la soglia del ricorso alla violenza. Le vittime, avverte il testo, non possono essere ridotte a semplici “dati da ottimizzare”. Da qui la richiesta stringente di vincoli etici internazionali, uniti al fermo no contro ogni progetto geopolitico volto a sottomettere o eliminare una nazione.

Le nuove catene del mondo digitale

Un intero capitolo dell’enciclica è dedicato alle “nuove schiavitù” generate dalla catena produttiva dell’alta tecnologia. Il Papa traccia una linea di continuità morale con i drammi del passato e compie un gesto storico: “Non possiamo minimizzare il ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù. Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono”.

Lo sguardo di Leone XIV si volge poi allo sfruttamento odierno: dal lavoro invisibile e sottopagato di milioni di giovani e donne impiegati nell’etichettatura dei dati e nella moderazione di contenuti web degradanti, fino al dramma brutale delle miniere di terre rare.

Il Pontefice denuncia i corpi “segnati, mutilati e consumati” di bambini e adolescenti costretti a frantumare i materiali necessari ai microprocessori, “affinché il flusso del calcolo non si interrompa”. Il Papa denuncia inoltre come le reti criminali utilizzino la profilazione e i pagamenti anonimi per il traffico di esseri umani, trasformando donne e minori in “pacchi da trasferire”.

Contro lo strapotere dei giganti del tech

L’analisi del Papa si sposta poi sulla macroeconomia globale, prendendo di mira lo strapotere delle Big Tech. “Quando la ricchezza delle nazioni dipende da conoscenze concentrate nelle mani di pochi, si crea un nuovo e profondo squilibrio”, si legge nel documento.

Per Leone XIV, la concentrazione monopolistica delle tecnologie digitali minaccia la democrazia e il bene comune. Il Pontefice lancia quindi un appello formale agli Stati e alle istituzioni sovranazionali affinché intervengano con “regole giuste e tutele efficaci”, impedendo che una ristretta oligarchia tecnologica orienti da sola i processi che decidono della vita e del futuro delle persone.

Da Tolkien a Platone: le fonti del Papa

Ciò che colpisce di Magnifica Humanitas è anche la straordinaria ampiezza delle citazioni, che spaziano dalla teologia alla cultura pop. Sorprende, in particolare, un passaggio tratto da Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, in cui il personaggio di Gandalf esorta a fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo, sradicando il male dai campi conosciuti.

Accanto ai giganti del pensiero come Platone, Sant’Agostino e San Tommaso, e ai suoi predecessori (da Leone XIII con la sua Rerum Novarum fino a Papa Francesco), Leone XIV tesse un elogio della modernità citando figure laiche e spirituali che hanno cambiato la storia. Tra queste spiccano grandi donne come Marie Curie, Maria Montessori, Madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day e Benazir Bhutto. Un mosaico di testimoni – che include anche i martiri Oscar Romero e Massimiliano Kolbe, e la filosofa Hannah Arendt – convocato dal Papa per ricordare al mondo l’unica via d’uscita possibile: restare profondamente umani.

Ordini dal carcere e armi dalla Croazia: 23 arresti nell’Agro Nocerino

Una fitta rete di comunicazioni clandestine, canali di approvvigionamento che attraversano i confini nazionali e una gestione centralizzata capace di superare persino le barriere carcerarie. L’operazione scattata all’alba, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Salerno, ha svelato la complessa struttura di un’organizzazione radicata nell’Agro Sarnese-Nocerino ma dotata di proiezioni transnazionali ed extraregionali.

Il bilancio firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno è pesante: 23 misure cautelari complessive, di cui 19 custodie in carcere e 4 agli arresti domiciliari. Le accuse contestate a vario titolo spaziano dall’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti al tentato omicidio, fino all’estorsione e all’introduzione nello Stato di armi da guerra, con l’aggravante del metodo mafioso. L’inchiesta fotografa una realtà in cui la penetrazione nel tessuto economico locale viaggiava di pari passo con la capacità di dialogare con i mercati esteri.

Il quartier generale dietro le sbarre

Il nucleo strategico dell’organizzazione risiedeva, paradossalmente, all’interno di una struttura penitenziaria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato – in campo con il Servizio Centrale Operativo e la Sezione Investigativa Centro Operativo (Sisco) di Salerno – la figura apicale del gruppo gestiva i traffici illeciti nonostante lo stato di detenzione.

L’uso indebito di dispositivi di comunicazione micro-cellulari permetteva al vertice del sodalizio di mantenere un controllo operativo costante sul territorio in libertà. Dal carcere partivano direttive precise: indicazioni sugli imprenditori da sottoporre a richieste estorsive, ordini di azioni punitive e linee guida per dirimere i contrasti interni legati alla spartizione dei proventi dello spaccio nelle piazze storiche di Sarno e Scafati.

Un episodio specifico, emerso durante l’attività investigativa, documenta la pressione esercitata all’interno del circuito carcerario. Un detenuto, ristretto nella stessa struttura del capo clan, è stato vittima di una violenta aggressione che gli ha causato gravi fratture e una prognosi di 30 giorni. La finalità dell’azione punitiva era costringere la vittima a richiedere la coabitazione in cella con il vertice del gruppo. In questo modo, l’esponente di spicco avrebbe potuto beneficiare di una maggiore riservatezza per condurre le conversazioni telefoniche utili a coordinare i sodali all’esterno.

La rotta balcanica dei kalashnikov

Accanto al core business degli stupefacenti, l’indagine ha svelato un pericoloso canale di rifornimento di armamenti pesanti provenienti dall’Europa dell’Est. Il gruppo criminale disponeva di un arsenale significativo, comprendente armi comuni da sparo e armi da guerra.

Il monitoraggio dei flussi ha permesso di intercettare una compravendita di fucili d’assalto AK47, i noti kalashnikov. L’operazione ha registrato un momento di svolta lungo il confine italo-sloveno, nei pressi di Gorizia. Gli investigatori della Polizia di Stato hanno bloccato una vettura appena entrata in territorio italiano, arrestando il corriere incaricato di trasportare il carico d’armi fino a Sarno.

La successiva e immediata attivazione dei canali di cooperazione ha consentito alle autorità di Zagabria di dare esecuzione a un mandato di arresto europeo nei confronti di un cittadino croato, ritenuto il fornitore ufficiale dell’arsenale e destinatario anche di decreti di perquisizione e sequestro sul territorio estero.

L’espansione in Sicilia e il network europeo

La solidità economica del sodalizio si poggiava su una rete logistica estesa fino alla Sicilia. L’attività di contrasto ha infatti intercettato i tentativi di espansione commerciale del gruppo fuori dalla Campania. Una delle ramificazioni più attive operava sul mercato siciliano, dove la Polizia ha inferto un duro colpo logistico sequestrando, nel territorio della provincia di Palermo, un carico da circa 80 chilogrammi di hashish destinato alle piazze dell’isola.

Il successo dell’operazione, che ha neutralizzato anche condotte legate al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stato reso possibile da un modello avanzato di collaborazione istituzionale. Lo scambio informativo continuo tra la Dda di Salerno e la Procura Speciale Croata (Uskok) – supportato dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e coordinato a livello europeo dall’agenzia Eurojust – ha dimostrato come la risposta giudiziaria transnazionale rappresenti oggi lo strumento più efficace per disarticolare i network criminali moderni.

Mugnano, aveva 11 tessere elettorali nello scooter: denunciato 49enne

Undici tessere elettorali intestate ad altrettanti cittadini di Mugnano di Napoli, insieme a volantini che riproducevano fac-simili della scheda di voto con preferenze già indicate. È quanto hanno sequestrato i Carabinieri durante un controllo effettuato nei pressi di un seggio elettorale di via Cristoforo Colombo, a Mugnano.

Secondo quanto ricostruito dai militari, tutto sarebbe partito da uno scambio sospetto notato all’esterno del seggio. Un uomo avrebbe consegnato una tessera elettorale a un cittadino, tentando poi di allontanarsi a bordo del proprio scooter.

La perquisizione e il sequestro

I Carabinieri della sezione operativa di Marano e della stazione di Mugnano sono intervenuti immediatamente, bloccando il 49enne e procedendo alla perquisizione del mezzo.

Nel vano sottosella dello scooter i militari hanno trovato le 11 tessere elettorali e diverso materiale cartaceo con indicazioni di voto già compilate, ritenute dagli investigatori una sorta di guida da utilizzare in cabina elettorale.

La denuncia

L’uomo, un 49enne operatore ecologico già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato con l’accusa di corruzione elettorale. Il materiale rinvenuto è stato sequestrato dai Carabinieri, che proseguono gli accertamenti per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e la provenienza delle tessere elettorali.

Clan Contini, torna libero Carmine Galiero

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato la misura cautelare nei confronti di Carmine Galiero, il 32enne raggiunto da un’ordinanza lo scorso 5 maggio nel quadro di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo – con precedenti specifici e legami familiari con esponenti di vertice del clan Contini, parte dell’Alleanza di Secondigliano – avrebbe coordinato l’attività di spaccio da una sala scommesse in via Pier delle Vigne, indicata come punto operativo nell’area storicamente controllata dal gruppo.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Emilio Coppola, ha ottenuto venerdì scorso un pronunciamento favorevole dalla 12ª sezione del Riesame. I giudici hanno ritenuto insussistente la gravità indiziaria, disponendo così la revoca della misura.

Tra le ipotesi di reato inizialmente contestate a Galiero figurava anche l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L’esito del procedimento incidentale non interviene sul merito complessivo dell’inchiesta, che resta in corso per le altre posizioni.

Napoli, Gabriel Zuchtriegel presenta: «Quando gli dèi lasciarono il mondo»

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Napoli si prepara ad ospitare un evento culturale di grande rilievo martedì 26 maggio alle ore 18:00, quando Gabriel Zuchtriegel presenterà il suo volume “Quando gli dèi lasciarono il mondo” nella suggestiva Sala degli Specchi di Palazzo Serra di Cassano. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con Feltrinelli Librerie e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, offrirà un viaggio approfondito nella Pompei dell’estate del 79 d.C., pochi mesi prima della catastrofe del Vesuvio.

Il libro, pubblicato da Feltrinelli Editore, descrive una città viva e pulsante, dove le attività quotidiane continuano tra commerci, votazioni e scritte sui muri, ma allo stesso tempo emergono profonde tensioni religiose, politiche e culturali. Zuchtriegel dipinge un affresco di un mondo che sta per cambiare radicalmente, con la fine dell’epoca degli dèi tradizionali e l’inizio di nuove credenze come il cristianesimo, una trasformazione che si riflette nella crisi spirituale e sociale dell’Impero romano.

L’evento, ad ingresso libero fino a esaurimento posti, permetterà di riflettere su come la storia di Pompei non sia solo quella di una città distrutta, ma anche di una civiltà in evoluzione, con implicazioni che si estendono fino ai nostri giorni.

Gabriel Zuchtriegel, archeologo di fama internazionale nato in Germania, dirige dal 2021 il Parco Archeologico di Pompei e ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio di questa straordinaria città antica. Fra le sue pubblicazioni per Feltrinelli figurano anche “Pompei. La città incantata” (2023).

 

Parete, minaccia di morte la madre 83enne: arrestato figlio 48enne

Una richiesta di aiuto disperata ha evitato che una violenta lite domestica si trasformasse in tragedia nel tardo pomeriggio di domenica 24 maggio a Parete. I Carabinieri della stazione locale, supportati dalla Sezione Radiomobile di Aversa, hanno arrestato un 48enne del posto con l’accusa di aver minacciato di morte la madre convivente di 83 anni. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, aveva trasformato l’abitazione familiare in un ambiente di terrore per l’anziana genitrice.

La lite per la tossicodipendenza

Le indagini dei militari dell’Arma hanno fatto emergere un quadro domestico segnato da forti e continue tensioni. All’origine di quest’ultimo e violento scontro ci sono le problematiche legate alla tossicodipendenza del quarantottenne. L’anziana madre, ormai esasperata da una convivenza diventata insostenibile, aveva espresso la ferma volontà di allontanare il figlio dall’abitazione.

Questa richiesta ha fatto precipitare la situazione in pochi istanti. In preda a un violento attacco di rabbia, l’uomo ha iniziato a scagliarsi contro l’ottantatreenne con minacce di morte e frasi gravemente intimidatorie. La ferocia verbale del figlio è stata tale da far temere concretamente per la vita e l’incolumità della donna.

Le minacce davanti ai militari

 

Le intimidazioni non si sono fermate nemmeno quando è partita la chiamata di emergenza alla caserma dei Carabinieri. Il quarantottenne ha continuato a urlare minacce di morte contro la madre anche mentre il piantone di turno era in ascolto al telefono, dimostrando una totale assenza di freni inibitori. Ricevuta la segnalazione, le pattuglie dell’Arma si sono precipitate sul posto per mettere in sicurezza la vittima.

Alla vista delle divise, l’aggressore non ha placato la sua ira, continuando a mantenere un atteggiamento ostile e minaccioso nei confronti della donna. I Carabinieri sono intervenuti in modo rapido e deciso per bloccare l’uomo e riportare la calma in casa. Dopo aver raccolto tutti gli elementi del caso, i militari hanno formalizzato l’arresto e trasferito il 48enne nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove ora resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Sequestrate 5mila pizze e pinse precotte con falso «Made in Italy»

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Circa 5mila prodotti da forno precotti, tra pizze e pinse, con presunte indicazioni ingannevoli sul “Made in Italy” sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel porto di Barletta, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura di Trani.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, due persone risultano indagate: un autotrasportatore e il destinatario della merce. Le ipotesi di reato riguardano l’introduzione nel territorio italiano di prodotti alimentari con indicazioni di origine ritenute contraffatte.

Il controllo al porto di Barletta

La merce viaggiava a bordo di un tir proveniente dall’Albania. Durante i controlli, i finanzieri hanno individuato circa 5mila alimenti precotti confezionati con immagini, scritte e segni che, secondo gli inquirenti, avrebbero potuto indurre i consumatori a ritenere i prodotti di origine italiana.

Gli accertamenti documentali successivi hanno consentito di ricostruire la filiera commerciale e di identificare i destinatari della spedizione.

Perquisizioni in tre città italiane

Su disposizione della Procura di Trani sono state eseguite perquisizioni nelle province di Napoli, Milano e Reggio Calabria.
Nel corso delle attività investigative sarebbero stati trovati ulteriori prodotti con caratteristiche analoghe e confezioni recanti indicazioni ritenute non conformi in relazione al “Made in Italy”.

I prodotti donati alla Caritas

L’autorità giudiziaria ha disposto la devoluzione in beneficenza degli alimenti sequestrati. I prodotti saranno destinati alle Caritas di Barletta, Andria e Trani, con l’obiettivo di sostenere le famiglie in condizioni di maggiore difficoltà economica nel territorio provinciale.

Meteo Napoli e Campania, l’estate anticipata parte col piede giusto: sole pieno e caldo senza afa

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L’estate brucia le tappe e si prende l’Italia con un robusto anticipo, ma lo fa regalando alla Campania la sua versione migliore. La settimana si apre oggi, lunedì 25 maggio 2026, sotto il segno di un potente anticiclone subtropicale che sta portando una stabilità atmosferica assoluta su tutto il territorio regionale, garantendo cieli limpidi e sole splendente da mattina a sera.

Mentre le regioni del Centro-Nord iniziano a soffocare sotto una morsa di afa precoce, con picchi che sfiorano già i 35°C in Pianura Padana, Napoli e le aree costiere campane godono di un regime meteorologico decisamente più dolce. Il merito è di una costante e piacevole ventilazione dai quadranti settentrionali: le brezze di terra e di mare mantengono l’aria fresca e l’umidità a livelli assolutamente tollerabili, rendendo il caldo pienamente godibile.

A Napoli si registra una giornata tipicamente estiva ma respirabile, con una temperatura massima prevista di 27°C e una minima della sera che si attesterà intorno ai 20°C. Condizioni analoghe nel resto della regione, dove le massime sfioreranno i 28°C nelle aree pianeggianti interne, a fronte di una ventilazione da nord-est che soffierà moderata nell’entroterra.

Lo spazio per l’instabilità è praticamente nullo: l’assenza di precipitazioni (con un tasso di probabilità fermo allo 0%) renderà la giornata perfetta per le attività all’aperto e per i primi storici flussi verso le località balneari. Gli esperti raccomandano comunque la massima attenzione all’esposizione solare nelle ore centrali della giornata, dato che l’indice UV toccherà un livello molto alto (pari a 9). Questa tregua ventilata accompagnerà la regione per la prima parte della settimana, prima che l’instabilità pomeridiana torni a fare capolino, a partire da giovedì, a ridosso dei rilievi appenninici.

Napoli, così la Sole Investigazioni ha trasformato le banche dati pubbliche in bancomat privato

Non c’era bisogno di pedinamenti estenuanti o di microspie piazzate di nascosto. Per conoscere i segreti bancari, i carichi pendenti, i redditi e le fragilità patrimoniali di un “bersaglio”, bastava un click. E, ovviamente, il bonifico giusto.

L’ordinanza cautelare firmata due settimane fa dal gip Giovanni Vinciguerra scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora sulla sicurezza dei dati sensibili in Italia, rivelando l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo imprenditoriale dedita al mercato nero delle informazioni riservate.

Al centro di questa ragnatela cibernetica e corruttiva figurano società di investigazione privata che, dismettendo i panni dei detective tradizionali, si erano trasformate in veri e propri “broker” di dati illeciti, avvalendosi di una rete capillare di pubblici ufficiali infedeli disposti a tradire il segreto d’ufficio per denaro.

La holding dello spionaggio e il ruolo dei capi

Le indagini, supportate da complesse perquisizioni informatiche sui server e sugli hard disk sequestrati , hanno delineato una struttura piramidale e altamente organizzata, operativa per oltre un triennio. I vertici di questo sistema, secondo gli inquirenti, rispondevano ai nomi di Mattia Galavotti e Giuseppe Picariello, dominus di un circuito che ruotava attorno all’agenzia “Sole Investigazioni e Sicurezza s.r.l.” (oggi in liquidazione) e alla “Signal” di Luigi Rosati.

Queste agenzie non operavano come lupi solitari. Avevano creato un network, aggregando dati prelevati illegalmente da diverse banche dati pubbliche per generare dei report completi (veri e propri dossier) da rivendere a caro prezzo. Sul computer di Galavotti, all’interno di una cartella denominata significativamente “AGENZIE OPERANTI NEL SETTORE”, gli investigatori hanno rinvenuto ben 48 sottocartelle corrispondenti ad altrettante società clienti sparse sul territorio nazionale, tra cui “Fedele Investigazioni” e “Creditvision”.

Questo dimostra come il sodalizio fosse diventato il fornitore all’ingrosso di informazioni illecite per gran parte del mercato investigativo italiano.

L’infrastruttura informatica: login e “Workarca”

L’industrializzazione del reato è l’aspetto più inquietante dell’ordinanza. L’associazione non si affidava a scambi di persona o a rudimentali email, ma aveva implementato una vera e propria architettura IT. I clienti accedevano a un’area web dedicata, raggiungibile tramite un indirizzo IP specifico, utilizzando username e password personalizzate per inserire gli “ordini”. Una volta che gli agenti infedeli avevano esfiltrato i dati, i dossier venivano elaborati e caricati su un’altra piattaforma condivisa, definita “workarca” , da dove il cliente finale poteva comodamente scaricare il risultato dell’interrogazione illegale.

Tra i file sequestrati, la Polizia Postale ha trovato elenchi di listini prezzi e fogli Excel per tracciare le commesse evase.

Gli “esecutori”: le utenze della Polizia violate

Chi materialmente premeva il tasto “invio” per estrarre i dati dai server blindati dello Stato? L’incrocio tra i codici fiscali rintracciati nei file di testo scambiati dall’organizzazione (file nominati con suffissi inequivocabili come “job”, “pens”, e “rep”) e i file di log delle banche dati, ha incastrato gli esecutori materiali.

L’ordinanza indica chiaramente che l’accesso abusivo allo S.D.I. (il Sistema d’Indagine del Ministero dell’Interno, contenente i precedenti e i controlli di polizia) veniva sistematicamente effettuato utilizzando le utenze ‘PMDD64EY’ (in uso a Giovanni Maddaluno), ‘PC7.7.73L6’ (in uso a Piermassimo Caiazzo) e ‘PLTT74ML’ (in uso ad Alfonso Auletta).

Questi appartenenti alle forze dell’ordine, accedendo al di fuori dei limiti imposti dalla Legge 121/81, fornivano le visure reputazionali che alimentavano il giro d’affari delle agenzie. In parallelo, le interrogazioni coprivano anche la banca dati INPS (sistema GAPE) per l’estratto conto contributivo, e il sistema “Punto Fisco” dell’Agenzia delle Entrate per i redditi.

Le “lavatrici” finanziarie: fatture false e Postepay

Un giro d’affari illecito necessita di una sofisticata struttura di riciclaggio e occultamento per giustificare le uscite di denaro dalle società legali (“Sole” e “Signal”) verso i pubblici ufficiali corrotti. Qui entra in gioco il ruolo chiave dei professionisti.Dalle analisi degli smartphone, in particolare dalle chat scambiate con l’indagato Giuseppe Emendato, emerge la figura centrale del commercialista Pietro De Falco.

De Falco emetteva fatture false per operazioni inesistenti, schermando i pagamenti illeciti attraverso le sue società (DEFAX S.r.l. e la ditta individuale De Falco), avvalendosi anche della società “RESEARCH S.r.l.” gestita da Giuseppe Pone e della “ITALSERVICE s.r.l.”. Il meccanismo era oliato alla perfezione: le agenzie di Galavotti, Picariello ed Emendato bonificavano denaro a De Falco simulando il pagamento di prestazioni di servizi.

Il commercialista provvedeva poi a retrocedere la somma, destinandola ai pubblici ufficiali corrotti tramite consegne di contanti o ricariche di carte prepagate Postepay. Per il “servizio di transazione illecita”, De Falco tratteneva per sé una percentuale fissa del 7%, mentre Pone incassava una provvigione del 3%. Tra i beneficiari finali di queste ricariche figura anche un ex dipendente dell’Agenzia delle Entrate in quiescenza, Francesco Saverio Falace, a dimostrazione che la rete di aderenze dell’organizzazione pescava anche tra le vecchie conoscenze degli uffici sensibili dello Stato.

Per il Gip Vinciguerra, non vi è alcun dubbio: “Non ci si trova di fronte a corruzioni episodiche, ma a un’associazione a delinquere. L’affectio societatis è provata dall’organizzazione stabile, dalla ripartizione di ruoli ben definiti, dall’infrastruttura tecnica e dalla stabilità dei rapporti corruttivi, funzionali a una serie indeterminata di reati-fine: accesso abusivo a sistema informatico protetto, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (artt. 319, 321 c.p.) e rivelazione di segreto d’ufficio”.

Come sottolineato dal giudice richiamando la Suprema Corte, le agenzie coinvolte operavano di fatto come “imprese illecite”. Sfruttavano un’attività di facciata legale per piegarla a finalità criminali, acquisendo un vantaggio competitivo dopato sul mercato proprio grazie alla “qualità privilegiata” delle informazioni che potevano offrire ai clienti: dati di polizia, bancari e previdenziali inaccessibili a chi rispetta la legge. Un sistema che ha trasformato i database dello Stato in un lucroso, e inquietante, discount dell’informazione.

 

Approfondimento

Quando la sicurezza dei dati pubblici diventa un bancomat privato, Napoli paga un prezzo altissimo.
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merce di scambio, mettendo a rischio la privacy di tutti.