Terapia non invasiva

Addio ai tremori senza bisturi: al Vanvitelli il «casco» a ultrasuoni restituisce la vita ai malati

Mauro Sellitto, 72 anni di Caserta, è uno dei primi dieci pazienti trattati al Policlinico Universitario Vanvitelli con la nuova tecnologia MRgFUS. «Oggi guido di nuovo l’auto, mi faccio la barba e scrivo a mani libere».
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Napoli — Il tremore che gli impediva di guidare, di radersi o di portare il cucchiaio alla bocca è sparito. Oggi Mauro Sellitto, ingegnere di 72 anni di Caserta, è tornato a una vita normale. È uno dei primi dieci pazienti — otto campani e due provenienti da altre regioni — trattati al Policlinico Universitario Luigi Vanvitelli con una tecnologia rivoluzionaria: la terapia a ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica (MRgFUS).

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«Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia», racconta Sellitto, tra i primi a beneficiare del nuovo sistema installato nell’ospedale partenopeo, l’unico nel Sud Italia dotato di questa versione aggiornata.

Una rivoluzione senza bisturi

La tecnica permette di eliminare i tremori invalidanti causati dal Parkinson resistente ai farmaci e dal tremore essenziale senza aprire il cranio né impiantare elettrodi, come avviene invece nella stimolazione cerebrale profonda. Il paziente indossa un «caschetto» con oltre mille sorgenti ultrasoniche all’interno di una risonanza magnetica. Gli ultrasuoni vengono focalizzati con precisione millimetrica su una piccolissima area del cervello responsabile del tremore, «necrotizzandola» in modo mirato.

«Il bombardamento sull’emisfero destro risolve il tremore a sinistra e viceversa», spiega il professor Manlio Barbarisi, neurochirurgo del team multidisciplinare. La procedura dura in media tre-quattro ore, il paziente resta sveglio e i medici possono verificare in tempo reale il miglioramento motorio.

Risultati immediati e duraturi

Dei primi dieci pazienti — quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale — trattati da fine novembre a oggi, la grande maggioranza ha ottenuto una riduzione del tremore tra l’80 e il 100%. In un solo caso il beneficio si è attestato tra il 40 e il 50%, comunque clinicamente significativo.

«L’effetto è immediato e stabile nel tempo», sottolinea il professor Alessandro Tessitore, direttore della Neurologia del Vanvitelli e presidente della Società Italiana di Parkinson (Limpe-DisMov). «I dati di follow-up mostrano che il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo cinque anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa legata alla progressione naturale della malattia

. In questi casi si può valutare di ripetere il trattamento».La tecnica sta già ampliando il suo campo di applicazione: recenti evoluzioni permettono di trattare anche forme di Parkinson senza tremore predominante, caratterizzate da rigidità e rallentamento motorio.

Un primato per la Campania

L’acquisizione dell’apparecchiatura, resa possibile con fondi regionali, posiziona la Campania tra le poche realtà italiane in grado di offrire questo trattamento. «È l’unica Regione del Mezzogiorno a poterlo fare», sottolinea il direttore generale dell’AOU Vanvitelli, Mario Iervolino, evidenziando il duplice effetto: migliore assistenza per i cittadini campani e riduzione della migrazione sanitaria.

Il rettore dell’Università Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti, sottolinea il valore scientifico e formativo del progetto: «Rappresenta un significativo miglioramento in termini di sicurezza e qualità della vita dei pazienti, aprendo al tempo stesso nuove prospettive di ricerca e formazione per studenti e specializzandi».

Il professor Mario Cirillo, neuroradiologo del team, conferma: «La selezione rigorosa dei pazienti e i controlli in tempo reale durante la procedura sono fondamentali per garantire risultati ottimali».Una tecnologia che, per la prima volta nel Sud, trasforma in realtà quello che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: cancellare un tremore invalidante senza un solo taglio.

Commenti (1)

Ho lett0 l’articolo ma nonmi sembra molto chiarro, ci sonno punti interresanti ma anche tanti dubbi; l’autore non han capito il contesto e spesso ripete concetti sbagliati, le fonti pare non esser verificate e manca un buon riepilogo finale, per me servirebbe piu precisione e riferimenti precisi

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