Sanità di prossimità

Campania, prime infusioni antitumorali fuori dall’ospedale: svolta storica nel Cilento

Per la prima volta in Italia, terapie infusionale complesse per pazienti oncoematologici vengono somministrate direttamente nei piccoli comuni di residenza.
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Ieri, nel Comune di Controne, l’ASL Salerno ha effettuato la prima infusione territoriale, cancellando i lunghi viaggi della speranza per i malati delle aree interne.Non più solo pillole o iniezioni sottocutanee. Per la prima volta in Italia, anche le terapie antitumorali per via infusionale escono dalle mura degli ospedali e arrivano direttamente nei paesi dell’entroterra.

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Ieri, nel Comune di Controne, nel cuore del Cilento interno, un paziente affetto da neoplasia ematologica ha ricevuto la sua terapia infusionale in una delle “Botteghe della Comunità” dell’ASL Salerno. Un passaggio storico che segna il superamento del modello esclusivamente ospedaliero per le cure più complesse. L’iniziativa, fortemente voluta dalla Regione Campania e realizzata dall’ASL Salerno, si inserisce nel più ampio progetto di riorganizzazione dell’assistenza territoriale.

Obiettivo: portare le cure il più vicino possibile ai pazienti fragili, eliminando i disagi dei trasferimenti verso i grandi centri. «Per la prima volta nel nostro Paese, nell’ambito dell’oncoematologia, non vengono delocalizzate soltanto le terapie orali o sottocutanee, ma anche i farmaci a somministrazione infusionale, storicamente vincolati ai setting ospedalieri», ha dichiarato l’ingegner Gennaro Sosto, direttore generale dell’ASL Salerno.

Il territorio servito è vastissimo – quasi 5.000 chilometri quadrati – con una forte dispersione demografica e un’alta percentuale di popolazione anziana. Per rispondere a questo bisogno, l’azienda sanitaria ha creato una rete di 27 ambulatori infermieristici di prossimità, collegati a un hub multispecialistico a Valle dell’Angelo, tutti inseriti nel modello delle “Botteghe della Comunità”.

I pazienti candidabili – affetti da mieloma multiplo, leucemie, linfomi o da patologie croniche non neoplastiche in fase di mantenimento – vengono selezionati con rigore. Il giorno prima della seduta, lo specialista effettua una televisita di controllo. I farmaci vengono preparati centralmente presso l’Unità Farmaci Antiblastici dell’ospedale di Pagani, trasportati con catena del freddo certificata e somministrati da infermieri di comunità appositamente formati.

Durante tutta l’infusione, l’equipe medica ospedaliera segue in tempo reale via telemedicina, mentre è garantita la presenza di un medico di emergenza-urgenza per il periodo di osservazione. «Questo modello garantisce al paziente ematologico stabile la medesima sicurezza del contesto ospedaliero, offrendogli però un miglioramento significativo della qualità della vita», spiega il dottor Catello Califano, direttore dell’Unità di Ematologia dell’ospedale Andrea Tortora di Pagani.

Oltre al beneficio diretto per i pazienti, la delocalizzazione delle terapie permette di liberare posti nei Day Hospital ospedalieri, rendendoli disponibili per i casi più complessi e per la ricerca. Con questa prima infusione territoriale, l’ASL Salerno si conferma laboratorio nazionale di innovazione organizzativa, dimostrando che anche le cure più delicate possono essere portate “a chilometro zero” senza rinunciare alla sicurezza. Da oggi, nelle aree più remote del Cilento, sono le terapie a muoversi verso i pazienti, e non più il contrario.

Commenti (1)

Mi pare un iniziativa interessente,ma ci sono parecchi punti da chiarire,non è sicuro che tutti i pazienti nelle zone remote possano accedere facilmnte.La tele medicina se funziona bene puo’ aiutare,ma i trasporti dei farmaci a catena freddo sembra complicato,gli infermieri han imparato in fretta e forse mancano controlli costanti.

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